domenica 13 agosto 2017

sabato 12 agosto 2017

venerdì 11 agosto 2017

giovedì 10 agosto 2017

mercoledì 9 agosto 2017

LA SCOPERTA DI PERADAM (2) di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/08/09/la-scoperta-del-peradam-2/

LA FALENA di Gaetano Altopiano






Da un paio di giorni, aprendo il frigorifero, notavo una macchiolina scura su uno dei ripiani: sarà un avanzo di qualche cosa, pensavo, una pagliuzza, una crosticina di pane. La sera mi decido e prendo la macchiolina scura tra le dita guardandola sotto la luce: è una farfallina delle case, morta congelata, non so più da quanto tempo a questo punto. Magari nascosta tra la frutta, o in un cespo d’insalata. Di loro scopro non resistono a temperature prossime o sotto lo zero, e infatti è proprio morta stecchita quando la metto in un posacenere. Il posacenere accanto allo schermo del mio pc, ossia, esattamente di fronte. Da dove meno di cinque minuti dopo la farfallina si alza in volo roteando verso il soffitto. Post mortem.  

martedì 8 agosto 2017

lunedì 7 agosto 2017

LA POSSIBILITA’ di Gaetano Altopiano







In teoria, ogni volta che beviamo e ognuna che mangiamo andiamo incontro a una possibile morte. Si trova di tutto sciolto nei liquidi e nei solidi che ingeriamo: batteri, microrganismi letali, veleni, per non parlare del rischio meccanico legato all’ingestione vera e propria. Ma accade quasi mai, perché il nostro sistema immunitario e la nostra fisiologia sono praticamente perfetti. Tuttavia ogni volta andiamo incontro a una possibile morte. Cos’è dunque questa “possibilità”? Un fatto annoverabile tra quelli che potrebbero accadere sulla base della storia di fatti analoghi precedenti e dell’osservazione della pericolosità sull’uomo di quei batteri, quei microrganismi letali, quei veleni che in laboratorio hanno dimostrato esserlo con un certo numero di campioni su un dato più esteso. Praticamente solo il risultato di uno studio. Per i coltivatori del Neolitico, difatti, non esisteva la “possibilità”. E’ stata la conoscenza ad averla creata, non la natura. 

LA LUNGA SCIA DEL SENSO DI COLPA DEI TEDESCHI di Francesco Gambaro




Dietro la Iuventa sequestrata ci sono le ong tedesche, dietro le ong tedesche gli attuali proprietari come la denazificata Maria Furtwangler, attrice e imprenditrice miliardaria, sposa del denazificato Hubert Burda, forse il più ricco magnate e editore germano. Curare la facciata di ogni comunità affaristica è, come si sa, un precetto d'immagine sotto la specie di pubblico e esibito umanitarismo. I volontari dello Iuventa, come tutti i volontari, sono buona gente, disinteressati anche a chi regge loro le spalle. La Furtwangler, unica attrice cui nessuno può applicare lo sprezzante anatema a Gustaf Grundgens nel Mephisto di Klaus Mann: vai via, attore! (perché se è il re che gioca a fare l'attore, se è Nerone il suonatore, bisogna abbassare la testa e tacere) la Furtwangler dicevo, con queste azioni fuori-borderò continua a togliersi, sassolino dopo sassolino, i sensi di colpa di un popolo che non ha saputo dimenticare se stesso né quello che ha fatto, che sotto il costume di scena, tiene ancora a cuccia il dobermann geneticamente modificato che è in lui. E' facile sgamare i reviviscenti guerrieri tedeschi se si considera il recente rifiuto di firmare il codice di condotta italiano sui migranti. Temuti oggi come allora, quando, prigionieri degli inglesi, dagli stessi venivano trattati con militare riverenza. Degli italiani ne facevano strame, tanto che ancora oggi, alcuni ex prigionieri preferiscono ricordare la guerra piuttosto che il periodo di prigionia sotto i trinciamacina inglesi.

domenica 6 agosto 2017

UNA CAMICIA A QUADRI di Gaetano Altopiano





Si è tanto parlato di rifugi antiatomici, ma ora non più. Negli anni tra i cinquanta e i settanta ci fu un vero boom di istallazioni e in stati come l’America fiorirono industrie specializzate. Ricordo di averne visti in documentari tv anche abbastanza spesso. Tanta richiesta nasceva dalla paura di un terzo possibile conflitto mondiale che in anni come quelli, di piena guerra fredda tra Stati Uniti e Russia e di proliferazione degli armamenti nucleari, si rischiò davvero a quanto pare, ma che oggi sembra un fatto lontanissimo e del tutto scongiurato. La scala scendeva fino a quota meno 4-5 dal piano di campagna, si accedeva attraverso una botola ermetica e si entrava in un mondo di cemento armato e umidità. Scatole di conserve, taniche d’acqua, maschere antigas, l’occorrente per scrivere, farmaci e batterie d’auto. Quello che mi colpiva, però, non era tanto il luogo quanto l’uniformità dei proprietari che conducevano il cronista nell’ispezione di quelle camere stagne: indossavano tutti la stessa camicia a quadri e avevano tutti lo stesso taglio. Tutti. Possibile che il regista non se ne sia mai accorto? 

ENTROPOLOGIA DELLA TAZZINA DI CAFFE' di Francesco Gambaro




Perché i manici delle tazzine di caffé di uso giornaliero si rompono dopo mesi, anni, lustri e mai il primo giorno di lavoro? La non deperibilità della materia di cui sono fatte elude Kronos. Perché diavolo dunque? Perché pur'essi tengono anema dentro. Un'anima sensibile al nostro calo di attenzionalità, percepito come umanamente ingrata disaffezione.

sabato 5 agosto 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (14) di Elio Coniglio



Ancora un'alba.
Le mille ridondanti tagliole di un sogno ristagnano fra le marezzature del guanciale.
L'occhiaia di oggi è sputata uguale all'occhiaia di ieri.
Le goccioline di pioggia stamane non fanno il tipico plif plof! Ma nelle pozzanghere i soliti cerchi d'onde plumbee imprigionano le nuvole afone del cielo agostano squarciato da lampi squillanti. 
Passi frenetici regalano fregole al pigro sentiero di foglie marcescenti che, abbandonato dai più, si perde nel folto di un bosco vecchio di giorni. Accompagnandolo senza chiedere nulla in cambio, ad un certo punto della notte si giunge in una radura al centro della quale, tra le stoppie, crepita un fumoso fuoco da bivacco. I gelidi pallori di una luna assai occhiuta smacchiano i tavoli e le panche di pietra. E in sordina, tra i rami più in alto, accordando ben benino le orecchie, si sente il mormorio rossiccio degli aghi di pino.

Un bruco smeraldino si contorce accanto a un filo d'erba secca: lo divoro con gli occhi salvandolo, una volta per tutte, dagli assalti corali delle formiche...

SUPERFICIALITA’ di Gaetano Altopiano









Possiamo considerare “intelligenza” e “intuizione” come sinonimi, dato che entrambe hanno a che fare esclusivamente con la comprensione, forti del fatto, inoltre, che della prima non esiste una definizione ufficiale nemmeno in campo scientifico (solo tentativi) e dell’altra, da sempre considerata una qualità innata, non si conoscono né origini né meccanismi. Sappiamo, però, che sono diverse, anche se la loro fenomenologia è ingannevole, e non cadiamo nell’errore di giudicare qualcuno solo perché a pelle ci sembra antipatico, ma ne cerchiamo le prove. Se lo facciamo è solo perché siamo “superficiali”. Altra qualità indefinibile. Perlopiù sconosciuta.   

INTRAMOENIA (Josef Powrozniak) di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/08/05/intramoenia-josef-powrozniak/

venerdì 4 agosto 2017

OSSIGENAZIONE CELLULARE di Gaetano Altopiano







Ma è possibile che ogni volta che infilo la porta di casa io debba beccarmi almeno una puntura di zanzara? Sul fatto pareri discordanti. C’è chi sostiene dipenda dalla mia ossigenazione cellulare: scarsa ossigenazione = emissione eccessiva di anidride carbonica, che i Culicidi sentono a decine di metri di distanza e che sarebbe il motivo principale delle loro fameliche incursioni. C’è però chi sostiene l’opposto: la mia buona ossigenazione sarebbe il motivo dei loro raid, poiché corrisponde a una scarsa (o normale) emissione di anidride carbonica che le tristi cercano disperatamente e che individuano tra centinaia di altri composti gassosi, doveste respirare anche a 40 metri di distanza. Peggio, ovviamente, se vi trovate sulla loro strada. 

IL SENSO DI JFK PER LA POVERTA' (Infanzia di JFK) (94) di Francesco Gambaro



Si ritrovò - per caso, durante le sue prime vacanze romane, con la manina nella mano di suo padre che nemmeno sapeva, da turista incolto e cocciuto, di essere finito in un museo, perdippiù il giorno dell'inaugurazione dello show-action di un tale Michelangelo Pistoletto – dentro il quadro che adorna polveroso la rimessa del bunker. Questo tale stava a rimirarsi davanti bellissimi specchi, grandi come una navata di cattedrale, quando tira fuori dal tabarro un martello grosso così e comincia a colpirli, scheggiandoli e distruggendoli a uno a uno. A'mbecille! sentì gridare dalla parte del popolino. Arte povera der cazzo! dalla parte del pubblico intellettuale. Vide lo scatto istintivo delle gambe dei guardiani bloccarsi nell'indecisione. Poi, a ogni colpo, le urla di tanti bambini, lanciati verso l'uscita con le braccia protese in cerca di salvezza, anche dai genitori. Nel quadro si vedono solo loro, inseguiti da una informe esplosione colore cobalto. I loro volti sono invece molto realistici. JFK cerca di individuare il suo. C'era anche lui che scappava, tra quelle bocche dilaniate dal terrore. Ma dov'è, ma chi è l'infante JFK? Sembrano tutti maledettamente uguali.

giovedì 3 agosto 2017

COSA NON SI FA PER SENTIRSI PIU' IMPORTANTI di Francesco Gambaro



Sarebbero 15 ma, per lei, dieci. Non ci conosciamo, è la prima volta che lo vedo. Sono costretto a dirgli grazie e rinuncio a opporgli il cinque che di solito pago. PER LEI. Oggi mi sento più importante.

