domenica 25 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (89) (remake) di Francesco Gambaro




Sente la pelle sotto la doccia intenerirsi. Scollarsi. Un po' coniglio scuoiato. Attento a non leccare le ferite insaponate, si raccomanda JFK. La carne viva fa la sua strada. Sprizza, si miscela, fuori dal gettito, alla pelosa guazzabunaglia. Per vanità JFK non esce dal bagno, per vanità non si fa guardare, per vanità si osserva allo specchio e non gioisce. Alla loro vista le bruciature si infiammano. Le campane pendule rintoccano sille cosce impietose. Rivolgiti a qualcuno, si consiglia JFK, perdio! Ma qualcuno non c'è, in più non sa più come muoversi. In più è spaventato dalla presunzione della sua sussistenza. Non sei tu che devi essere soccorso, né chi ti ha ridotto così, si lamenta JFK Il Lamentatore. Perde adesso un osso, due gli ossi adesso. Da destra il perone, da sinistra tibia e astragalo. Che farebbero tre. Una rotula, investita d'aria, è indecisa se lanciarsi nel vuoto. Che facciano quello che vogliono. Con dolore, senza paura, primattore della scena. Si allontana a fatica dallo specchio e, come per miracolo, scompare. JFK nota che JFK, fuggendo dallo specchio, ha lasciato in terra pezze e attrezzi del mestiere. L'inganno non rassicura JFK. Non si insegue e non ritorna allo specchio. Si nega il piacere di rivedersi sano anziché a brandelli. Si abbandona sulla ciambella della tavolozza. Stupisce sia ancora lì. In realtà, uno scheletro a pezzi.

sabato 24 giugno 2017

STORIA DELL'AMORE 2 (Primum lenire dolorem) di Francesco Gambaro





Quale martirio, che carne da cannone è diventato l'amato amante finendo ogni volta inerme, per strenuo e fiero carnascialismo, nelle grinfie di un nemico atavico e insolente che, a poco a poco, passo passo, pedetentim, lo ha consumato come un cracker e lo costringe a scrivere confiteor. A ogni ricaduta privato di mordente, del magico anello impermeabile alle regole del matrimonio. Ma c’è anche il caso di chi ha perso la ragione, e quello di chi si è per sempre rintanato in casa, sanguinolento e senza pantaloni. Dio ne scampi dall’ultima che ha avuto. L'ultima fu come la prima. Ma poi l’ha avuta? Che ricordi confusi e cialtroni. Le ha solo morso le labbra. Tenere ed elastiche. Labbra diciassettenni. Ad una certa età può bastare un morso per il piacere, per sentirsi posseduto. Ci fai figura anche coi denti se ancora li hai. Più figura se i denti non sono, come tutto il resto, pròtesi. Per dirla tutta, dice il dottore all'amato amante, si deve accontentare. Era una vecchia amica. Un sogno. Era proprio come l’aveva lasciata. In più così disponibile che sembrava la copia di quella immaginata a diciassette anni. Ne aveva cinquanta, sessanta, sessantatre e non si sarebbe detto. Una coetanea. Questo forse riunisce l'amante all'amato. Come li unisce veramente? E per quanto tempo? Il buio è calato dopo quei morsi. Un tonfo in un letto ministeriale, l’intrusione di una compagnia di attori che in quella stanza devono provare, la fuga in strada per ricucire un rapporto, forse mai rinato, le parole di lei al sapore di selce: mi hai guardato bene? La guardava, e più la guardava più lei diventava bellissima, il suo corpo perfetto, il suo sguardo illuminante. Non fuggiva: lo affrontava, gli veniva addosso. Ti sei guardato bene? chi ti credi di essere? Sei un uomo decaduto. E' il momento in cui l'amante viene risucchiato nel buco nero dei suoi decadenti pensieri e recede. Quanta sbobba di fiele può contenere e riversare addosso dell’amato la bocca di un’amante. Risucchiato e subito rovesciato fuori. Decaduto ma non disposto a recedere. Illusional come il gerovital, canta Paolo Conte. Le punizioni purificano. Le offese, gli insulti del tempo, il lordume umano fanno santi gli amati amanti se sanno accoglierli senza reagire o rigurgitare. Lo ha definitivamente distratto la visione di lei che, voltandogli le spalle, si allontana. L'amante si accorge di qualcosa. Un particolare. Un’alopecia del cozzo con contorno di capelli grigi. Fa la chemioterapia, travisa il codardo. Dio ne scampi dalla chemio. Dio ne scampi dal cancro e dalle amanti.

