domenica 24 settembre 2017

LA RUMOROSA                   di Gaetano Altopiano



Quello che di sghimbescio uscì dall’ugola della cantantessa ritornò incontro. Ci si ritorse contro. Ci soffocò. Ci soggiogò in amore. La stecca del biliardo, i temporali: tutti corsero verso casa. Nel giro di una vite le foglie scompagnate mulinarono, spuntarono formiche con le ali e per il troppo vento anche i treni-notai interruppero ogni atto. Si preannunciava un’epoca buia per tutto quanto fosse perfettamente compiuto nell’arte:  cornice, dorso del libro, piedistallo. Ma ci fermammo in tempo. A un chilometro e centocinquanta metri dal confine caricammo i fucili.  

SEDICI, Forbice ago e filo, di Rossella Valentino

Un seno è ricucito. Avanza dal petto l’amarena, un uovo e il cuore a guglia verso il cielo. Un orologio teorico, perciò minuzioso, alle spalle del chirurgo, non ha mai giocato due volte con lo stesso tempo. Materno o sessuale, la sala delle suture è un ventre di vacca, un ricovero residenziale con cosce a croce e uteri a cassaforte. La morte ha i peli bianchi, nell’ascensore si schiaccia il sesso contro gli angoli. I portantini con sottigliezza esprimono prosa terminale, acconsentire li aumenta di piacere. Ho una vigna nella gola, il chirurgo mi beve il mosto dalla bocca, confonde grappoli con gelsi - poi mi castiga e dice “sull’altro seno che si allevi il baco!”.
foto Meret Oppenheim, La mia governante

IL SAPORE DELLE ASCELLE di Francesco Gambaro




Mi piaceva il sapore delle ascelle. Il sonno tra i peli pubici. La vista degli aloni è un rimpianto. I profumi un nemico aranciato, peggio: una profumeria con commesse spruzzanti. Mi piaceva l’assente. Ora qui non figura. E’ insolvente. Svuotarsi perbene, pensando che la memoria va via perbene in gabinetto. Ti incontrerò Ivy, anche senza voglia, all’ombra delle tue ascelle depilate.

sabato 23 settembre 2017

SEDICI, "La mia giovane vita facente", di Rossella Valentino

La mia giovane vita facente, che fa, facendo questo terreno, questo terrestre, ciascuno, ognuno, singolo, ogni singolo, dei singoli templi e tre volte per tre volte tre volte nel cielo notturno, col fulmine notturno del sonno ha personificato la giovane scrofa bianca, gialla biancastra che sono. Un fiore di farina e del vino novello divinizzato, aspersione e libazione secondo gli usi di legge, in singoli templi, tre volte per tre volte tre volte mi hanno ingiunto “tre volte liba ai prodigi!”



foto di Joanne Leah (pappardelle alla barbabietola)

NELLA NOTTE SENZA STELLE di Francesco Gambaro



A Josafat scoppiò il cuore, a Ginevra scoppiarono in due tempi i seni, al figliolo Davide i denti, al signor Bordonaro i bottoni della patta insieme alla bambola gonfiabile, all’innocuo fiumiciattolo scoppiarono le acque, a Romoletto scapparono i prigionieri.

(L'OCCHIAIA. 37. ”A proposito di tatuaggi”) di Elio Coniglio


     “ … ne ho uno su una natica, questo sulla coscia e, a giorni, me ne farò fare un altro, forse sulla caviglia. “
     “ Ma non sul petto. La finestra sul petto di una donna deve essere libera! “
     “ … Ho sentito dire che bisogna averne minimo tre. “
     “ Minchiate!”
     ( L’italiano, caratterizzato dall’inconfondibile ‘annacata’ tipica del dialetto ‘agrigendino’, e le voci sguaiate delle tre giovani donne ammutoliscono anche il mare. Sono spiaggiate alle nostre spalle insieme a mariti. figli, cognati, suocere e suoceri e altro, su una duna siculianese scottata dal sole agostano.)

INCONTRI 2 di Gaetano Altopiano





A questo mi riferisco se penso al verbo “fluttuare”: Leucippo che ad Adbera spiega a Democrito cosa sia l’atomo, come questo si muova nello spazio vuoto soggiacendo a movimenti casuali e incessanti, e in che modo sia contenuto nel mondo che si costituì assumendo forma ricurva (frammento 289). Seguo alla lettera le istruzioni, apro gli occhi, e al buio cerco di vedere come sulla mia testa si possa muovere l’eternità. L’attimo in cui intercetto l’atomo n. 3.456.567.908.123.444.555.120.345. Un brillio.