martedì 5 dicembre 2017

MIGRAZIONE di Alfonso Lentini



Quel giorno fecero a fette il monte Antelao, detto anche Il Re. Poi lo tagliuzzarono a dadini. Ogni dadino fu numerato e scrupolosamente schedato. I dadini, a blocchi di trenta, furono inscatolati in recipienti di alluminio tutti uguali e le scatole furono caricate dentro grandi container i cui profili brillavano pigri nelle notti lunari fino a quando il lavoro di imballaggio e stoccaggio, che durò lunghi mesi, non fu portato a termine con la massima precisione.

I container giunsero poi nelle regioni desertiche del Marocco, a Sud di Merzouga, dove una ditta specializzata ha aperto un cantiere e, per come può, sta tentando di ricostruire la montagna.

STORIE di Giuseppe Zimmardi


Sull’aliscafo una spilungona bionda, insensibile alle moine dell’accompagnatore, distribuisce autografi ai marinai.

lunedì 4 dicembre 2017

FORMICHE MENTALI (a Dino Buzzati) di Alfonso Lentini



Però. Ma come. Che dici. Passami il vino. Passami le verdure. Però. Passami il formaggio e il burro. La polenta. Ma no. Non posso crederci. Ma sei sicuro. Passami il sale. Versami altro vino. Versami il coltello. La forchetta. Passami una formica. Passami l'inchiostro. Passami la carne. La carne di pesce, cioè. Però. Lo sai che non esisti? Ma no, ma che dici. Che non esisti. E, se esisti, esisti male. Non posso crederci. Se non esistessi non ti direi passami la carne. Infatti non me lo stai dicendo. Però. Passami un'altra formica. Anzi, due. E ora passami carta e inchiostro, che si va a stampare.


STORIE di Giuseppe Zimmardi

Sull’aliscafo apro a caso Deleuze e trovo il commento a Stromboli di Rossellini. Scorro, leggo l’indice d’immagine tempo: un capitolo su Nietzsche e Welles, ci do un’occhiata. Welles e il falso: verità e apparenza azzerate nella dinamica delle forze.
Nell’aprile 1882 Nietzsche è a Messina. Scrive una cartolina entusiasta dei luoghi. Riparte tuttavia per Roma qualche giorno dopo. A colpa dello scirocco reale e metaforico, si giustifica.

Nietzsche è passato per Stromboli?
STORIE DEL SIGNOR JFK (117) di Francesco Gambaro


A 84 anni suonati si interroga sul significato del verbo cadere. 84 anni prima il neonato JFK già disserta sul significato della parola abbandono (Gelassenheit) che, per lui, corrisponde alla scacciata dal vuoto placentale e all’essere gettato (Geworfenheit) nel mondo per deiezione (Verfallenheit),  come uno stronzo insomma, aspirante a diventare uomo (Dasein). Ora, riverso  sul piattodoccia del bagno dopo la caduta (der Herbst), in una curiosa figura di feto monopide, ha l’appercezione di galleggiare fuori dai legami ossei, di essersi trasformato in solo interrogazione.