Reference mood:
urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla urla

trovandosi sempre molto simpatico. Tristan Tzara

SULLE RIVE DEL TONTO 13 di Gaetano Altopiano







Annaspo tra le foglie di un grande pioppocipresso sperando di fare chiarezza. Chi siete? Come vi chiamate? chiedo, ma esattamente non so a chi dei due io mi stia rivolgendo. Alzo la testa e misuro, 14 metri, guardo verso il confine e misuro, 70 litri, in cima in cima un sacco di plastica arenatosi dopo lo scirocco, in basso, radici che affiorano qua e là in cerca di frescura. Nessuna acqua qui. L’arsura finisce col prevalere su tutto: annaspo, sfoglio, forse persino grido, mi sveglio di soprassalto zappando con la destra sul materasso. Affiora un rivolo d’acqua. Bevo. Ma di quei due neanche l’ombra.

mercoledì 2 agosto 2017

2 GIUGNO 1946 di Francesco Gambaro



Domani voterò repubblica o monarchia? Mi piace sperare che con il mio voto cambierà la mia storia con Maria.

martedì 1 agosto 2017

TUSA 1 AGOSTO 2017 di Francesco Gambaro



88 anni portati regalmente. I vicini le gridano che si deve spostare. Lei dalla sedia, dalla terrazzina, dall'unico spicchio di ombra e di fresco li punta immota. Che c'ha da guardare? Perché è così sfacciatamente insolente? Questa, ve lo dico io, ha l'occhiu gravusu. Lei, una bambola di cera di 88 anni, non batte palpebre. Potrebbe essere cieca: invece non ci sente.

lunedì 31 luglio 2017

COME SOTTO LA DOCCIA di Francesco Gambaro



Qualcosa mi spingerebbe a chiudere con un commento la serata talk. Una articolessa brutale e spicciativa, una mia foto di giornata. Ricordo allora l'atto di imperio di Pippo Montedoro che mi obbligò sul belbello di una partita, a spegnere televisore e luci: ora guarda il tetto, goditi gli atomi carichi di elettricità che friggono impotenti, la cascata di fosfeni che dal tetto scompaiono oltre il pavimento e ti liberano la testa.

domenica 30 luglio 2017

RITARDATI SLITTAMENTI DELLA SPIRALE di Francesco Gambaro





Chi è Dario? Nelle sue iscrizioni appare come un fervente seguace della religione monoteistica di Zaratustra. Fu un valente statista che riorganizzò profondamente il sistema persiano di amministrazione dell'impero ponendo mano anche ai codici delle leggi civili e penali. Le sue modifiche riguardarono, in modo particolare, il commercio degli schiavi, le leggi sulle testimonianze, i prestiti, la corruzione e il diritto di faida. Chi è Dario? Il primo che dettò, cuneo dopo cuneo nel 500 a.C., l'urgenza ciclica della guerra purificatrice.

IL RESPINGENTE E LE DUE ANIME di Gaetano Altopiano









Il tirannico susseguirsi degli avvenimenti. Puoi farci niente. Giuro, vostro onore, di aver letto prima il capitolo 29 de Lo scrutatore d’anime – di aver poi pulito la copertina delle Poesie di T.S. Eliot da alcune macchie di sangue e di aver criticato la traduzione della Terra desolata fatta da Roberto Sanesi (meglio Praz). Giuro che, giorni prima, poco dopo aver fatto visita a un ammalato, avevo letto “quel bambino che si appresta a morire”. Una frase. Apprestarsi a morire, vostro onore: non riesco a darmi pace. Giuro di aver letto poi “bravo R. è bello leggerti”. E 48 like, eccellenza. Poi, ricordo di aver bevuto tanta birra. Di essermi apprestato a vomitare l’anima senza riuscirci.  

sabato 29 luglio 2017

(L'OCCHIAIA. 35.”L’oleandro fiorito 3”) di Elio Coniglio


Ad una certa ora del giorno, quasi tutti i giorni, Qualcuno - un uomo di mezz’età, schivo e silenzioso - sbuca da una delle tante vie confluenti nella via e un passo alla volta, trascinandosi dietro un ingombrante scranno di lucente plastica bianca, arranca fino all’oleandro fiorito. Quando è stanco di danzare attorno all’albero, si lascia cadere sulla sua sedia posizionata già alla giusta distanza, incrocia le braccia sul petto palpitante, piega di quel tanto che basta la testa su una delle spalle e fino al tramonto, indifferente alla polvere frammista a polline, foglie ingiallite e petali vizzi che un traffico veicolare fracassone e insolente gli sbuffa contro, si dà con lo sguardo alle schizzinose stelle vangoghiane oramai di stanza vicino alla biforcazione di un ramo…  

STORIE DEL SIGNOR JFK (93) di Francesco Gambaro




Dopo la grande febbre il grande gelo. La temperatura precipita. L'appropinquarsi della fine che JFK immaginava ghiaccio bollente - arancinetta di neve svedese infarinata e immersa per pochi secondi nell'olio in tempesta - è invece catatonismo irreversibile. Già il fantasma di Buster riesce a spostarsi più veloce, coprendo specchi e fissando l'orologio. JFK misura la temperatura a ritmo proditorio ma, a ogni anticipo, la sentenza impietosa: 35,7, 35 e mezzo, 35,1, 34.7, 34. JFK scommette che quel prudore ai polmoni sia dovuto al formarsi di cristalli allotropici sulla crosta pleuritica. Presto non respirerà più. Quando, questa mattina, dalla finestrella alta del suo bunker, salta una ranocchia spelacchiata. Ella s'era verisimilmente persa. Per un petit balzellò al centro della stanza. Poi, senza cognoscer tremore, s'assise davanti lo scranno ospedaliero ove eretto giaceva lo scolpito di JFK. Fu amore a prima vista. Dal che esso stesso scolpito, lentamente tramutossi in egli, riprendendo a sudare.

venerdì 28 luglio 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (12) di Francesco Gambaro



Linea 101. Un controllore si avvicina. Ha un anello che sembra la fibia delle cinture dei cow-boy. Comincia a palparmi. Con la vilpelle irritata grido bussola. Il tram si ribalta. Le ruote girano a vuoto come da pale di ventilatore appena spento. E' il giorno dei Morti e dei giocattoli. Chiedo al bar un pacco di Mangiatorelle con regalo. Torno sul tram. Tolgo la mano che ancora palpa la vilpelle dei miei pantaloni-barbie, ingolfo la bocca del controllore di arachidi Cameo. La 101 si ricapovolge e riprende la corsa. Ha il muso anni cinquanta-seccato. Seccato perché? chiedo all'autista che è una lucertola. E senza aspettare le spezzo la testa di gomma.


giovedì 27 luglio 2017

LA MARMORA di Francesco Gambaro




Via La Marmora, ore 10. Una leggera fola di maestrale carezza le nari e riporta in vita secchielli e sabbia di Mondello. Il profumo dell’ambra solare universale delle spiaggianti palermitane, già scese dall’autobus con bambini attaccati al prendisole e mariti ancora a sudare in ufficio, in fila da Alagna per le ciambelle di mezzogiorno. Fa tenerezza la giovane signora pallida che, all’incrocio con via Marchese di Roccaforte, sceglie da un’indianino la cornice rosa per il suo smart. Poco mare quest’anno, proibitivo il prezzo dei bellissimi fenicotteri-salvagente rosa. Alzando gli occhi una nuvola, a forma della faccia pizzuta del generale Alfonso Ferrero della Marmora, è strisciata dal bimotore rosa di Zapriskie Point, guidato dal fuggitivo Mark.

mercoledì 26 luglio 2017

martedì 25 luglio 2017

MARE DELLA TRANQUILLITA’ di Gaetano Altopiano




Anche soccorrere un attacco di febbre è impegnativo nel caso ci si trovasse da soli e senza assistenza di esperti. Alcune volte addirittura agghiacciante. Un corpo adulto in preda alle convulsioni è certo uno tra gli “spettacoli” terrificanti e garantirgli aiuto, perciò, doveste essere gli unici in quel momento, un’esperienza piuttosto intensa; sebbene questo aiuto alla fin fine non può che limitarsi a tentativi di tranquillizzare l’altro e ad aspettare che i farmaci antipiretici facciano effetto. Ma questo è il punto 1: come tranquillizzare l’altro, come farlo star fermo, mentre vi sfugge dalle mani e tira con se aghi, cateteri, flebo, sparato verso il gabinetto? E questo il punto 2: come tranquillizzare voi stessi? 

MESULID di Francesco Gambaro




Questo mio vicino di letto è rumeno, si chiama Vasyl Cosma. Tra catetere e intubazioni sparse sono sette le fuoriuscite artificiali del suo corpo. Mi è scoppiato lo stomaco, mi spiega in perfetto italiano. I medici, che hanno operato di ulcera il morituro, con quei sette tubi l’hanno tirato alla vita. Zoppicavo, non potevo andare a lavorare, il dolore al piede era insopportabile. Sul frigorifero una mattina di due mesi fa, ho visto la scatola di Mesulid di mia moglie. Ho provato con una pillola e dopo una mezz’ora il dolore è passato. Di nascosto, per due mesi, ne ho prese due o tre al giorno. Il dolore passava e io lavoravo. Poi il botto.

lunedì 24 luglio 2017

MEDICINA D’URGENZA di Gaetano Altopiano




Il semplice fatto - assai naturale in verità - che qualcuno possa risolvere un sudoku prima di me mi infastidisce: negli altri sport non sono tanto invidioso; ma in merito a speculazioni logiche non sopporto la minima inferiorità. Proprio questo, però, dimostrerebbe la superiorità della mia intelligenza: aspirare unicamente a mete inutili. Vivere di teorie. Sguazzare nel concettuale e lasciare che siano gli altri a occuparsi delle questioni pratiche. E non sarebbe ancora neanche tanto grave se non per un problema che, giornalmente, si ripropone in modo ossessivo: il mio sostentamento.

domenica 23 luglio 2017

giovedì 20 luglio 2017

TANTO I BEATLES QUANTO I ROLLING STONES

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/07/20/noi-amavamo-tanto-i-beatles-quanto-i-rolling-stones/

mercoledì 19 luglio 2017

S.S.S. di Gaetano Altopiano







Esseri equivoci e irascibili. Ma questi si incontrano (nei caffè). Non riesci a definirne i contorni - a spiegartene risposte e reazioni - a imbastire uno straccio di strategia difensiva - che già mutano aspetto camuffandosi (Sotto Sorprendenti Spoglie – nei caffè). E’ un attacco continuo. L’Austria infatti è pronta a chiudere il Brennero in 24 ore anche se i Tardigradi (classificati nel 1777 da Lazzaro Spallanzani), nella variante marina conosciuti come “orsi d’acqua” e delle dimensioni tra il decimo di millimetro e il millimetro e mezzo, sopravviveranno a tutto. Gli esseri più longevi e resistenti in assoluto tanto da riuscire a digiunare per 30 anni e da resistere a temperature inimmaginabili. Il Tardigrado Hypsibius dujardini è inoltre delizioso e elegante e rappresenterebbe, a queste condizioni, un’ottima alternativa demografica. Irrisolto un dubbio: come si fa a controllare un digiuno trentennale su scala tanto ridotta?

