La convinzione di avere poco
tempo ci accompagna per tutta la vita. Anche quella secondo la quale l’uomo non
sarebbe nato per mangiare carne. Ci si trascina, quindi, tra impegni mai del
tutto risolti, a forza di diete vegetali. Le tribù della Papua Nuova Guinea
mangiano regolarmente proteine animali (anche umane) e in particolare organi
importanti come il cuore o i genitali: sostengono così di acquisire la forza e
la virilità che in quell’organo erano contenute. Anche Umberto Veronesi,
dicendo “siamo quello che mangiamo”, sostiene la stessa cosa.
martedì 31 dicembre 2013
lunedì 30 dicembre 2013
"Umanità tre" di Gaetano Altopiano
Ombretta è una bambina di dieci anni e pesa a occhio e croce quaranta chili. Faccia rotonda, capelli neri. Non particolarmente carina, né intelligente, ha una voce sottile e insidiosa, sono almeno 300 hertz. Non sa giocare, mangia in continuazione ed è dispettosa: invitata, ha preteso che il nostro cane fosse chiuso in garage, genitori imbarazzatissimi. A malincuore, si è proceduto. Mia suocera, l’indomani, ci racconta di averla sognata: a vent’anni restava incinta di un cingalese, andava a servizio, le amputavano una mano, finiva la giovinezza battendo i marciapiedi.
domenica 29 dicembre 2013
"Umanità due" di Gaetano Altopiano
Un film che è una novità assoluta. Di più. Siamo a livelli superiori, ai massimi consentiti dalla sopportazione emozionale: i precedenti, porno compresi, per quanto illustri, non sono nemmeno paragonabili. Preparatevi, il tema è esplosivo: Nymphomaniac, di Lars von Trier, storia di Joe e dei suoi 50 anni di malattia, 240 minuti di noia che diventano più di 300 nella versione integrale. Un supplizio. In Italia, “coraggiosamente”, lo producono Ginevra e Lapo Elkann. Dovremmo tutti andare a vederlo. Essere solidali.
"Di Renzi di Cerasa e di come cadono le foglie" di Francesco Gambaro
http://francescogambaro.wordpress.com/
sabato 28 dicembre 2013
"Umanità" di Gaetano Altopiano
L’uomo addetto alla
segnalazione, nei cantieri stradali, è il Moviere: stop, via libera,
rallentare. Lavoro svolto manualmente ma anche, da un po’, solo un omino
meccanico che muove in continuazione una bandiera. In Spagna, ad esempio,
nell’88, visto personalmente: dove usavano rulli compressori larghi quanto le due carreggiate e dove
restammo per un’ora buona in colonna. Di quest’omino riconobbi utilità ma non
beneficio (dato che il fermo fu provocato dal fatto che si era inceppato a
bandiera rossa) e a mia moglie dissi qualcosa a proposito dell’attesa. Lei si
limitò ad ascoltare, non rispose. Fissava la mano del manichino che le sembrava
(disse) spaventosamente umana.
venerdì 27 dicembre 2013
"Sacrifici inutili, ma inevitabili" di Gaetano Altopiano
I cento migliori ristoranti d’Italia non sono i peggiori. E’ un dato. Mi chiedo, è veramente un’affermazione logica? Potrebbe, ma potrebbe anche non esserlo: il fatto che sia stato “qualcuno” a sancire questo primato fa la differenza. Difatti un ristorante qualsiasi, non necessariamente primo o ultimo di una qualunque classifica, potrebbe essere buono o non buono, migliore, appunto, o peggiore di altri. E’ solo il gusto personale che lo rende diverso. Ma il giornalisticogastronomico stabilisce un podio. I commensali prenotano, si sacrificano, a prescindere dalla verità.
