lunedì 24 aprile 2017

RIELABORAZIONE DI UN COETANEO DI DRESDA E CORREZIONE DELLA DEFINIZIONE DI VESCICA NATATORIA di Gaetano Altopiano





Prima che si parli di tradizioni, le introduzioni. Nell’Altopiano dimezzato (foto) o in Durs Grunbein A metà partita (libro) + la vescica natatoria (definizione), questo: “E la mattina cosa schizza fuori dalla doccia? Acqua, che altro. Il rosso e il blu sul rubinetto vogliono dire solamente caldo e freddo. Ma che la pelle a strofinarla arrivi a squamarsi resta soltanto un sogno: l’asciugamani non ha spine, non colerà sangue sulle piastrelle e l’acqua dello scarico (che sembra un rantolo di morte) è solo igiene e profilassi. Eppure distruggere un corpo è più facile di quanto pensiate: basta un ago, una lama, un disegno, uno schizzo, un termometro introdotto in gola, una tempia sfondata, una forchetta.” Questo, ora, è un organo interno dell’anatomia dei pesci. Essa viene utilizzata per adattare il peso specifico del pesce all’ambiente riempiendosi di gas, sfruttando il principio (poi scoperto da Archimede) in modo da poter nuotare consumando meno energia e da poter effettuare spostamenti verticali senza nuotare. (E non “sfruttando il principio di Archimede”, Wikipedia). (f.to di f. gambaro)