STORIE DEL SIGNOR JFK (92) di Francesco Gambaro




Chi può capitare qui a quest'ora, si lamenta JFK. Non certo Charles Bukowski. Invece sembra proprio Charles Bukowski dietro il cancello, accanto la sua BMW nera come prova. JFK scuote la testa e non risponde. Il tempo di ricoricarsi e il campanello lo inchioda di nuovo. JFK scuote la testa, sbircia di nuovo dal piccolo oblò dell'unica palpebra sveglia. La vista non è più il suo forte ma all'altra punta del viale, dietro le sbarre, c'è proprio Charles Bukowski, con la mano alzata a reggere una pinta di birra. JFK scuote la testa e questa volta la picchia sull'apricancello: proprio oggi, il mio primo giorno di astinenza. E, aspettando che Hank raggiunga la porta, svuota in gola la sua prima Franziskaner del nuovo corso. 

martedì 18 luglio 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (11) di Elio Coniglio



Vediamo apparire Francesco proprio da dove non ci saremmo mai sognati giungesse. Benché spinto da un animoso aliseo tusano ha un passo corto, indolente, mesSicano. Perciò, la prima cosa di lui a raggiungerci è un sorriso affettuoso strappatosi dio solo sa come dallo scrignuto groviglio non incolto di barbe, capelli e sopraciglia berbere. Un solo attimo dopo sentiamo la sua voce, una voce che ha il respiro capriccioso di chi ormai da diverse vite ama raccontare e, raccontando, raccontarsi. Parola dopo parola la sua lingua si accende, s’infiamma, incendia il circostante. E come noi, anche l’adolescente un po’ troppo cresciuto seduto al tavolo accanto, senza quasi accorgersene, scorda le golosità e le due pagine fitte di numeri che ha sotto il naso e finisce per ormeggiarsi con le orecchie tese a paletta dentro le sue storie… Un luminello sonnacchioso di luce pomeridiana palermitana, stancannoiatomarcio di saltabeccare tra i rumori assordanti della vicina piazza, s’intrufola nella saletta vetrata, ruba qualcosa dalle nostre labbra poi sgattaiola via lontanolontano giusto mentre noi, nell’imminenza degli ‘Abbracci’ e degli ‘A presto ‘, interrogandoci l’un l’altro non riusciamo ad immaginare chi o cosa potrà mai riempire il vuoto incolmabile che lascerà in questo luogo la nostra assenza…  

lunedì 17 luglio 2017

IL GECO CORRE MA QUALE IL SUO DESTINO di Francesco Gambaro




A zampe larghe, sulla la scrivania di abete, spaventandosi e sostando su ogni nodo imbrunito, poi sale sulla pagina di un libro giallooleoso, come lo sono, lo furono i libri della collana Medusa Mondadori. Si ferma: legge qualche riga “nel frattempo, a ogni sua parola, ella faceva un passo avanti strisciando sul ventre e infine gli s'arrampicò malinconicamente in braccio”. Non può prendere le distanze. Avrebbe voluto essere un drone e spaziare dall'alto per una lettura completa, avere degli occhiali panici. Scende dal libro, si riflette sul display del computer, scivola sul filo delle sue reminiscenze e scompare a pelo. 

domenica 16 luglio 2017

A TAVOLA CON VAN EYCK di Francesco Gambaro



Oggi, soltanto i più piccoli editori curano stampa, carta, cucitura, rilegatura all'americana, fragranza olfattiva, riproduzione di immagini, refusi. Ritrovarsi in mano un libro Mondadori e sfogliarlo, oggi, è come aprire il proprio portafoglio, nemmeno personalizzato dal sudore. Piccoli editori come Skira, per esempio, di cui vò pasteggiando “Il mistero Arnolfini” di Jean-Philippe Postel, hanno in pancia molte di quelle qualità unite a una scelta di particolari della famosa tavola di Van Eyck. Certo ancora lontani dall'inarrivabile collana Astra Arengarium, della Electa degli anni Cinquanta. La patina argentata e fosforescente ce la sognamo però l'irraggiungimento tipografico è compensato dal racconto di un quadro del 1494 e di un pittore che, forse per la prima volta, dipinse la maternità sotto la specie di una donna col pancione.


sabato 15 luglio 2017

HELLO EVERYONE di Francesco Gambaro




Scrive Pietrangelo Buttafuoco: “Basta con 'signori e signore', la metropolitana di Londra si adegua all'imperativo ideologicamente corretto e sostituisce l'annuncio con 'hello everyone', una cosa tipo 'salve a tutti'. La decisione è stata presa per non urtare chi – dovendo scegliere tra le varie identità di genere – non sa se essere signora o signore, donna o uomo...”. Justin Trudeau, giovane e illuminato e sinistro premier canadese, ha fatto di più, ha proposto (non ricordo se è già diventata legge), di aggiungere una casella nella carta d'identità dei suoi connazionali: una x sulla terza casella 'x' dopo quelle di 'm' e 'f ', che vuol dire nè maschio né femmina. E noi qui a chiederci se un coglione sulla spiaggia di Chioggia, con la bandana e il palchetto zeppo di fregi fascisti, meriti la galera o una risata.

venerdì 14 luglio 2017

200 cc DELLA NOSTRA SCALA di Gaetano Altopiano





Nell’infinitamente piccolo il tempo non esiste. 10 alla meno 44 secondi (Tempo di Planck) è la formula della misura più piccola oltre la quale non si ottengono più informazioni, ovvero, oltre la quale non esiste più il tempo. Ma nell’infinitamente piccolo non esiste neanche lo spazio. 10 alla meno 33 centimetri (Lunghezza di Planck) è la lunghezza minima misurabile, la più piccola che la fisica sia riuscita a determinare, oltre la quale, quindi, lo spazio non esiste più. Purtuttavia scoperte tanto fondamentali ci dicono ben poco riguardo la nostra realtà, dove Spazio e Tempo (alla nostra scala) hanno significati diversi. Nessuno di noi due dubiterebbe del fatto che il tempo esista e che eserciti un’influenza: bere il terzo negroni, infatti, è stato un evento successivo al primo e al secondo negroni bevuto e non si scappa. Il solo fatto di enumerarli già lo dimostra. E la saturazione glicemica (raggiunta con cc. 200) lo conferma: non è avvenuta con l’assunzione del primo bicchiere ma di quello + uno + uno. Lo spazio, poi, esiste eccome: a occhio e croce una lunghezza interminabile fino al tassì. 
STORIE DEL SIGNOR JFK (91) di Francesco Gambaro

Di rado JFK sale in paese con la sua Fiat 1100, le coppe ancora cromate ma il motore a stantuffo sdentato. Purtroppo in salita tossisce così forte che, talvolta JFK è costretto a fermarsi e scendere per farla ristabilire. A sua volta JFK approfitta e anche lui scatarra: due vecchi ottantaquattrenni, anche se la 1100 ne dimostra di meno. Risalendole in groppa riesce comunque a non farsi scappare viparelle e bisce che col caldo lugliesco traversano la strada disorientate, stupidamente irridenti i lisci pneumatici della 1100. Al ritorno è un'altra storia. Ballonzolando in folle sui dossi, la storica auotevettura prende vantaggio sulle ossa bucherellate dall'osteoporosi di JFK. A ogni dosso la testa salta sul sedile posteriore e JFK, costretto ogni volta a riprenderla con la mano destra per riposizionarla, rischia frontali baciamenti.


giovedì 13 luglio 2017

mercoledì 12 luglio 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (10) di Francesco Gambaro




  • Al margine?
  • C'è il margine.
  • Allora cosa vedo?
  • Cosa vedi?
  • Si, cosa vedo?
  • Vedi quello che vedo io: broccoli.
  • Può darsi.
  • E tu, invece?
  • Non sembrano broccoli.
  • Hai visto che non hai visto?
  • Al margine?
  • Al margine.
  • Cosa vedo?
  • Sì tu cosa vedi?
  • Un uomo che trascina con una corda una valigia.
  • Tà?
  • No, sembra Elio.
  • E i piedi, i piedi li vedi?
  • Quali piedi? 

martedì 11 luglio 2017

lunedì 10 luglio 2017

ROMANO VS SANGUINETI di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/07/10/romano-vs-sanguineti-per-il-compleanno-delle-onomatopee/

domenica 9 luglio 2017

sabato 8 luglio 2017

PREAMBOLI TRE (I Fotografi) di Francesco Gambaro




Santi non digeriva la ricotta. Quel giorno, in campagna, si costrinse alla ricotta appena cagliata per cortesia di ospite verso il suocero di un amico. Poi l'amico fu a sua volta costretto a fermare l'auto molte volte lungo la strada del ritorno. Scendeva per rimettere con la Olympus al collo. Fotografava solo mucche, portatrici sane del suo scombussolamento intestinale. L'amico insinuò che rimettesse apposta.

giovedì 6 luglio 2017

INTRAMOENIA (Costantino della Gherardesca) di Francesco Gambaro



Per esempio, sapevate che il sultano dell'Oman non ha eredi? Per capire la rilevanza strategica di questo Paese a sud della penisola araba, basta guardare una cartina: dallo stretto di Hormuz, a nord di Dubai, passa buona porta delle petroliere che riforniscono il pianeta Terra. Non ci vuole molto a capire che stiamo parlando di una marea di soldi. Ebbene, seduto su questa montagna d'oro c'è il buon Qabus bin Said Al Said, che ormai va per gli ottanta. Nel pieno rispetto della tradizione di famiglia, Qabus è salito al trono rovesciando suo padre (proprio come questi aveva fatto con il nonno di Qabus) ed è in carica da quasi cinquant'anni. Eppure, nonostante tutto il tempo a sua disposizione, il sultano non ha mai avuto figli. Intorno a lui, e al suo inimmaginabile capitale, sta sgomitando da un pezzo una corte di zii, cugini, nipoti e altri gradi di parentela così lontani che sono convinto che potrei infilarmici anche io.

