Abbiamo trovato
antenati comuni persino per parte di mamma dice l’innamorata (una signora di *** cui cola continuamente il
naso). Siamo praticamente cugini, aggiunge, girando lo sguardo e mandando un
sorriso all’indirizzo del fidanzato, il quale non fa che rigirare il cucchiaino
nella tazza del caffè. Cionondimeno ci sposeremo. Siamo un po’ troppo vecchi
per perderci ancora in chiacchiere e lui
- e gli lancia un secondo sorriso - non vuole più saperne di perdere
tempo. Del resto, conclude, non abbiamo più l’età per fare dei figli perciò non
corriamo alcun rischio (riferendosi a quelli legati agli accoppiamenti tra consanguinei).
Questa signora di ***, cui cola il naso in modo preoccupante, a questo punto
stappa da bere. E’ raggiante. Mentre versa però l’uomo fidanzato si alza in
piedi e prende la parola (senza che nessuno lo abbia ancora invitato, peraltro). Posata la tazza e preso il bicchiere tiene un
discorso senza capo né coda sulla natura degli invitati e sui loro diritti,
distinguendoli in invitati veri e invitati falsi, come ciò fosse veramente possibile e includendoci
per giunta pure i presenti. Non una parola sul suo fidanzamento. Io mi ricordo
di Hrabal e dell’inizio di Una solitudine troppo rumorosa e penso al fracasso
di una tipografia. Immagino che qualcuno guardi i fianchi di lei cercando
di indovinarne l’età. Che altri,
imbarazzati, tolgano velocemente l’incomodo e scappino via. Che altri ancora tendano l’orecchio verso il basso, in
direzione dello scantinato, da dove viene un rumore assordante.
martedì 28 novembre 2017
lunedì 27 novembre 2017
UN PECCATO POCO ORIGINALE di Alfonso Lentini
No, dissi. Non potete partire. Avete l’aereo
in decollo? E che mi importa, dissi. C’è una legge che ve lo vieta, dissi. Una
legge incisa nella roccia di questo mare. La legge delle madri dei padri degli
zii dei prozii dei nonni dei cugini dei
cognati
STORIE di Giuseppe Zimmardi
La mostra dal titolo: “Dai diamanti non nasce
niente, dallo sterco nascono i fiori” organizzata dallo zoo di Roma e
patrocinata dal Comune di Roma, è stata bloccata per non legare l’immagine
della pubblica amministrazione allo sterco. 04/ 12/ 2009
domenica 26 novembre 2017
IL COLLEZIONISTA DI TAPPI di Francesco Gambaro
Non
collezionava bottiglie. Le bottiglie le buttava. Una vita a collezionare tappi.
Perloppiù di JD, il whiskey della sua terra, dello stato delle tre doppie dove
era vissuto e dove avrebbe continuato a vivere anche da morto. Tappi che non
avrebbero chiuso più bocche ma che si moltiplicavano e che scadenzavano il
passaggio e l’esaurirsi della sua vita time after time. Tappi che non avevano
data, tacche sul muro dei carcerati. Tappi che crebbero a dismisura
dentro il garage e costrinsero la piccola Corvette a sloggiare, a digrignare
ancora di più i denti. Tappi che un giorno impedirono l’entrata al proprietario
del garage. Fu allora che la piccola Corvette prese la decisione.
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