mercoledì 23 agosto 2017

LA NON TANNUTA di Gaetano Altopiano








Nel Mar Mediterraneo, Portopalo di Capo Passero, Siracusa, scoperta una nuova specie di pesce:”Chlorurus rhakoura”, della famiglia dei Pesci pappagallo, finora osservato solo nelle acque indopacifiche dove peraltro è anche abbastanza raro (Ansa). Si tratta di 6 esemplari di una quarantina di centimetri rimasti impigliati nelle reti di un peschereccio e attualmente allo studio degli zoologi meno due - malauguratamente finiti sui banchi del mercato. L’ipotesi è che siano stati trasportati dentro le acque di zavorra di una qualche grande nave con malfunzionamenti nei sistemi di pompaggio, e non sarebbe neanche il primo caso. Uno dei due non allo studio, venduto al ristorante “da Enzo” a Marzamemi, spacciato per “Tannuta” e del peso di circa unoeduecento, è stato consumato con contorno di patate da delle amiche di mia moglie che con la mania di fotografare i piatti al ristorante prima di consumarli (subito inviati su WhatsApp ovviamente) hanno inconsapevolmente immortalato la rarità che oggi io ho riconosciuto grazie al colore troppo scuro e alla gobbetta troppo pronunciata, oltre che alla pinna dorsale eccessivamente lunga e sfrangiata. Caratteristiche che di certo non appartengono a una Tannuta. 

SULLE RIVE DEL TONTO (16) di Francesco Gambaro





In un centro commerciale a più piani, tra la folla. Lei pìù giovane ma senza nome. Ci riconosciamo, a volte si avvicina con uno spolverino, a volte con un trasparente leggero. Un bacio sulle labbra e l'impressione di compiere una missione. Scendiamo per raggiungere il mio ufficio, la mia borsa, il mio telefono. L'ascensore ci porta all'ultimo piano, su un antico terrazzo poppato di vestagline e mutandine. Lei, con un aggeggio verde, blocca l'ascensore e i passeggeri restano chiusi dentro. Scendiamo sorvolando le scale. Mi mostra, tirandola fuori dal suo vestito senza tasche, la collezione di pennini stilografici, nessuno della stessa misura, tutti fuori misura, stagnati a spillo. Fuori dal centro, e senza essere riusciti a trovare il piano, la perdo di vista. La ritrovo accanto una bancarella che sta provandosi degli occhiali. Si gira verso di me facendo con la testa la gatta, gli occhi oscurati da occhiali di legno trapezoidali. Rido di gusto e le dico, divertenti, forse un po' impegnativi. Li toglie, rovista. In questo preciso momento io temo con gioia dentro quale carne conficcherà i suoi pennini.

martedì 22 agosto 2017

RIPESCAGGI (3) di Francesco Gambaro

non so perché... ma quella foglia carnosami ricorda tanto qualcosa... 


Luigi Rigoni (19.9.65 – 14-8.17), mail del 10.08.14

lunedì 21 agosto 2017

domenica 20 agosto 2017

sabato 19 agosto 2017

venerdì 18 agosto 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (15) di Elio Coniglio




Con un irritante zirrichio di gomme la ‘Cinquantamila’ si ferma sotto il malinconico pino mediterraneo cresciuto sul limitare del vasto piazzale, al momento, vuoto. Ho appena spento il motore quando noto sul cruscotto un lampeggiare insistente, ipnotico, sospetto… Sgrano gli occhi sulla chiave ancora stretta e forteforte tra indice e pollice poi, mentre li giro verso la spia capricciosa, sposto a casaccio la leva degli indicatori di direzione: finalmente la spia verde si spegne ma ora sul cruscotto rosseggia beffarda la spia della batteria! Prontamente riavvio il motore, ingrano la marcia e lancio la Simca a tutta velocità…. Solo più tardi, nel preciso istante in cui, per l’ennesima volta, la ‘Cinquantamila’ si riferma con lo stesso identico, irritante zirrichio sotto il solito albero, mi è chiaro che è lei a guidare me e non viceversa… Scendo dall’auto, vi lucertolo attorno testando con dei mirati calcetti sul battistrada la pressione di ogni pneumatico e un solo attimo dopo, imponendomi di non voltarmi verso il sensuoso turchese nuvolo della ‘Milletrecentouno’, allungo il passo puntando dritto verso l’ingresso principale della vicina stazione ferroviaria. attraverso senza problemi un metaldetector, quindi imbocco una lunga scalinata che, strozzata a intervalli regolari da pettorute barriere metalliche, scende giùgiù fino alla biglietteria, affollatissima. Ultimo di una interminabile fila, mi accorgo quasi subito d’essere il solo, tra i tanti in coda, a non avere bagaglio. Ma l’Occhio, irrequieto,, abbandona presto le sagome anonime di coloro che mi precedono, vola senza esitazioni verso l’esterno e sfarfalla per un bel po’ tra i binari prima di posarsi sull’acciaio brunito della locomotiva che, stanca d’aspettarmi, sbuffa fumo…