Costantino dellla Gherardesca, Punto, Rizzoli 2017 

mercoledì 5 luglio 2017

CAPELLI CHE NON ALLUNGANO di Gaetano Altopiano

          



Scoprire che uno dei libri preferiti da Philip K. Dick era Winnie-the-Pooh mi ha dato ulteriore conferma del fatto che il “genio” ha sempre un background felicemente infantile. Ipotesi che coltivavo da tempo. Gli uomini che scrivono come Dick  - non quelli che inventano la lampadina o scoprono il vaccino contro la pertosse - non possono avere referenti concreti ma che si scompongono e ricompongono in modi che la realtà di ogni giorno in genere preclude. E questo non tanto (non solo) per le invenzioni che riescono a imbastire, quanto per la bravura che hanno nel raccontarle. Una struttura del possibile allargata all’inverosimile, anche nella proposizione: la fiaba, terreno edificabile non più soltanto in gioventù. Dove non raramente si affonda in sabbie mobili che non ci affogano mai, si scalano salite in discesa o si precipita da altezze su pavimenti dove non ci si schianta mai. Ma dove è possibilissimo anche stringere una mano senza averla stretta affatto. E avere bottiglie che non si svuotano, capelli che non allungano. 

PREAMBOLI DUE ( I Giudici) di Francesco Gambaro




Se si aggiusta il ciuffo con la mano destra a destra, è un uomo normale. Se lo aggiusta con la mano destra a sinistra è un frocio. Così giudicano i giudici. Ma i giudici, da che lato si aggiustano il ciuffo ogni volta che emettono una sentenza?

martedì 4 luglio 2017

PREAMBOLI UNO (Gli Architetti) di Francesco Gambaro




Clotilde aveva un sogno. Illuminare le stanze facendo a meno del sole e dell'elettricità. Progettava la sua stanza da letto come le appariva quando dormiva. Con la luce ma senza luce. Aveva begli occhi e un sorriso che luccicava.

lunedì 3 luglio 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (90) di Francesco Gambaro




La formica testarossa è caduta da un ramo dell'albero di limone sul tavolo. JFK, sulla sdraio, è distolto dalla lettura. Decide di godersi comunque lo spettacolo. Allunga la mano per cogliere il limone più maturo e osserva la formica correre lungo il circuito del tavolo. La sua mano, ancora mezzo addrmentata, arriva a cogliere il limone più vicino e meno maturo. La formica testarossa prova tutto il circuito, torna tante volte indietro senza trovare vie di fuga. Dove si trova? Un albero di limoni aveva scalato. JFK sbuccia con le unghie il suo frutto verdissimo dalla parte più gialla e comincia a succhiarlo fingendo di tifare a bocca piena. La formica testarossa continua la gimcana sul tavolo di lavagna, cercando un punto di sporgenza e di speranza. Il tavolo è piccolo, però ha i bordi bombati. Il coraggio tuttavia le manca. A ogni precipizio punta le zampe posteriori per lanciarsi. Troppo alto. Sceglie finalmente il lato del tavolo che volge al rosmarino, saranno 20 centimetri contro 75, potrebbero bastare per non finire all'inferno. Si lancia. No, non è vero, non si lancia, torna indietro scuotendo la testa rossa. JFK con l'indice, acido di limone, la punisce.

sabato 1 luglio 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (9) di Elio Coniglio




Insonnia invincibile, annichilente! L'aria è spessa, pesa sulle palpebre. Sotto i balconi, al riparo dal nevischio, tre ragazzine civettano. Dalla bettola sale l'aspro di un vino novello. E un grosso martello batte le pance lallerellone di cento campane allineate su un molo roso dai marosi... l'aria ora frana. Mi sveglio: è ancora notte! ma ho il sole negli occhi e non posso aprirli! 

INCONTRI di Gaetano Altopiano







Sperate di evitare la confidenza in ogni sua manifestazione, partendo dai vostri propri peli pubici e finendo alle conoscenze. E oltre che nel rispetto dei limiti e nel vivere in case isolate sperate che in tema di “dichiarazioni” vi limitiate sempre all’essenziale: si è sempre vulnerabili, a prescindere da quanto si sia diplomatici. E un pensiero - o un’azione - complicate dalla reazione di interlocutori inappropriati rischiano di essere espressi male, o, molto più tragicamente, di essere interpretati male, e possono diventare pericolosi a voi stessi, i più inappropriati tra tutti i possibili interlocutori. Limitatevi all’indispensabile dunque. Sarebbe meglio. Del resto - ci pensate? - non è poi tutto questo grande sforzo starsene in silenzio laddove temperatura e tasso d’umidità vengano in aiuto. Il guaio è che a queste latitudini è praticamente impossibile vivere in luoghi dove non vi si incontri. 

I BAMBINI DI VENZANT di Francesco Gambaro



Bene, noi abbiamo la Senna. Voi che avete? L'Oreto? Ennoi il giardino verde di Venzant. E voi? Mioddio quanto sono belle le rose di Venzant. Qui abbiamo le stesse albe grigie di Verlaine. La malinconia a colazione. Tovaglioli su cui disegnare e il sorriso caldo di un croissant. Finiti i tempi della famiglia e dell’odio rosolato al limone e delle cotolette milanesi con contorno di spaghetti. I bambini non inseguono più lo scuolabus. Li riciliamo nel tepore della nostra dolce kakà flambè. Prima, ci affacciamo sul muricciolo della Senna per fare un po’ d’aria. Poi torniamo sul prato di Venzant per liberarli i cadaverini. Mioddio, come faranno a essere così belle le rose di Venzant. Ma voi che state ancora a fare sull'Oreto? Venite qua, forza, spicciatevi e concimate. Le rose erano tutte rosse e l’edera tutta nera e l'uomo parlava da solo accucciato sul greto del fiume Oreto.



venerdì 30 giugno 2017

SPARTITRAFFICO RIFRANGENTE di Gaetano Altopiano







Distesa sterminata che mi conduce dove. Il tuo pelo esplode. Le tue mani corrugano tubi. Il tuo senso dell’oriente si anima. Difatti più accelero più ti replichi e ti assottigli. Gli animali necessitano cure continue: sono un peso evolutivo? Sono il frutto di errori? Ma tu punti un numero secco che è il dieci. Corriamo rischi, scavalchiamo siepi, massaggiamo il nostro mignolo cercando tregua, soprattutto non siamo niente. Alle 11 41, poi di nuovo 27 e in nottata 20. Sei proprio una sciagurata le grida, mentre infila la rampa di uscita. L’auto sgomma per l’usura dei copertoni (anno 2014). Un sibilo. Un aggiustamento. Di nuovo in carreggiata e si è al bivio: mercato. Saremo a casa tra poco, pensa. Soprattutto si immagina seminudo in una vasca da bagno.

RIPESCAGGI (2) di Francesco Gambaro




1.Narrare un quadro è una tipica deformazione letteraria. Occorrerebbe prescindere dalla narrazione, anche quando questa è esibita con martellante insistenza. 2. Il vieto simbolismo del Trionfo della Morte sarebbe da ricordare, non per una sua decifrazione storica e accumulo di riferimenti (lebbrosari, pestenera, apocalissi), ma per la sua ambiguità e erroneità: lo sguardo è ambiguo e erroneo. 3. La risata autofaga della morte, proprio nella sua compulsione scenografica di risata mortale eccita e corrompe. Cosa allude cosa? Quello che nella morte la consunzione rivela è uno scheletro gioviale e dissoluto. Poche morti hanno un'allegrezza così esplosiva come quella che galoppa a Palazzo Abatellis. Alcune, al contrario, munite di tetre dentiere (v. Il Trionfo della Morte, Scuola Senese del XIV sec). 4. Ma la narrazione si impone liberatoria. Si narra del dito bislungo del suonatore d'arpa, poggiato alla fonte. Anche la sovrapposizione degli stili e il vociare delle mani ribadiscono il concetto: non esistono buoni quadri ma universi di irrelate reciprocazie. Si narra il cavallo mezzo di pietra e mezzo di ossa, mezzo di corsa e mezzo fermo che fa da piedistallo alla morte giullaresca. Si narra che è difficile fotografare l'irrequieto affresco (dimensioni, luci, distanza) ma anche che è più difficile osservarlo dal vero e che conviene riproporlo più tardi alla memoria, portarlo a casa. Ci sono certe leggi dello sguardo da rispettare: un quadro, in qualche modo, va rubato. 5. A Palazzo Abatellis un vecchio cronopio, da tempo abitudinario di quei gironi, staccò dalla parete il 'suo' trittico fiammingo, se lo mise sottobraccio, tentò di guadagnare l'uscita: mai un canu a taliarillu, m'attocca. (Palermo, 1976)

giovedì 29 giugno 2017

(L'OCCHIAIA. 34.”L’oleandro fiorito 2”) di Elio Coniglio



   Ha lineamenti d’uccello e scapole sbilenche sporgenti dalle spalle curve l’uomo che, ogni giorno, dritto sulle esili gambe storte sotto l’oleandro fiorito, indisturbato ne scandaglia con gli occhi – due buie fessure avide di luce – le fronde ombrose: non sono i rossi maliosi dei fiori ad attrarlo ma un fugace frullo d’ali gialle che crede di vedere fra gli irraggiungibili grovigli di rami e  foglie verbose …  

IL PAZIENTE TORNO' di Francesco Gambaro



Il paziente tornò. Con la saliva alla bucciarelli ducci. Dopo avere speso, dietro prescrizione medica e presentazione di ricetta, la sua piccola fortuna di pensionato. Così spravviverà, aveva detto il dottore. Così aveva pagato il giusto numero di pedaggi per le preliminari visite dormoteologiche, per il monotestone fluruoato, per l'emulsione di bugiardini a vista, per l'eritema pineale alla giugulare spalmato a vista. Vedrà. Sopravviverà. La cura non funzionò. Ma il paziente tornò.


GELO di Gaetano Altopiano







Perso ogni gusto per ciò che ci dava piacere. Odiare la scrittura - adesso - tranne un verso “ Mangiati tutti i cani”. Stop. Brodskij riposa a San Michele. Smesso di correre agli appuntamenti, alias smesso di passeggiare. Alias smesso di fare sintesi, alias smesso persino di mangiare. La rotula genera un dolore incessante al lato destro, cosa sarà mai? E cosa quel grappolo di vene varicose che cercano di sgusciar via? Non siamo esagerati, dura da troppo tempo. Stasera, così, discutiamo del nostro solito argomento: solo di noi due. Sostieni non facciamo altro da vent’anni e porti in tavola senza pensare alle conseguenze. Ossia, apparecchi in un silenzio innaturale. Contesto la parola e dico “nonostante tutto” sarebbe più corretto, e aggiungo “spero che il tempo si sistemi e i tuoi dolori vadano via”. Ogni parola sguscia in una parola nuova e subito dopo ne contiene almeno due. Un vuoto dentro un vuoto dentro un altro vuoto. Nonostante tutto. Anche la vita di Amundsen dipese dal freddo e le ossa degli uccelli divennero cave per consentire il volo. Trasformazioni. Adattamenti. “Mangiati-tutti-i-cani”. Stop.

mercoledì 28 giugno 2017

PAOLO LIMITI di Francesco Gambaro



Avete presente l'acido? L'acido che sbuffa dal coccodrillo quissotto di Mariarosa Mancuso. Non piange il morto, appena appena lo racconta, molto lo sfotte. Si chiama scientismo critico.

