mercoledì 29 gennaio 2014

"L'ultima biblioteca" di Gaetano Altopiano

So di non avere piacere nel raccontare di quest’uomo, ma mi rassegno al fatto che non tutte le nostre azioni procurano piacere e nondimeno non possiamo evitare di farle. Considero questa, quindi, una di quelle. Un uomo privo di spirito, inutile ai propri simili, eppure duro e intransigente al punto che non meriterebbe menzione. Proverò comunque a riferirne mettendoci del mio dove dovrebbero mancarmi motivo e materia per farlo. Tanto, ogni storia, altro non è che il riflesso della storia di chi la sta scrivendo con una conseguenza che sappiamo essere devastante e monotona. L’uso perpetuo dello stesso alfabeto, l’unica biblioteca, per quanto vasta, a cui attingere: un solo racconto scritto in milioni di modi possibili. Per gli “Anulari” la storia è un circolo, e niente esiste che non sia già esistito e che non esisterà nuovamente, letteratura compresa. Penso di nuovo a scale che non portano da nessuna parte, a finestre irraggiungibili, all’ultima frase di un racconto che si ripete alla fine di ogni racconto possibile (un’ossessione). Concludo: conosco per certo che l’uomo avrebbe voluto vivere in solitudine ma la mia facoltà mi concede la libertà di collocarlo in qualunque luogo io voglia. La fine è inevitabile.