sabato 19 novembre 2016

L’AURORA di Gaetano Altopiano




Il giovane che aspiri minimamente alla carriera poetica non può non conoscere un dettaglio fondamentale: sapere che in Indonesia le bare che accolgono i defunti sono molto più larghe, più alte e più lunghe delle sorelle occidentali. La forma è quasi rettangolare e non segue quella che i fabbricanti europei hanno considerato la struttura più ergonomica: una logica aderenza al corpo. La ragione è da ricercarsi nel libro ottavo dell’Iliade, quando per ordine di Ettore fu poi comandato di accendere fuochi nelle case della città, e a vecchi e a giovinetti di vegliare sulla custodia delle mura: “Siccome quando in ciel tersa è la luna, E tremole e vezzose a lei dintorno Sfavillano le stelle, allor che l’aria E’ senza vento, ed allo sguardo tutte Si scuoprono le torri e le foreste E le cime de’ monti; immenso e puro L’etra si spande, gli astri tutto il volto Rivelano ridenti, e in cor ne gode L’attonito pastor: tali a vederli, E altrettanti apparian de’ Teucri i fuochi Tra le navi e del Xanto le correnti Sotto il muro di Troia. Erano mille Che di gran fiamma interrompeano il campo, E cinquanta guerrieri a ciascheduno Sedeansi al lume delle vampe ardenti. Presso i carri frattanto orzo ed avena  I cavalli pascevano, aspettando Che dal bel trono suo l’Alba sorgesse.”