Paolo Limiti ieri era lì, forse in Purgatorio, che la ascoltava attentamente. Come sempre sorrideva: “Amate da cui male aveste”.

martedì 27 giugno 2017

STORIA DELL'AMORE 3 (Primum movens) di Francesco Gambaro


Già prima del contatto o contratto sessuale è l'irruenza di certe parti del corpo. Parti, commilitoni boy scout comunisti e anarchici, costretti al buio delle carceri anatomiche, protestano la loro liberazione. In questa primavera dei sensi si sbocconcella di nascosto il pisello appena raccolto. L'individuo amante sente rigoglioso in sé l'amato, il frutto rubato di una improvvisata stagione o festagione. Sente il bisogno di fare del bene a sé (in età avanzata del male per sé). Alfredo il catanese disse: in carcere cosa c'è di male a farsi guadare lo scroto, spaccimme contro spaccimme. E da scarcerato usava chiedere, che spacchio d'ora è? E' l'ora in cui dovremmo finire, gli faceva eco Mina, subito correggendosi, in cui dovremmo venire. Così torna nell'amante la voglia dell'amato. Una voglia, non un tatuaggio (in se e per sé voluto e non dato), come la marca che marca il bove e non sa e non ha voglia di essere marcato, come il destino del perseguitato. L'amante sente animarsi nello stomaco il bambino mai nato. L'enfasi del parto unito alla felice tragedia dell'uscire. L'amato amante si percuote la testa e fa cose che altri uomini, chi più chi meno, fanno: tadisce le regole. Salta di capezzolo in capezzolo e beve il latte che da ogni capezzolo fuoriesce come quando Stanlio si mette a guardia di una botte e con la cannula in bocca torna bambino. L'amato cerca anche il sangue dell'amato. Spesso non lo trova. L'amato cerca nell'amante, una ragione giustificativa per bere. L'amante è, dunque la ragione, non l'irrazionalistica passione. L'amato questo lo sa. Lo sa anche l'amante. Diventa amato amante. Così comincia la produzione del bene che tutto il mondo muove e ostetriciamente commuove.



domenica 25 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (89) (remake) di Francesco Gambaro




Sente la pelle sotto la doccia intenerirsi. Scollarsi. Un po' coniglio scuoiato. Attento a non leccare le ferite insaponate, si raccomanda JFK. La carne viva fa la sua strada. Sprizza, si miscela, fuori dal gettito, alla pelosa guazzabunaglia. Per vanità JFK non esce dal bagno, per vanità non si fa guardare, per vanità si osserva allo specchio e non gioisce. Alla loro vista le bruciature si infiammano. Le campane pendule rintoccano sille cosce impietose. Rivolgiti a qualcuno, si consiglia JFK, perdio! Ma qualcuno non c'è, in più non sa più come muoversi. In più è spaventato dalla presunzione della sua sussistenza. Non sei tu che devi essere soccorso, né chi ti ha ridotto così, si lamenta JFK Il Lamentatore. Perde adesso un osso, due gli ossi adesso. Da destra il perone, da sinistra tibia e astragalo. Che farebbero tre. Una rotula, investita d'aria, è indecisa se lanciarsi nel vuoto. Che facciano quello che vogliono. Con dolore, senza paura, primattore della scena. Si allontana a fatica dallo specchio e, come per miracolo, scompare. JFK nota che JFK, fuggendo dallo specchio, ha lasciato in terra pezze e attrezzi del mestiere. L'inganno non rassicura JFK. Non si insegue e non ritorna allo specchio. Si nega il piacere di rivedersi sano anziché a brandelli. Si abbandona sulla ciambella della tavolozza. Stupisce sia ancora lì. In realtà, uno scheletro a pezzi.

sabato 24 giugno 2017

STORIA DELL'AMORE 2 (Primum lenire dolorem) di Francesco Gambaro





Quale martirio, che carne da cannone è diventato l'amato amante finendo ogni volta inerme, per strenuo e fiero carnascialismo, nelle grinfie di un nemico atavico e insolente che, a poco a poco, passo passo, pedetentim, lo ha consumato come un cracker e lo costringe a scrivere confiteor. A ogni ricaduta privato di mordente, del magico anello impermeabile alle regole del matrimonio. Ma c’è anche il caso di chi ha perso la ragione, e quello di chi si è per sempre rintanato in casa, sanguinolento e senza pantaloni. Dio ne scampi dall’ultima che ha avuto. L'ultima fu come la prima. Ma poi l’ha avuta? Che ricordi confusi e cialtroni. Le ha solo morso le labbra. Tenere ed elastiche. Labbra diciassettenni. Ad una certa età può bastare un morso per il piacere, per sentirsi posseduto. Ci fai figura anche coi denti se ancora li hai. Più figura se i denti non sono, come tutto il resto, pròtesi. Per dirla tutta, dice il dottore all'amato amante, si deve accontentare. Era una vecchia amica. Un sogno. Era proprio come l’aveva lasciata. In più così disponibile che sembrava la copia di quella immaginata a diciassette anni. Ne aveva cinquanta, sessanta, sessantatre e non si sarebbe detto. Una coetanea. Questo forse riunisce l'amante all'amato. Come li unisce veramente? E per quanto tempo? Il buio è calato dopo quei morsi. Un tonfo in un letto ministeriale, l’intrusione di una compagnia di attori che in quella stanza devono provare, la fuga in strada per ricucire un rapporto, forse mai rinato, le parole di lei al sapore di selce: mi hai guardato bene? La guardava, e più la guardava più lei diventava bellissima, il suo corpo perfetto, il suo sguardo illuminante. Non fuggiva: lo affrontava, gli veniva addosso. Ti sei guardato bene? chi ti credi di essere? Sei un uomo decaduto. E' il momento in cui l'amante viene risucchiato nel buco nero dei suoi decadenti pensieri e recede. Quanta sbobba di fiele può contenere e riversare addosso dell’amato la bocca di un’amante. Risucchiato e subito rovesciato fuori. Decaduto ma non disposto a recedere. Illusional come il gerovital, canta Paolo Conte. Le punizioni purificano. Le offese, gli insulti del tempo, il lordume umano fanno santi gli amati amanti se sanno accoglierli senza reagire o rigurgitare. Lo ha definitivamente distratto la visione di lei che, voltandogli le spalle, si allontana. L'amante si accorge di qualcosa. Un particolare. Un’alopecia del cozzo con contorno di capelli grigi. Fa la chemioterapia, travisa il codardo. Dio ne scampi dalla chemio. Dio ne scampi dal cancro e dalle amanti.

venerdì 23 giugno 2017

STORIA DELL'AMORE (Primum) di Francesco Gambaro





L’azione più intelligente che un’amante fa, dopo avere copulato con l’amato la prima volta, è infilarsi il suo maglione, o un indumento equipollente (pur che l’amante non sia di stazza doppia dell’amato, ma par capiti di rado) e abbracciarselo e strusciarselo come sembiante, in vece del suo corpo, scomposto e grippato sull’angolo di un divano, o aggrovigliato nelle crude lenzuola di un albergo, o ammanettato alle barre della testata del letto. Posto che l’amato sia amato e non amante, sia cioè per la polizia matrimoniale, ancora, marito osservante, ciò che succede dopo, causa quest’atto di proditorio irretimento, dio ne scampi. Capita appena dopo, infatti, quando l’amato infila l’altra chiave nell’altra toppa, quella della porta di casa, che si risvegli in lui lo stordito senso dell’olfatto. Quanto l’aveva beato nel vortice del piacere, e nella continuazione di esso come suo correlativo (il profumo arcichimico di lei), lì si materializza e si rivela trappola ad orologeria. Ormai è già in casa, sente i passi dei famigli in agguato, e gli effluvi del suo maglione spandersi come pipì di gatto a marca del territorio. Si abbandona sulla poltrona, fingendo sfinimento (senonché sfinito lo è davvero, e non soltanto per gli esercizi di ginnastica straordinaria, ma per l’accelerazione brutale subita dalle sinapsi in cerca di un’arrangiamento convincente, di una difesa all’attacco, ecc.) ed erogando parole a fluvio, per tema di una domanda, di un’osservazione che ponga la questione di quel nuovo estraneo in casa, che in casa qualcuno ha portato da fuori (qualcuno chi? non lui). Al postutto, quando l’atmosfera si è placata e, complice, pare abbia risucchiato gli atomi fedigrafi, la consorte gli si avvicina e spiaccicandogli in fronte un bacio consolatorio lo invita a un drink per la ripresa, lui ha l’improntitudine, il convincimento, la sicumera di tranquillizzarsi pensando: se mi invita non se ne è accorta. Ma se ne è accorta.

giovedì 22 giugno 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (8) di Elio Coniglio




Con aria complice, Francesco estrae dalla tasca un fazzoletto di seta e, una piega dopo l'altra, lo svoltola, finché fra gli azzurri cangianti della stoffa non appare un bioccolo di lana di un biancore davvero abbacinante. "Una nuvola delle Pampas!" sussurra e i suoi occhi brillano mentre la stringe amorevolmente tra indice e pollice...

mercoledì 21 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (88) di Francesco Gambaro




A 84 anni non ce la fa più a difendere dai Tartari i pochi ortaggi di sostentamento (comprese 3 galline e un'oca dalle uova di marzo). JFK ha deciso di comprarsi un molto pratico, innovativo, ecologico, autonomo (alimentato per i fatti suoi dal sole) DISSUASORE A SPRUZZO EVOLUTO. I Tartari ossessionano la testa di JFK. Assaltano da tutte le parti la ridotta dove da anni si è recluso, minacciosi e minacciando la sua stessa incolumità. I Tartari sono gatti, cani, tassi, conigli, volpi, cervi, aironi, uccelli, scoiattoli, ippogrifi, granchi, viperelle, bisce e biscioni maledetti, zanzare e, il va sans dire, papillons de la nuit. Il dissuasore utilizza un getto d'acqua a pressione che spaventa gli animali intrusi, preservando terreno, territorio e ridotta dagli effetti ferali. Funzionerebbe anche di giorno, ma JFK sin dalle cinque di mattina è vigile e armato del suo famoso sputo di tabacco da mastico. Per questo lo avvia solo di notte: spruzzo evoluto utilizza gli infrarossi per rilevare il movimento fino a 10 mt, consuma solo 2-3 tazze di acqua per ogni spruzzo, copre ben 150 mq, è portatile e non necessita di collegamento alla rete idrica. Tuttavia JFK avrebbe deciso di disfarsi del devastante oppressore di animali, dopo avere constatato di essere soltanto lui, ogni notte, l'animale bersaglio di spruzzi evoluti.