LA SCOPERTA DEL PERADAM (7) di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/08/18/la-scoperta-del-peradam-7/

domenica 13 agosto 2017

sabato 12 agosto 2017

venerdì 11 agosto 2017

giovedì 10 agosto 2017

mercoledì 9 agosto 2017

LA SCOPERTA DI PERADAM (2) di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/08/09/la-scoperta-del-peradam-2/

LA FALENA di Gaetano Altopiano






Da un paio di giorni, aprendo il frigorifero, notavo una macchiolina scura su uno dei ripiani: sarà un avanzo di qualche cosa, pensavo, una pagliuzza, una crosticina di pane. La sera mi decido e prendo la macchiolina scura tra le dita guardandola sotto la luce: è una farfallina delle case, morta congelata, non so più da quanto tempo a questo punto. Magari nascosta tra la frutta, o in un cespo d’insalata. Di loro scopro non resistono a temperature prossime o sotto lo zero, e infatti è proprio morta stecchita quando la metto in un posacenere. Il posacenere accanto allo schermo del mio pc, ossia, esattamente di fronte. Da dove meno di cinque minuti dopo la farfallina si alza in volo roteando verso il soffitto. Post mortem.  

martedì 8 agosto 2017

lunedì 7 agosto 2017

LA POSSIBILITA’ di Gaetano Altopiano







In teoria, ogni volta che beviamo e ognuna che mangiamo andiamo incontro a una possibile morte. Si trova di tutto sciolto nei liquidi e nei solidi che ingeriamo: batteri, microrganismi letali, veleni, per non parlare del rischio meccanico legato all’ingestione vera e propria. Ma accade quasi mai, perché il nostro sistema immunitario e la nostra fisiologia sono praticamente perfetti. Tuttavia ogni volta andiamo incontro a una possibile morte. Cos’è dunque questa “possibilità”? Un fatto annoverabile tra quelli che potrebbero accadere sulla base della storia di fatti analoghi precedenti e dell’osservazione della pericolosità sull’uomo di quei batteri, quei microrganismi letali, quei veleni che in laboratorio hanno dimostrato esserlo con un certo numero di campioni su un dato più esteso. Praticamente solo il risultato di uno studio. Per i coltivatori del Neolitico, difatti, non esisteva la “possibilità”. E’ stata la conoscenza ad averla creata, non la natura. 

LA LUNGA SCIA DEL SENSO DI COLPA DEI TEDESCHI di Francesco Gambaro




Dietro la Iuventa sequestrata ci sono le ong tedesche, dietro le ong tedesche gli attuali proprietari come la denazificata Maria Furtwangler, attrice e imprenditrice miliardaria, sposa del denazificato Hubert Burda, forse il più ricco magnate e editore germano. Curare la facciata di ogni comunità affaristica è, come si sa, un precetto d'immagine sotto la specie di pubblico e esibito umanitarismo. I volontari dello Iuventa, come tutti i volontari, sono buona gente, disinteressati anche a chi regge loro le spalle. La Furtwangler, unica attrice cui nessuno può applicare lo sprezzante anatema a Gustaf Grundgens nel Mephisto di Klaus Mann: vai via, attore! (perché se è il re che gioca a fare l'attore, se è Nerone il suonatore, bisogna abbassare la testa e tacere) la Furtwangler dicevo, con queste azioni fuori-borderò continua a togliersi, sassolino dopo sassolino, i sensi di colpa di un popolo che non ha saputo dimenticare se stesso né quello che ha fatto, che sotto il costume di scena, tiene ancora a cuccia il dobermann geneticamente modificato che è in lui. E' facile sgamare i reviviscenti guerrieri tedeschi se si considera il recente rifiuto di firmare il codice di condotta italiano sui migranti. Temuti oggi come allora, quando, prigionieri degli inglesi, dagli stessi venivano trattati con militare riverenza. Degli italiani ne facevano strame, tanto che ancora oggi, alcuni ex prigionieri preferiscono ricordare la guerra piuttosto che il periodo di prigionia sotto i trinciamacina inglesi.