venerdì 23 giugno 2017

STORIA DELL'AMORE (Primum) di Francesco Gambaro





L’azione più intelligente che un’amante fa, dopo avere copulato con l’amato la prima volta, è infilarsi il suo maglione, o un indumento equipollente (pur che l’amante non sia di stazza doppia dell’amato, ma par capiti di rado) e abbracciarselo e strusciarselo come sembiante, in vece del suo corpo, scomposto e grippato sull’angolo di un divano, o aggrovigliato nelle crude lenzuola di un albergo, o ammanettato alle barre della testata del letto. Posto che l’amato sia amato e non amante, sia cioè per la polizia matrimoniale, ancora, marito osservante, ciò che succede dopo, causa quest’atto di proditorio irretimento, dio ne scampi. Capita appena dopo, infatti, quando l’amato infila l’altra chiave nell’altra toppa, quella della porta di casa, che si risvegli in lui lo stordito senso dell’olfatto. Quanto l’aveva beato nel vortice del piacere, e nella continuazione di esso come suo correlativo (il profumo arcichimico di lei), lì si materializza e si rivela trappola ad orologeria. Ormai è già in casa, sente i passi dei famigli in agguato, e gli effluvi del suo maglione spandersi come pipì di gatto a marca del territorio. Si abbandona sulla poltrona, fingendo sfinimento (senonché sfinito lo è davvero, e non soltanto per gli esercizi di ginnastica straordinaria, ma per l’accelerazione brutale subita dalle sinapsi in cerca di un’arrangiamento convincente, di una difesa all’attacco, ecc.) ed erogando parole a fluvio, per tema di una domanda, di un’osservazione che ponga la questione di quel nuovo estraneo in casa, che in casa qualcuno ha portato da fuori (qualcuno chi? non lui). Al postutto, quando l’atmosfera si è placata e, complice, pare abbia risucchiato gli atomi fedigrafi, la consorte gli si avvicina e spiaccicandogli in fronte un bacio consolatorio lo invita a un drink per la ripresa, lui ha l’improntitudine, il convincimento, la sicumera di tranquillizzarsi pensando: se mi invita non se ne è accorta. Ma se ne è accorta.

giovedì 22 giugno 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (8) di Elio Coniglio




Con aria complice, Francesco estrae dalla tasca un fazzoletto di seta e, una piega dopo l'altra, lo svoltola, finché fra gli azzurri cangianti della stoffa non appare un bioccolo di lana di un biancore davvero abbacinante. "Una nuvola delle Pampas!" sussurra e i suoi occhi brillano mentre la stringe amorevolmente tra indice e pollice...

mercoledì 21 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (88) di Francesco Gambaro




A 84 anni non ce la fa più a difendere dai Tartari i pochi ortaggi di sostentamento (comprese 3 galline e un'oca dalle uova di marzo). JFK ha deciso di comprarsi un molto pratico, innovativo, ecologico, autonomo (alimentato per i fatti suoi dal sole) DISSUASORE A SPRUZZO EVOLUTO. I Tartari ossessionano la testa di JFK. Assaltano da tutte le parti la ridotta dove da anni si è recluso, minacciosi e minacciando la sua stessa incolumità. I Tartari sono gatti, cani, tassi, conigli, volpi, cervi, aironi, uccelli, scoiattoli, ippogrifi, granchi, viperelle, bisce e biscioni maledetti, zanzare e, il va sans dire, papillons de la nuit. Il dissuasore utilizza un getto d'acqua a pressione che spaventa gli animali intrusi, preservando terreno, territorio e ridotta dagli effetti ferali. Funzionerebbe anche di giorno, ma JFK sin dalle cinque di mattina è vigile e armato del suo famoso sputo di tabacco da mastico. Per questo lo avvia solo di notte: spruzzo evoluto utilizza gli infrarossi per rilevare il movimento fino a 10 mt, consuma solo 2-3 tazze di acqua per ogni spruzzo, copre ben 150 mq, è portatile e non necessita di collegamento alla rete idrica. Tuttavia JFK avrebbe deciso di disfarsi del devastante oppressore di animali, dopo avere constatato di essere soltanto lui, ogni notte, l'animale bersaglio di spruzzi evoluti.