martedì 20 giugno 2017

CASTELLI VS REZZA di Francesco Gambaro



Quando Anto tornò a casa, trovò l'insonne e la giovane nel suo letto e venne rapito dal fascino della ragazza. L'insonne gli ispirò solo indifferenza. Anto guardò ancora la giovane e chiese “Perché non apre gli occhi?”. “Perché li ha prigionieri delle incrostazioni del sonno. Ha sempre dormito” rispose l'insonne. Anto si avvicinò alla giovane e vide che i suoi occhi erano completamente sommersi dalle secrezioni notturne. “E' come se il sonno si fosse recluso” disse Anto. “Perché vuoi trovare tutte le posizioni?” chiese l'insonne. “Per non annoiarmi mai mentre dormo” rispose Anto, che continuava a fissare la giovane.” Antonio Rezza, Son(n)o, Bompiani 2005

Figure dell'insonnia. Supino, in quiete; disteso su un fianco; supino a forbici; supino, e capovolto, con le mani piatte, sotto il costato; supino, una gamba mollemente divaricata e un braccio pensile; supino, col capo reclinato sulla tempia destra; disteso sull'altro fianco; capovolto e le braccia pensili; supino, e capovolto, a rana; supino, una gamba a cavalletto, e una mana rilasciata sul ventre; supino, con le mani sotto la nuca e le gambe sollevate, a compasso; supino, col capo reclinato sulla tempia sinistra; supino, con le braccia congiunte sopra il petto; supino con le gambe divaricate, i gomiti a cuneo sui fianchi, e le mani rilassate tra le ascelle; disteso su un fianco, con le braccia unite e proiettate in fuori; supino con la testa di qua dal cuscino e le braccia abbandonate, indietro, sopra di esso (che, a riguardarla dopo, benevolmente nella memoria, pare una stilizzazione contagiosa, elegante anche, quasi atletica, d'un atleta che sia andato a letto senza muscoli)... Figure che si scompongono e si ricompongono di continuo; e quando la loro animazione, di solito interrotta, avrà attinta una tregua, sarà soltanto perché sei stato, d'improvviso, miserdicordiosamente, assunto alla grazia docile di un sonnellino. Al risveglio, allora, non ti parrà più di sentire il tuo corpo, il volume e la tensione della tua carne; le membra, divenute fresche e soffici, saranno state cullate nella levità informe e senza peso di un'attitudine pre-natale.” Antonio Castelli, Gli ombelichi tenui, Lerici, 1962


domenica 18 giugno 2017

LO SCONOSCIUTO DI LIVELLO 2 (cosa stai cercando piuttosto?) di Gaetano Altopiano







All’uomo cui chiediamo di risolvere un problema di livello 2 che applica un ragionamento di livello 1 o 3 (sub-ragionamento o sovra-ragionamento) non abbiamo niente da rimproverare. Noi stessi dobbiamo metterlo in conto: è possibile che fornisca un sub-risultato, come un sovra-risultato, e non quello che riteniamo esatto per i più diversi motivi. Cosa stiamo cercando, piuttosto? Questo dovremmo chiederci. In base a quale principio, a esempio, avrei dovuto applicare “intuizione” anziché “logica” alla notizia che mio figlio mi comunicava (sto andando al mare) e arrivare alla conclusione che era un’affermazione falsa dato che mercoledì ha esami. 

ELEGANZA di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/06/18/eleganza/

sabato 17 giugno 2017

venerdì 16 giugno 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (7) di Francesco Gambaro




Un po' camminiamo a zonzo. Zonzo è una località dove si cammina a zonzo. Siamo Elio, Tà, io e forse un altro. Ripetutamente ci attaccano uccelletti gravidi come zanzare. Ognuno di noi si strappa gli indumenti viavia, temendoli infetti. Il sole non ci fa luce: a Zonzo ogni ora è mezzanotte. Noi, però, abbagliamo come lucciole. Elio vede una cisterna e dice: adesso mi ci tuffo. Tà lo frena dicendo, è una cisterna con coperchio, se ti tuffi batti la testa e restiamo in due (o in tre). Io mi rado con le unghie e mi strappo anche la pelle a morsi. Che tempi abbiamo chiede l'altro dal fondo del serbatoio. 

giovedì 15 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (87) di Francesco Gambaro




La giornata è indubbiamente calda. Uscire non è facile, Ancora meno pensare di rientrare. Fa mezzogiorno già alle sei, un languore fa stomaco allo stomaco. La campagna non partecipa della sopraggiunta difficoltà deglutativa. La campagna si limita a osservarlo, sdraiato e impossibilitato a uno stacco, veloce o rallentato, dalla sdraio. JFK non vorrebbe nemmeno cambiare posizione anche se il sole comincia a bruciargli pure le punte delle unghie. Fa mezzogiorno come fossero le sei. Ha fame, questo è il problema. Ogni organismo del suo corpo lo informa che è l'ora dell'azione del mangiare. Il contratto è quello, è stato firmato e sottoscritto dallo stesso JFK. Ma lo sforzo di alzarsi JFK riesce solo a pensarlo. Pensarlo è già uno sforzo tanto antisindacale quanto immane. Distoglie lo sguardo dagli alberi e dalle verzure complici che da qualche minuto gli negano l'ombra e, come un miraggio, scorge, un trancio di tubo rosato dal sole. Un tubo d'acqua da JFK stesso tagliato in epoche passate, della lunghezza di un rigatone liscio, cinque centimetri esatti. Ah, che meraviglia la pasta al forno con i rigatoni, gli dice. Sai a casa tengo la teglia. Anche i rigatoni rigati. Ma tu sei liscio. Sei qui. Su salta, salta. Fatti mangiare così come sei, crudo, prima che i tuoi fratelli.

mercoledì 14 giugno 2017

UNA SVEGLIA TRISTE MI HA CHIESTO CHE ORA E' di Francesco Gambaro






In libreria una volta la pagina 69. Di notte stanotte un libro di poesie aperto a caso. Alla mia età posso permettermi, a casa a caso, Patrizia Valduga. Ho odiato i collant? Ho tifato sfegatatamente per le calze autoreggenti? Per il feticismo dei traforati neri? Buone ragioni per provare a strapolare: “Vano spasimo oscuro d’esser viva”. Un po' più dietro, un po' più osé: “L’alba piange su me tutto il suo pianto”. Il secondo verso ai miei assistenti. Col primo faccio il luminare d'abbaino, l'esatto crittografatore del testo tasto per tasto: Vano: nel senso di stanza, stanza delle pene e dello Spasimo: nel senso del noto nosocomio (o brefotrofio?) palermino, sprovveduto di tetto e per questo Oscuro: nella sua cupola astrale rudere incompreso e senza luna. D’esser: francesismo che sta per dessert, per darci forza prima di sparecchiare e arrivare a Viva: la scomparsa catena di supermercati con ricca giacenza di prodotti Valduga. E' tarditardi, scusami, sveglietta.

martedì 13 giugno 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (6) di Elio Coniglio




Fatico non poco a contenere gli smodati impeti d'entusiasmo di Tà che, pedalando a più non posso sul terreno accidentato che gira attorno al casolare, si diverte a fiorare col gomito ossuto l'abisso che, giusto ad uno sputo da uno dei muri, precipita a rotta di collo giùgiù verso le mammellute vallate sicane. Poco più in là, Francesco, gambe penzolanti nel vuoto, testa ad una nuvola, inciampa di continuo con occhi da bambino sul bambino e il suo volpino: due macchioline in fondo in fondo al sentiero fiancheggiato da ulivi secolari...   

CON L'ACCA PRECEDENTE di Francesco Gambaro




- Voi l'avete licenziato? - Io, io, io l'ho licenziato, L'HO, con l'acca precedente!*
Improvvisare è una scienza, una scienza senza copione. I paletti fissano le altre scienze. I vincoli, per esempio quelli urbanistici, ritardano e inquinano la crescita di agglomerati. Quello che rende bello questo paese, mi dico osservandolo con l'occhio del fotografo ladrone, sono le superfetazioni, gli spiazzamenti squilibrati (le piazze in leggero pendio), l'architettura rubata, leggiadra, improvvisata, avventurosa, imprevista. Non ce l'ha un piano regolatore chi vuole scrivere, non può esserci un sindaco o un consiglio comunale binocoluto, in un paese che vuole contrastare (in senso dugentesco) il farsi nel tempo. L'improvvisazione è scienza, sa chiudere l'occhio, fuori reflex o copione, quando e dove meno te l'aspetti.



*Totò, in Gambe d'oro, di Turi Vasile, 1958

sabato 10 giugno 2017

SOLERESTE di Francesco Gambaro




Oddio signor giudice, in effetti non sapevo quando scendendo in cantina mio marito fosse seduto alla sua scrivania o morto sulla scrivania. Ma voi, signor giudice, solereste scendere in cantina ogni notte per verificare lo stato di mio marito che ci parla delle nocche, della sua sostanza astrale. Ogni notte, signor giudice.

venerdì 9 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (86) di Francesco Gambaro




Nel suo bunker JFK si muove con agio e spensieratezza, non soffrendo dell'eventualità che alcuni possano vederlo zoppicare, trasferirsi da una sedia all'altra senza l'uso dei piedi, giungere in gabinetto bagnato, invocare infermiera mancante e letto mancato, strisciare come lumaca lasciando culo per terra e schiuma indigesta, osservare formiche moscerini e acari fossero passanti o tracce di passanti. A 84 anni, con mani sottili, diventate matite, disegnando e ridisegnando, graffia sul vetro delle cataratte la sua faccia così com'è.

