mercoledì 5 luglio 2017

CAPELLI CHE NON ALLUNGANO di Gaetano Altopiano

          



Scoprire che uno dei libri preferiti da Philip K. Dick era Winnie-the-Pooh mi ha dato ulteriore conferma del fatto che il “genio” ha sempre un background felicemente infantile. Ipotesi che coltivavo da tempo. Gli uomini che scrivono come Dick  - non quelli che inventano la lampadina o scoprono il vaccino contro la pertosse - non possono avere referenti concreti ma che si scompongono e ricompongono in modi che la realtà di ogni giorno in genere preclude. E questo non tanto (non solo) per le invenzioni che riescono a imbastire, quanto per la bravura che hanno nel raccontarle. Una struttura del possibile allargata all’inverosimile, anche nella proposizione: la fiaba, terreno edificabile non più soltanto in gioventù. Dove non raramente si affonda in sabbie mobili che non ci affogano mai, si scalano salite in discesa o si precipita da altezze su pavimenti dove non ci si schianta mai. Ma dove è possibilissimo anche stringere una mano senza averla stretta affatto. E avere bottiglie che non si svuotano, capelli che non allungano. 

PREAMBOLI DUE ( I Giudici) di Francesco Gambaro




Se si aggiusta il ciuffo con la mano destra a destra, è un uomo normale. Se lo aggiusta con la mano destra a sinistra è un frocio. Così giudicano i giudici. Ma i giudici, da che lato si aggiustano il ciuffo ogni volta che emettono una sentenza?

martedì 4 luglio 2017

PREAMBOLI UNO (Gli Architetti) di Francesco Gambaro




Clotilde aveva un sogno. Illuminare le stanze facendo a meno del sole e dell'elettricità. Progettava la sua stanza da letto come le appariva quando dormiva. Con la luce ma senza luce. Aveva begli occhi e un sorriso che luccicava.

lunedì 3 luglio 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (90) di Francesco Gambaro




La formica testarossa è caduta da un ramo dell'albero di limone sul tavolo. JFK, sulla sdraio, è distolto dalla lettura. Decide di godersi comunque lo spettacolo. Allunga la mano per cogliere il limone più maturo e osserva la formica correre lungo il circuito del tavolo. La sua mano, ancora mezzo addrmentata, arriva a cogliere il limone più vicino e meno maturo. La formica testarossa prova tutto il circuito, torna tante volte indietro senza trovare vie di fuga. Dove si trova? Un albero di limoni aveva scalato. JFK sbuccia con le unghie il suo frutto verdissimo dalla parte più gialla e comincia a succhiarlo fingendo di tifare a bocca piena. La formica testarossa continua la gimcana sul tavolo di lavagna, cercando un punto di sporgenza e di speranza. Il tavolo è piccolo, però ha i bordi bombati. Il coraggio tuttavia le manca. A ogni precipizio punta le zampe posteriori per lanciarsi. Troppo alto. Sceglie finalmente il lato del tavolo che volge al rosmarino, saranno 20 centimetri contro 75, potrebbero bastare per non finire all'inferno. Si lancia. No, non è vero, non si lancia, torna indietro scuotendo la testa rossa. JFK con l'indice, acido di limone, la punisce.

sabato 1 luglio 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (9) di Elio Coniglio




Insonnia invincibile, annichilente! L'aria è spessa, pesa sulle palpebre. Sotto i balconi, al riparo dal nevischio, tre ragazzine civettano. Dalla bettola sale l'aspro di un vino novello. E un grosso martello batte le pance lallerellone di cento campane allineate su un molo roso dai marosi... l'aria ora frana. Mi sveglio: è ancora notte! ma ho il sole negli occhi e non posso aprirli! 

INCONTRI di Gaetano Altopiano







Sperate di evitare la confidenza in ogni sua manifestazione, partendo dai vostri propri peli pubici e finendo alle conoscenze. E oltre che nel rispetto dei limiti e nel vivere in case isolate sperate che in tema di “dichiarazioni” vi limitiate sempre all’essenziale: si è sempre vulnerabili, a prescindere da quanto si sia diplomatici. E un pensiero - o un’azione - complicate dalla reazione di interlocutori inappropriati rischiano di essere espressi male, o, molto più tragicamente, di essere interpretati male, e possono diventare pericolosi a voi stessi, i più inappropriati tra tutti i possibili interlocutori. Limitatevi all’indispensabile dunque. Sarebbe meglio. Del resto - ci pensate? - non è poi tutto questo grande sforzo starsene in silenzio laddove temperatura e tasso d’umidità vengano in aiuto. Il guaio è che a queste latitudini è praticamente impossibile vivere in luoghi dove non vi si incontri. 

I BAMBINI DI VENZANT di Francesco Gambaro



Bene, noi abbiamo la Senna. Voi che avete? L'Oreto? Ennoi il giardino verde di Venzant. E voi? Mioddio quanto sono belle le rose di Venzant. Qui abbiamo le stesse albe grigie di Verlaine. La malinconia a colazione. Tovaglioli su cui disegnare e il sorriso caldo di un croissant. Finiti i tempi della famiglia e dell’odio rosolato al limone e delle cotolette milanesi con contorno di spaghetti. I bambini non inseguono più lo scuolabus. Li riciliamo nel tepore della nostra dolce kakà flambè. Prima, ci affacciamo sul muricciolo della Senna per fare un po’ d’aria. Poi torniamo sul prato di Venzant per liberarli i cadaverini. Mioddio, come faranno a essere così belle le rose di Venzant. Ma voi che state ancora a fare sull'Oreto? Venite qua, forza, spicciatevi e concimate. Le rose erano tutte rosse e l’edera tutta nera e l'uomo parlava da solo accucciato sul greto del fiume Oreto.