sabato 23 settembre 2017

SEDICI, "La mia giovane vita facente", di Rossella Valentino

La mia giovane vita facente, che fa, facendo questo terreno, questo terrestre, ciascuno, ognuno, singolo, ogni singolo, dei singoli templi e tre volte per tre volte tre volte nel cielo notturno, col fulmine notturno del sonno ha personificato la giovane scrofa bianca, gialla biancastra che sono. Un fiore di farina e del vino novello divinizzato, aspersione e libazione secondo gli usi di legge, in singoli templi, tre volte per tre volte tre volte mi hanno ingiunto “tre volte liba ai prodigi!”



foto di Joanne Leah (pappardelle alla barbabietola)

NELLA NOTTE SENZA STELLE di Francesco Gambaro



A Josafat scoppiò il cuore, a Ginevra scoppiarono in due tempi i seni, al figliolo Davide i denti, al signor Bordonaro i bottoni della patta insieme alla bambola gonfiabile, all’innocuo fiumiciattolo scoppiarono le acque, a Romoletto scapparono i prigionieri.

(L'OCCHIAIA. 37. ”A proposito di tatuaggi”) di Elio Coniglio


     “ … ne ho uno su una natica, questo sulla coscia e, a giorni, me ne farò fare un altro, forse sulla caviglia. “
     “ Ma non sul petto. La finestra sul petto di una donna deve essere libera! “
     “ … Ho sentito dire che bisogna averne minimo tre. “
     “ Minchiate!”
     ( L’italiano, caratterizzato dall’inconfondibile ‘annacata’ tipica del dialetto ‘agrigendino’, e le voci sguaiate delle tre giovani donne ammutoliscono anche il mare. Sono spiaggiate alle nostre spalle insieme a mariti. figli, cognati, suocere e suoceri e altro, su una duna siculianese scottata dal sole agostano.)

INCONTRI 2 di Gaetano Altopiano





A questo mi riferisco se penso al verbo “fluttuare”: Leucippo che ad Adbera spiega a Democrito cosa sia l’atomo, come questo si muova nello spazio vuoto soggiacendo a movimenti casuali e incessanti, e in che modo sia contenuto nel mondo che si costituì assumendo forma ricurva (frammento 289). Seguo alla lettera le istruzioni, apro gli occhi, e al buio cerco di vedere come sulla mia testa si possa muovere l’eternità. L’attimo in cui intercetto l’atomo n. 3.456.567.908.123.444.555.120.345. Un brillio.

mercoledì 20 settembre 2017

HARDUIN AVEVA LA CODA di Francesco Gambaro




Fu il maestro Di Giovanni - giacca verde di spinato inglese e panno nero antigesso ai gomiti - a dirci che il compagno Harduin aveva la coda. Era nero e alto quanto il nostro maestro. Ci mise tutti in fila e, a turno, gli toccammo tutti la coda. Nessun dubbio, sotto i suoi pantaloni di fustagno e tra due bottoni del grembiule, una protuberanza ossea pungeva come una siringa i nostri polpastrelli. Ecco, spiegò alla fine il maestro Di Giovanni, ora siete tutti vaccinati.

martedì 19 settembre 2017

STORIE DEL SIGNOR JFK (99) di Francesco Gambaro



Qui le foglie cadono. Ha portato dentro le piante. Affacciandosi si è detto: perché l’autunno deve essere così belluino. Quelle poveracce continuano a tremare a cadere, alla faccia delle radici. Qui tutto deve essere rimesso in ordine. Così ha rientrato le piante. Non tutte. Non è riuscito a espiantare il castagno. Quasi quasi lo arderei, pensa JFK, dopo sforzi. Quello che posso faccio. Quello che non posso non posso. Ha rientrato poco più di niente ma con la voglia di essere determinato: di nuovo l’estate in casa mia.

lunedì 18 settembre 2017

QUANTI NEGOZI ABBIAMO SULLA LUNA di Francesco Gambaro




Non so se sia stato un buon investimento. Hanno dissolto i loro risparmi aprendo negozi di fish and chips sulla luna. Vengono padre, stanno arrivando. Non li vedo figlia, non vedo nessun cliente. Non sono clienti, padre, non  comprano non mangiano, sono fedeli e vengono a curiosare, forse a pregare. Vedi, si avvicinano. Non vedo, però adesso sento. Si avvicinano con precauzione. Hanno timore di noi? Cercano con le mani protese i nostri occhi chiusi. Perché stanno cantando figlia? Non cantano, padre, contano alla loro maniera quanti negozi abbiamo sulla luna.