giovedì 8 giugno 2017

ALLA TRIGLIA MORIBONDA (Quando votai Quasimodo) di Francesco Gambaro


Quando votai Quasimodo per il Nobel me ne pentii (Una notte ad Atena nel mare bianco dell'Acropoli la civetta disse Atena). Votando Ungaretti me ne pentii uguale, dio ci salvi dall'enfasi stagionale (si sta come d'autunno, eccetera) e le rondini non fanno primavera non sono aquile avrei detto a Montale per giustificare il mio voto nemmeno a lui, pescivendolo (le tue parole iridavano come le scaglie della triglia moribonda). Avrei votato Dylan alle prossime elezioni: contro De André e alla sua picchiata (di vibrante protesta). Mi capitò in ritardo di leggere questa deposizione, chi vorrà scrivere le sottoscriva pagine Nobel così:
Tratto dagli Atti del processo a Riina:"Io ho detto al bambino di mettersi in un angolo, cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io ho detto, si è messo faccia al muro. Io ci sono andato da dietro e ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino e Monticciolo si stava già avviando per tenere le gambe, gli dice ‘mi dispiace’ rivolto al bambino ‘tuo papà ha fatto il cornuto’ (…) il bambino non ha capito niente, perché non se l’aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era… come voglio dire, non aveva la reazione di un bambino, sembrava molle… anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente la mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro… cioè questo, il bambino penso non ha capito niente. Sto morendo, penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo uno sbalzo di reazione, uno solo e lento, ha fatto solo questo e non si è mosso più, solo gli occhi, cioè girava gli occhi. (…) io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura di quello ce abbia potuto capire o è un fatto naturale perché è gonfiato il bambino. Dopo averlo spogliato, ci abbiamo tolto, aveva un orologio da polso e tutto, abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io ho preso il bambino. Io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio l’uno così l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra. (…) io ci sono andato giù, sono andato a vedere lì e del bambino c’era solo un pezzo di gamba e una parte della schiena, perché io ho cercato di mescolare e ho visto che c’era solo un pezzo di gamba… e una parte… però era un attimo perché sono andato… uscito perché lì dentro la puzza dell’acido era… cioè si soffocava lì dentro. Poi siamo andati tutti a dormire."
Grazie Vincenzo Scimonelli per averla girata su FB

mercoledì 7 giugno 2017

DA PRESIDENTE A PRESIDENTE di Francesco Gambaro



Scusate, ma vi risulta che Papa Benedetto XVI abbia mai mandato, o mediti mandare, veline di smentita, in conferenza stampa, a Papa Ciccio?

IL BUIO di Gaetano Altopiano






Con modi cerimoniosi il cameriere accompagnò l’Ospite in uno dei cinque salotti della casa. Dato che gliene diede possibilità l’uomo scelse il nero, a motivo - fantasticò il domestico - della forma del suo sincipite e di un carattere particolarmente difficile. D'altronde, supponeva il motivo di quella visita: l’Ospite non aveva figli e aveva poca dimestichezza coi colori sgargianti come il rosso, il giallo, il verde o l’azzurro, considerandoli colori inferiori, e inoltre amava la penombra; non amava invece il fuoco né le belle distese di margherite della tenuta sulle quali lui, invece, si deliziava a correre nei giorni di permesso, e al mare decise che quello andava di rado a prendere i bagni. Salutatolo con un inchino lo pregò di aspettare. L’Ospite sprofondò in una delle poltrone e lì, infatti, attese di essere ricevuto. Il cameriere, piuttosto giovane in verità e poco esperto, fantasticava spesso le vite degli altri considerandole fonte di curiosità e di divertimento, perlomeno di quelle delle persone che venivano ricevute in quella casa, per quanto meste - come la figura di quella sera - potessero apparire. Del resto, altre non ne conosceva. Sapeva niente di quello che accadeva all’esterno e raramente otteneva di uscire. Fermatosi sul corridoio fissò il suo interesse su un antipatico moscone che ronzava contro un vetro. Si chiese se non fosse il caso di schiacciarlo, temendo di sporcare però tirò un sospiro e passò oltre. L’uomo sedeva nel salotto nero e aspettava. Si fece buio presto. Sulla fazenda calò la sera e migliaia di moscerini volteggiarono nel cortile. Il ragazzo tornò con un candeliere acceso. L’uomo si era alzato e ora fumava vicino la finestra, ma con insolita eleganza per essere un meticcio - rifletté il ragazzo - : teneva la sigaretta tra le dita lanciando dense boccate bluastre da una bocca perfetta. Il ragazzo decise che l’uomo era venuto per conquistare la proprietà di quel posto. Immaginò una battaglia legale e scene in cui la signora padrona batteva il pugno sul tavolo di un notaio. Appena fuori fu nuovamente sul corridoio e lì incrociò la sua faccia in uno specchio. Nel buio vide soltanto la metà di se stesso. Giocò a falsificare maggiormente la realtà, e fu lui l’Ospite.


martedì 6 giugno 2017

ALTRI INCIPIT (Mark Strand) di Francesco Gambaro



Il braccio di fumo, assottigliatosi, si protende oltre lo specchio d'acqua e si posa un poco su una casetta al limitare del bosco. Marito e moglie, ciascuno con un cocktail in mano, sono seduti lì dentro e discutono su chi di loro morirà prima. “Io”, dice il marito. “No, io”, dice la moglie. “Forse moriremo nello stesso istante” dicono entrambi, all'unisono. Non riescono a credere che si stiano esprimendo in questi termini, così la moglie si alza e dice: “Se fossi un'artista, ti dipingerei un ritratto”. “E se fossi io un artista” replica il marito “farei la stessa identica cosa.”


Mark Strand, “La silhouette dell'amore alla luce di una lampada”, in “Quasi invisibile”, Mondadori 2012

lunedì 5 giugno 2017

SORRENTINO NON E' SOLTANTO UN DIMINUTIVO di Francesco Gambaro




C'è, per esempio, pure il piacentino, il pecorino, fior di fiorino e pure il vino che, non può essere distrattamente diminutivo ma antropologicamente accrescitivo. Come, per esempio, il finale del quarto tempo del film – adesso i films li chiamano serie o episodi o fictions - di The Young Pope. Mariarosa Mancuso non lo avrà visto, altrimenti consentirebbe che un film lo può salvare anche un finale, che un film non sempre, quasi mai, è intoto, più spesso inqualche: una immagine che si imprime, una scena centrale o ferale, un primo piano solare alla Brass. Il finale del quarto tempo di The Young Pope, che Mariarosa Mancuso scanzona perfino perché adesso pure in dvd (e invece a me piace tutto, anche i desueti dvd e il 3D, anche on demand, i recuperandi super-8 al pari delle sonorità viniliche e mi piace anche andare in elicottero per fotografare le dive e i divi di Beverly Hills) lo vedo stanotte per la prima volta. Il finale del quarto tempo del film è l'imprevisto che non prevedi in stanze vaticane: la figura di Nada in campo lungo, oscurata come un pentito in videoconferenza, si muove e balla e canta Senza un perché. La sua voce surround riconcilia e richiama l'inizio del primo tempo del film, che invece la Mariarosa ha veduto e straveduto e non taciuto. In quell'inizio accrescitivo, Sorrentino, che non è soltanto un diminuitivo e nemmeno uno juventino, ustiona cinematograficamente gli occhi che solo le creature rotolanti nella sabbia di Zabriskie Point.

domenica 4 giugno 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (85) di Francesco Gambaro



JFK odia il rituale del farsi le unghie. Ricorda che da universitario, passeggiando per via Montegrappa, intravide tra i fruscii ventosi di un muretto di passiflora, una donna, vecchia e bassa, seduta sull'unico gradino del suo ingresso, vestita di nero, e un cagnaccio con l'antipatica faccia da barboncino (abbaiando malauguratamente proprio costui aveva attirato l'attenzione di JFK), e una tenda antimosche con mosche alla spalle, intorno muri screpolati, interra un tubo d'acqua seccato dal sole, plastiche minute come profilattici sul vialetto incolto con cinquecento cadente ruggine e ciao verde paonazzo, a vista di balconi di alti palazzi circondariali, e suoni di tromba e adesso spostati rivolti all'impietrito, che quella volta vide, e da quella volta obliò l'arte di farsi le unghie, una donna, tra i foschi fruscii di un muretto di passiflora, accavallare la gamba sinistra, tirare il piede e leccarsi le unghie, a una a una.

sabato 3 giugno 2017

venerdì 2 giugno 2017

I CANTANTI di Gaetano Altopiano







Il signor Liju e la signora Liju sono sposati da settantotto anni. Vivono nell’isola di Honshu, in Giappone, e sono ultracentenari. Come del resto un buon numero di loro conterranei. Sembra che il segreto di tanta salute sia il selenio, che dalle loro parti abbonda considerevolmente, ma la verità, nello specifico, a detta di testimoni oculari, è che il signore e la signora Liju cantano in continuazione. A ogni ora del giorno. E fin da quando hanno compiuto i cinquant’anni. A questo sarebbe da ricondurre la loro longevità, al canto. Questo mercoledì, alle quattro del mattino, il signore e la signora Liju inforcano le biciclette e partono per il mercato intonando melodie. 

IL SELVAGGIO di Francesco Gambaro




Leggo, con sostanziale complicità, l'articolo di Marco Archetti su Il Foglio di qualche giorno fa,“Elogio dello scrittore stupido” e ricordo che 8 o 9 lustri fa, Gaetano Testa e io avremmo commentatolo: “acqua frisca”. L'articolo gira intorno una citazione del Noiosissimo: “Se nella gerarchia delle virtù l'intelligenza occupa il secondo posto, solo lei è in grado di proclamare che l'istinto occupa il primo”. Glisso sull'oscuro neologismo proustiano di 'istinto', e rifletto sul significato della parola intelligenza, cioé del vestitino che ognuno di noi si porta in fronte se vuole andare in televisione. In un passo di Wislawa Szymborska, che rintraccio in toilette tra “Il piacere di leggere” di Vittorio Sermonti e “Il lettore di immagini” di Charles Simic, leggo: “Il poeta (si perdoni l'improprietà, Gaetano e io avremmo corretto cristianamente “Colui che scrive”) può anche avere conseguito in modo trionfale sette lauree, ma nel momento in cui si mette a scrivere (versi, sic) l'uniforme del razionalismo comincia a stargli stretta. Ecco che allora si agita, sbuffa, slaccia un bottone dopo l'altro, finché alla fine non salta fuori dal suo vestitino, mostrandosi a tutti come un selvaggio ignudo con l'anello al naso. Sì, proprio un selvaggio, come chiamare altrimenti una persona che chiacchera (in versi, sic) con i morti e i non nati, con gli alberi, gli uccelli e perfino con una lampada o la gamba di un tavolo, senza ritenere tuttociò una idiozia?”

giovedì 1 giugno 2017

IL PASSEGGIANTE di Gaetano Altopiano







Tra tanti oggetti incredibili il passeggiante notò il più incredibile: ai margini della cunetta un serpentello nero di merda di cane su una pietra solitaria, bianca, liscia e immacolata. Che l’abbiano messo lì apposta? Il passeggiante rimuginò poco convinto vagliandone la perfezione, nondimeno annotò sul suo bel taccuino la data esatta, l’ora, il chilometro della provinciale e la direzione del vento, che in quel momento era ovest nord-ovest. Come del resto soleva fare abitualmente. Giacché era anche abbastanza preciso scattò una foto e telefonò alla moglie per un consulto, nel caso le fosse mai capitato niente di simile. No, non le era mai capitato, fu la risposta. Telefonò anche a altri due passeggianti, il cognato e un amico, ma anche loro dichiararono di esserne alieni. Ripresa la passeggiata ebbe però quasi subito un ripensamento: poteva davvero fidarsi di quei pareri? D’altronde, i tre, non erano passeggianti professionisti e perdipiù, ora che ricordava, due di loro erano anche piuttosto distratti. Un gatto morto giaceva poco più avanti e nuvole minacciose si ammassavano a occidente. Il passeggiante, più risoluto che mai, decise per la seconda versione. Si trattava di un falso. 