domenica 6 agosto 2017

UNA CAMICIA A QUADRI di Gaetano Altopiano





Si è tanto parlato di rifugi antiatomici, ma ora non più. Negli anni tra i cinquanta e i settanta ci fu un vero boom di istallazioni e in stati come l’America fiorirono industrie specializzate. Ricordo di averne visti in documentari tv anche abbastanza spesso. Tanta richiesta nasceva dalla paura di un terzo possibile conflitto mondiale che in anni come quelli, di piena guerra fredda tra Stati Uniti e Russia e di proliferazione degli armamenti nucleari, si rischiò davvero a quanto pare, ma che oggi sembra un fatto lontanissimo e del tutto scongiurato. La scala scendeva fino a quota meno 4-5 dal piano di campagna, si accedeva attraverso una botola ermetica e si entrava in un mondo di cemento armato e umidità. Scatole di conserve, taniche d’acqua, maschere antigas, l’occorrente per scrivere, farmaci e batterie d’auto. Quello che mi colpiva, però, non era tanto il luogo quanto l’uniformità dei proprietari che conducevano il cronista nell’ispezione di quelle camere stagne: indossavano tutti la stessa camicia a quadri e avevano tutti lo stesso taglio. Tutti. Possibile che il regista non se ne sia mai accorto? 

ENTROPOLOGIA DELLA TAZZINA DI CAFFE' di Francesco Gambaro




Perché i manici delle tazzine di caffé di uso giornaliero si rompono dopo mesi, anni, lustri e mai il primo giorno di lavoro? La non deperibilità della materia di cui sono fatte elude Kronos. Perché diavolo dunque? Perché pur'essi tengono anema dentro. Un'anima sensibile al nostro calo di attenzionalità, percepito come umanamente ingrata disaffezione.

sabato 5 agosto 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (14) di Elio Coniglio



Ancora un'alba.
Le mille ridondanti tagliole di un sogno ristagnano fra le marezzature del guanciale.
L'occhiaia di oggi è sputata uguale all'occhiaia di ieri.
Le goccioline di pioggia stamane non fanno il tipico plif plof! Ma nelle pozzanghere i soliti cerchi d'onde plumbee imprigionano le nuvole afone del cielo agostano squarciato da lampi squillanti. 
Passi frenetici regalano fregole al pigro sentiero di foglie marcescenti che, abbandonato dai più, si perde nel folto di un bosco vecchio di giorni. Accompagnandolo senza chiedere nulla in cambio, ad un certo punto della notte si giunge in una radura al centro della quale, tra le stoppie, crepita un fumoso fuoco da bivacco. I gelidi pallori di una luna assai occhiuta smacchiano i tavoli e le panche di pietra. E in sordina, tra i rami più in alto, accordando ben benino le orecchie, si sente il mormorio rossiccio degli aghi di pino.

Un bruco smeraldino si contorce accanto a un filo d'erba secca: lo divoro con gli occhi salvandolo, una volta per tutte, dagli assalti corali delle formiche...

SUPERFICIALITA’ di Gaetano Altopiano









Possiamo considerare “intelligenza” e “intuizione” come sinonimi, dato che entrambe hanno a che fare esclusivamente con la comprensione, forti del fatto, inoltre, che della prima non esiste una definizione ufficiale nemmeno in campo scientifico (solo tentativi) e dell’altra, da sempre considerata una qualità innata, non si conoscono né origini né meccanismi. Sappiamo, però, che sono diverse, anche se la loro fenomenologia è ingannevole, e non cadiamo nell’errore di giudicare qualcuno solo perché a pelle ci sembra antipatico, ma ne cerchiamo le prove. Se lo facciamo è solo perché siamo “superficiali”. Altra qualità indefinibile. Perlopiù sconosciuta.   

