mercoledì 30 novembre 2016
LA PIANISTA di Gaetano Altopiano
INTRAMOENIA (Vittorio Sermonti) di Francesco Gambaro
https://francescogambaro.wordpress.com/2016/11/30/intramoenia-vittorio-sermonti/
martedì 29 novembre 2016
TERRA E MARE di Francesco Gambaro
Dovremmo aspirare a
non avere più casa. Né centri. Né aspettative ricoverarie. Non
sono per la guerra. Ma una guerra la dobbiamo purfare non aspirando
ma per respirare. Non facendo le cose giuste ma sfidando il
nonsipuofare. Il sociale mi interessa meno del malsociale. Ne avessi
la forza raggiungerei controcorrente le spiaggie della Libia
percominciare. Da questa parte del mondo le mie orecchie hanno smesso
di essere orecchie. Sono defunte, miserabilmente,
otorinolaningoiatricamente. Non sono per la colonizzazione però
vorrei mettere un punto a questo viaggiare verso la civilizzazione,
affogare nel mistero del sì e del no mi fa starmale, piuttosto il
buio nero del mare, questo sconosciuto che l'Occidente impropriamente
chiama Terra.
“La domanda
cruciale è dunque questa: qual'è il nostro elemento? Siamo figli
della terra o del mare?” Carl Schmitt
lunedì 28 novembre 2016
CAPO D'ORLANDO (a Rossella Valentino)
https://francescogambaro.wordpress.com/2016/11/28/capo-dorlando-a-rossella-valentino/
COGLIONI 14 di Gaetano Altopiano
Quando ci riferiamo a qualcosa scendendo troppo in particolari è come ci fossimo immersi negli abissi marini: se non si è all’altezza (altezza?) è meglio evitare. Solo il sommozzatore esperto saprà risalire districandosi più o meno agevolmente a rivedere la luce. L’inesperto rischia davvero grosso: è smascherato immediatamente. Il problema di ogni discesa, infatti, non è tanto immergersi ma riemergere senza danni. E’ in quella fase che si rischia un’embolia gassosa, se non si effettua una corretta decompressione non rispettando i tempi di attesa di risalita che solo un esperto conosce. E’ nella fase di ritorno che ci aspetta il nostro interlocutore: sputato il particolare dobbiamo dimostrare di conoscerlo andando fino in fondo. In caso opposto meglio tenersi sul vago, o, ancora meglio, evitare persino di indossare la muta. Mi riferisco a quelli che declamano il primo verso di una poesia perché è l’unico che conoscono.
domenica 27 novembre 2016
COME DISTRARRE IL KILLER CHE TI VUOLE UCCIDERE di Francesco Gambaro
Appena piombato in
casa alle 22, prima che dalla sua pistola parta il colpo destinato al
tuo cuore, pregarlo: solo un momento. Aprire l'armadietto dei
medicinali, prendere la scatola del Cumadin, domandarsi oggi cos'è,
24 mi pare, allora una pillola e un quarto. Poi ingoiare e aspettare.
Se il killer esita, confortarlo con questa affermazione: le cose da
fare sono quelle che più ci stancano. Pensi, io questa pillola la
dovevo prendere 5 ore fa. Fraternizzare. Invitare a gustare neonata
viva delle tirreniche praterie di mare, condita con salicornia.
Stappare un Glicine della ditta Corvo spruzzato di polvere pirica
allo zafferano e aspettare. Quando il vostro killer sarà meno crudo
della vostra neonata e bencotto del vostro vino, quando avrà
adagiato la testa sul piatto, recuperate la sua pistola e sparatevi
al cuore. Curandovi poi di riporla nella mano incolpevole del vostro
killer distratto.
sabato 26 novembre 2016
IL SILENZIO DELL’ARPA di Gaetano Altopiano
Ho deciso di abbandonare un mio studio sul suono di un’arpa quando ho scoperto che non sarei arrivato mai da nessuna parte. Le trattazioni in materia sono decine e tutte dimostrerebbero l’insensatezza di quello di cui mi ero convinto: che il suono non è una qualità ma una proprietà. Mi ostinavo a voler dimostrare che il silenzio fosse una proprietà dell’arpa proprio per il fatto che il suono non lo era. Se un’arpa è fatta di corde, infatti, piccole viti e una struttura portante che regge il tutto ma non è fatta di suono (solo se pizzicata ne produrrà) vuol dire che è fatta di “proprietà” ma di nessuna “qualità”. Farla suonare è indubbiamente un’alterazione premeditata del suo stato naturale: la rimuove dal silenzio in cui giace e converte tutte le sue proprietà nell’unica qualità possibile per un’arpa, e per ogni strumento musicale in genere. Il suono. Che in mancanza di questa alterazione (nel caso dell’arpa far vibrare le corde) non potrebbe esistere. Il silenzio di cui è fatta è interrotto da quest’azione e si ripresenta immediatamente non appena l’azione è interrotta. Il silenzio è dunque una sua proprietà residente.
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