CHARLES PEGUY VS PAUL CELAN di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/06/01/sentii-dire-charles-peguy-vs-paul-celan/

mercoledì 31 maggio 2017

(L'OCCHIAIA. 33.) di Elio Coniglio



Di punto in bianco la donna si ferma sotto l’oleandro fiorito, alza gli occhi e sceglie, tra i tanti, un fiorellino rosa. Benché non più giovanissima, si solleva con grazia sulle punte dei piedi, allunga una mano e, ruotandola delicatamente prima verso destra, poi verso sinistra, lo stacca dal ramo. Lo guarda, se lo porta vicinovicino al naso e, mentre lo odora, trotterella con aria nostalgica lungo il marciapiede deserto, assolato, poi tre, quattro… cinque porte più tardi, scompare dentro l’uscio di una casa che non è casa sua…     


LO SCAPPATO - 2 (a Barbara Ottaviani) di Francesco Gambaro



Il dolore scende sottacqua. Ti tuffi sicuro dentro la maschera. Adesso non senti i contorni elastici del mare né i suoi muscoli. La carne imbalsamata dall’acqua. Solo le ossa, sensibili alle palpebre di un caffé al vetro o al quartetto opera 105 numero 1 di Franz.


I RESPINGENTI di Gaetano Altopiano









Per questo viviamo giorni impossibili. Proprio per questo. Siamo reagenti che non reagiscono. Fuggitivi che non fuggono. Soccombenti che non soccombono. E da che mondo è mondo, da ragazzini si andava dall’arciduca nostro zio in inverno. E eravamo tutti femminucce, Marie-Marie ci chiamavamo, anche noi maschi. “Bin gar keine Russin, stamm’aus Litauen, echt deutsch.” E usavamo frasi di questo tipo: che non significavano niente. Ma mio cugino Onofrio passava i pomeriggi a guardare la gente che faceva la fila nei magazzini P.M. L’osservazione è alla base di ogni studio che aspiri a essere serio, sottolineava. E si applicava infatti e io condividevo, pane al mattino e a cena una minestra calda di verdure dell’orto. Non tutti possono essere Walt Whitman, nemmeno noi. E si contava tanta di quella gente alle casse, che mai potevamo pensare che morte tanta ne avesse disfatta.  

martedì 30 maggio 2017

LO SCAPPATO di Francesco Gambaro




Dove sarò scappato. In metropolitana fuggendo il bigliettaio. Ci saranno 200 figurine mie. In cartone animato. 200 sagome mie, occupanti i posti Palermo Centrale-Imperatore Federico. In un orario impossibile da dirsi. Il biglietto? No, non lo voglio. Per carità. No, sia lodato Gesù Cristo, sono venti centesimi, il posto è vostro, sua maestà.

lunedì 29 maggio 2017

QUANDO IL CRITICO CCIA’ RAGGIONE di Francesco Gambaro



Quando il critico - categoria letteraria civilmente estinta e sostituita dalla civilmente arciletteraria categoria del lettore estinto -  vuole affogare un poeta, lo affoga, sfogliando per lui il fiore dei suoi versi: "Ermafrodito baciò le sue labbra allo specchio / In un quadro profondo? Nerastro appare rosea. biaccosa la carne di lui sullo sfondo .... Il vago pallore del volto e delle tue bionde chiome." (nel qualcaso, il Ligabue della poesia italiana Dino Campana). Nel qualcaso,  il critico - categoria letteraria civilmente estinta e sostituita dalla civilmente arciletteraria categoria del lettore estinto - cci'aveva raggione.

domenica 28 maggio 2017

OGGI COSA HO di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/05/28/oggi-cosa-ho/

NOTTURNO N22 di Gaetano Altopiano





Le volte in cui l’estensione di un braccio dovesse concludersi con una protesi armata ci misuriamo con la paura. Un problema che riguarda vittima e carnefice. Alle 00:07,47, all’altezza di via Giafar, linea notturna N22, il ragazzo gli punta contro una lametta. Dammi i soldi, gli dice. L’istinto prevede una reazione e la vista di un’arma, a prescindere dalla concreta potenza di “fuoco”, risveglia l’antenato che è in noi, per secoli combattuto ogni istante tra la vita e la morte. Siamo pronti a tutto. Ma una lamina d’acciaio, seppur minima, porta alla luce ricordi più inquietanti: la precarietà cui tutti siamo soggetti, che ad esempio può anche essere altro che l’esito di un onorevole combattimento. L’incidente. Quell’oggetto insignificante - nato solo per scopi domestici - potrebbe togliere la vita a entrambi, fosse solo per un errore. Lo sa l’uomo, 62 anni, e lo sa anche l’altro, che di anni ne ha appena 15. La ragione prevale. L’uomo consegna il portafogli. Il giovane dà un calcio alla bussola e fugge mentre l’autista, in un colpo solo, blocca l’autobus e spalanca la porta. La lametta cade sulla seconda alzata del predellino. Un’acre odore di freni surriscaldati invade l’aria. Come si sente? Come si sente? Chiede insistentemente all’uomo. 

sabato 27 maggio 2017

SEDUTI COME DUE ALLOCCHI AL BARBELVEDERE DI SANTO STEFANO di Francesco Gambaro



Seduti come due allocchi al barbelvedere di Santo Stefano di Camastra, osserviamo, traverso due negroni sbagliati alla puntemmes, il panorama allocco che anche quelli del paese (chiamatela città) di Taormina stanno pervedendo uguale. Cerchiamo con l'occhio cannocchio un acquascooter della polizia costiera, un cecchino postato sulla piramide di Presti, una portaerei, un effebiai mimetizzato a riccio, uno squadrone di subreduci del generale Montgomery, un agente della Cia sotto il nostro stesso cuscino, cartelli di divieto di transito in doppia lingua inglese-arabo, un Gentiloni sul canotto da ricevimento che ci faccia strada sul tappeto di alghe negre, eppoi la conferenza ammare. Niente. Non vediamo altro, noi allocchi cecati di Santo Stefano, che lo stesso panorama allocco di Taormina. Non sentiamo neppure che, in questo momento, l'Etna sta tremando di brutto.

venerdì 26 maggio 2017

MUTAZIONI 2 di Gaetano Altopiano







Continuo a non avere voglia di scrivere. Ma desiderio e consapevolezza rimangono dei sinonimi, mio malgrado, anche a distanza di quattro giorni o di quattro secoli: i due significati non si modificano come la carne, incessantemente. Durano. Ci pervadono. Ci costringono a misurarci con loro. Questo perciò mi inchioda alle responsabilità e oltretutto c’è il rischio che tanta inattività mi conduca a un punto morto. Mor-to. Ho sturato il cesso, ho pulito il giardino, ho sistemato ben bene la ghiaia in compenso. Ho cambiato due rubinetti e potato gli oleandri della stradella guadagnando un po’ di sollievo alla fine. Sudore liberatorio. Poi sono mutato in lucertola, in iguana, in varano di Komodo e di nuovo in uomo. Ma del piacere di scrivere nemmeno l’ombra. 

C'E' CALDO PER TE di Francesco Gambaro

https://francescogambaro.wordpress.com/2017/05/26/ce-caldo-per-te/

mercoledì 24 maggio 2017

SULLE RIVE DEL TONTO (5) di Elio Coniglio





Un calcio, un solo calcio ma ben assestato e i due pettoruti battenti del portone si spalancano e subito, cioè un solo attimo prima che io varchi la soglia, il ringhio minaccioso di tre cani da mandriano mi scorta fin nel cortile. Sotto un livido rettangolo di cielo dicembrino, numerosi bipedi dritti su grossi blocchi di pietra grigiastra disseminati a raggiera nei pressi di un pozzo, allungano le loro spigolose ombre da spaventapasseri verso altri bipedi, inginocchiati questi, e tutti intenti a scavare con le mani nude buche profonde nella mota bluastra. Qualunque cosa facciano, ne sono così tanto presi che, nonostante i perturbanti scagnii,  non uno di loro mi degna di uno sguardo. Finalmente Qualcuno con dei cazzuti 'passi cààà!!!' zittisce i tre cagnacci e mentre scompare fra le foglioline tremolanti di un'edera che inverdisce uno dei muri del cortile, mi fa cenno di seguirlo... Subito appena fuori dagli intriganti viluppi vegetali si avverte l'inconfondibile odore dolciastro della cera bruciata: non una decina ma cento e più candele le cui fiammelle, confuse da mille soffi contrari, si piegano guizzando in tutte le direzioni immaginabili, incalzate da una tenebra soffocante costeggiano la parete di un angusto corridoio e prima che le ultime di loro di consumino, si spingono fin dentro la stanza dove, a tratti, una soccorrevole luce rugginosa gocciolando attraverso gli scuri socchiusi di una finestrella riesce a sbaragliare le appiccicose penombre acquartierate tra le pareti. E, ogni qualvolta ciò succede, l'Occhio in cerca di appigli scivola fulmineo dal nudo specchio ovale che sovrasta una bacinella  appollaiata sopra un trespolo di ferro battuto alle poltroncine finto rococò addossate fianco a fianco alla parete di fronte, dagli indecifrabili sgraffi sul ripiano di un tavolinetto rotondo a Tà e Francesco, in ozio su un improvvisato giaciglio di morbidi cuscini ammonticchiati sopra un logoro tappeto di sacchi di juta, che sbocconcellano mele, a giudicare dall'aspetto, succosissime... Un orologio batte più e più volte un'ora che non è ancora scoccata. Puntualissimo un armadio sbadiglia e un rasoio da barbiere con il manico d'ambra cazzicatummula lento nei vuoti della stanza...