martedì 20 giugno 2017

CASTELLI VS REZZA di Francesco Gambaro



Quando Anto tornò a casa, trovò l'insonne e la giovane nel suo letto e venne rapito dal fascino della ragazza. L'insonne gli ispirò solo indifferenza. Anto guardò ancora la giovane e chiese “Perché non apre gli occhi?”. “Perché li ha prigionieri delle incrostazioni del sonno. Ha sempre dormito” rispose l'insonne. Anto si avvicinò alla giovane e vide che i suoi occhi erano completamente sommersi dalle secrezioni notturne. “E' come se il sonno si fosse recluso” disse Anto. “Perché vuoi trovare tutte le posizioni?” chiese l'insonne. “Per non annoiarmi mai mentre dormo” rispose Anto, che continuava a fissare la giovane.” Antonio Rezza, Son(n)o, Bompiani 2005

Figure dell'insonnia. Supino, in quiete; disteso su un fianco; supino a forbici; supino, e capovolto, con le mani piatte, sotto il costato; supino, una gamba mollemente divaricata e un braccio pensile; supino, col capo reclinato sulla tempia destra; disteso sull'altro fianco; capovolto e le braccia pensili; supino, e capovolto, a rana; supino, una gamba a cavalletto, e una mana rilasciata sul ventre; supino, con le mani sotto la nuca e le gambe sollevate, a compasso; supino, col capo reclinato sulla tempia sinistra; supino, con le braccia congiunte sopra il petto; supino con le gambe divaricate, i gomiti a cuneo sui fianchi, e le mani rilassate tra le ascelle; disteso su un fianco, con le braccia unite e proiettate in fuori; supino con la testa di qua dal cuscino e le braccia abbandonate, indietro, sopra di esso (che, a riguardarla dopo, benevolmente nella memoria, pare una stilizzazione contagiosa, elegante anche, quasi atletica, d'un atleta che sia andato a letto senza muscoli)... Figure che si scompongono e si ricompongono di continuo; e quando la loro animazione, di solito interrotta, avrà attinta una tregua, sarà soltanto perché sei stato, d'improvviso, miserdicordiosamente, assunto alla grazia docile di un sonnellino. Al risveglio, allora, non ti parrà più di sentire il tuo corpo, il volume e la tensione della tua carne; le membra, divenute fresche e soffici, saranno state cullate nella levità informe e senza peso di un'attitudine pre-natale.” Antonio Castelli, Gli ombelichi tenui, Lerici, 1962


domenica 18 giugno 2017

LO SCONOSCIUTO DI LIVELLO 2 (cosa stai cercando piuttosto?) di Gaetano Altopiano







All’uomo cui chiediamo di risolvere un problema di livello 2 che applica un ragionamento di livello 1 o 3 (sub-ragionamento o sovra-ragionamento) non abbiamo niente da rimproverare. Noi stessi dobbiamo metterlo in conto: è possibile che fornisca un sub-risultato, come un sovra-risultato, e non quello che riteniamo esatto per i più diversi motivi. Cosa stiamo cercando, piuttosto? Questo dovremmo chiederci. In base a quale principio, a esempio, avrei dovuto applicare “intuizione” anziché “logica” alla notizia che mio figlio mi comunicava (sto andando al mare) e arrivare alla conclusione che era un’affermazione falsa dato che mercoledì ha esami.