INTRAMOENIA (Josef Powrozniak) di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/08/05/intramoenia-josef-powrozniak/

venerdì 4 agosto 2017

OSSIGENAZIONE CELLULARE di Gaetano Altopiano







Ma è possibile che ogni volta che infilo la porta di casa io debba beccarmi almeno una puntura di zanzara? Sul fatto pareri discordanti. C’è chi sostiene dipenda dalla mia ossigenazione cellulare: scarsa ossigenazione = emissione eccessiva di anidride carbonica, che i Culicidi sentono a decine di metri di distanza e che sarebbe il motivo principale delle loro fameliche incursioni. C’è però chi sostiene l’opposto: la mia buona ossigenazione sarebbe il motivo dei loro raid, poiché corrisponde a una scarsa (o normale) emissione di anidride carbonica che le tristi cercano disperatamente e che individuano tra centinaia di altri composti gassosi, doveste respirare anche a 40 metri di distanza. Peggio, ovviamente, se vi trovate sulla loro strada. 

IL SENSO DI JFK PER LA POVERTA' (Infanzia di JFK) (94) di Francesco Gambaro



Si ritrovò - per caso, durante le sue prime vacanze romane, con la manina nella mano di suo padre che nemmeno sapeva, da turista incolto e cocciuto, di essere finito in un museo, perdippiù il giorno dell'inaugurazione dello show-action di un tale Michelangelo Pistoletto – dentro il quadro che adorna polveroso la rimessa del bunker. Questo tale stava a rimirarsi davanti bellissimi specchi, grandi come una navata di cattedrale, quando tira fuori dal tabarro un martello grosso così e comincia a colpirli, scheggiandoli e distruggendoli a uno a uno. A'mbecille! sentì gridare dalla parte del popolino. Arte povera der cazzo! dalla parte del pubblico intellettuale. Vide lo scatto istintivo delle gambe dei guardiani bloccarsi nell'indecisione. Poi, a ogni colpo, le urla di tanti bambini, lanciati verso l'uscita con le braccia protese in cerca di salvezza, anche dai genitori. Nel quadro si vedono solo loro, inseguiti da una informe esplosione colore cobalto. I loro volti sono invece molto realistici. JFK cerca di individuare il suo. C'era anche lui che scappava, tra quelle bocche dilaniate dal terrore. Ma dov'è, ma chi è l'infante JFK? Sembrano tutti maledettamente uguali.

giovedì 3 agosto 2017

COSA NON SI FA PER SENTIRSI PIU' IMPORTANTI di Francesco Gambaro



Sarebbero 15 ma, per lei, dieci. Non ci conosciamo, è la prima volta che lo vedo. Sono costretto a dirgli grazie e rinuncio a opporgli il cinque che di solito pago. PER LEI. Oggi mi sento più importante.

Reference mood:
urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla

trovandosi sempre molto simpatico. Tristan Tzara

SULLE RIVE DEL TONTO 13 di Gaetano Altopiano







Annaspo tra le foglie di un grande pioppocipresso sperando di fare chiarezza. Chi siete? Come vi chiamate? chiedo, ma esattamente non so a chi dei due io mi stia rivolgendo. Alzo la testa e misuro, 14 metri, guardo verso il confine e misuro, 70 litri, in cima in cima un sacco di plastica arenatosi dopo lo scirocco, in basso, radici che affiorano qua e là in cerca di frescura. Nessuna acqua qui. L’arsura finisce col prevalere su tutto: annaspo, sfoglio, forse persino grido, mi sveglio di soprassalto zappando con la destra sul materasso. Affiora un rivolo d’acqua. Bevo. Ma di quei due neanche l’ombra.

mercoledì 2 agosto 2017

2 GIUGNO 1946 di Francesco Gambaro



Domani voterò repubblica o monarchia? Mi piace sperare che con il mio voto cambierà la mia storia con Maria.

martedì 1 agosto 2017

TUSA 1 AGOSTO 2017 di Francesco Gambaro



88 anni portati regalmente. I vicini le gridano che si deve spostare. Lei dalla sedia, dalla terrazzina, dall'unico spicchio di ombra e di fresco li punta immota. Che c'ha da guardare? Perché è così sfacciatamente insolente? Questa, ve lo dico io, ha l'occhiu gravusu. Lei, una bambola di cera di 88 anni, non batte palpebre. Potrebbe essere cieca: invece non ci sente.