giovedì 26 dicembre 2013
"Pagine memorabili (e amici insostituibili)" di Gaetano Altopiano
Grazie. Grazie per avermi fatto sapere che la mutazione del cromosoma 8 porta al “daltonismo” totale. Che in genere i daltonici sono meno di uno su trentamila, ma che a Pingelap sono il dieci per cento dell’intera popolazione. Che non solo non distinguono i colori, ma che addirittura non sopportano la luce tanto da uscire all’aperto solo al buio della sera. Pensa. Quello che mi ha lasciato di stucco è però sapere che, a sentirli dire, il chiaroscuro mostra loro variazioni di luminosità normalmente nascoste agli altri esseri umani. Che quella visione non teme confronti coi più accattivanti tra i colori. C’entrerà qualcosa “Film” e Buster Keaton?
(Judith Schalansky, Atlante delle isole remote, Bompiani, pagina 98)
mercoledì 25 dicembre 2013
"Michele S." di Gaetano Altopiano
Michele Strogoff avrebbe preferito viaggiare d’inverno, piuttosto che in luglio, per come in effetti gli accadde. Poiché, nonostante il freddo non sia certo preferibile al caldo, la neve è talmente abbondante da rendere le pianure della Siberia perfettamente uniformi e percorribili in slitta, mezzo che, come si può immaginare, poteva accorciare di molto quel viaggio. Nel caso non lo sapeste uccise il suo primo orso quando era appena un ragazzo. Oltre alle centinaia di altre bestie che si possono immaginare. Ma questo (tutto questo) non basta: nessuno crede più allo Zar o a animali come il lupo, l’istrice o il gatto selvatico. I miei figli rientrano alle sei del mattino, quando io mi alzo per il primo caffè.
"Giornale del 24" di Gaetano Altopiano
L’oroscopo di oggi gli consiglia: fase crescente, bel tempo, incontri inaspettati, soldi, gioco vincente, baci dai parenti. Auto da cambiare all’anno nuovo e amore a gonfie vele. L’uomo guarda nello specchietto e pensa: fase crescente, incontri inaspettati, soldi, gioco vincente, baci dai parenti. Auto da cambiare all’anno nuovo e amore a gonfie vele. Poi guarda la sua propria faccia che non lo convince. Più si avvicina, più questa non lo convince. Accosta la Fiat 500 e si spara. (Villabate, 23/12).
martedì 24 dicembre 2013
lunedì 23 dicembre 2013
domenica 22 dicembre 2013
"Il rasoio che motu proprio" di Nicola Di Maio
il
rasoio che motu proprio
disobbedì
alla mano e tranciò
di
netto tre quarti del mio baffo
(quello
destro) acrobata
assieme a un urlo
fece
un volo dentro il cesso
il
barbiere a consulto
sghignazzò
sdentato e greve
meditò
allargò le braccia
e
risoluto “tagliamo l’altro” disse
(riferendosi
al sinistro)
e
disse ancora: ad opera compiuta
e
a mio conforto: “senza baffi
mi
sembra più ragazzo glielo giuro”
e
infatti ora mi strizzo l’occhio
e
in questo specchio nudo
gioco
a dadi con me stesso
"Il misantropo tre (shi wueng)" di Gaetano Altopiano
Il maestro Shi Wueng pratica
il Kung Fu interiore. Sarebbe corretto dire “vive” il Kung Fu interiore, dato
che l’arte marziale è uno stile di vita, non banalissimo sport. Il piccolo Wueng a sette anni fece un sogno:
sognò che si sarebbe guadagnato da vivere praticando un’arte e a quattordici prese
i voti ritirandosi nel convento Shaolin, sui monti Songshan della Cina
settentrionale. Scelse di fare la tigre, poi l’orso e alla fine il leopardo.
Oggi è una scimmia: trascorre il tempo in meditazione, beve estratto di bambù e
non usa più la parola.
sabato 21 dicembre 2013
"Il misantropo due (io)" di Gaetano Altopiano
Volevo precisare meglio. Nel
tentativo (maldestro) di aggiustare le cose, di ridare dignità (?) o
(soprattutto) di salvare le apparenze, qualcuno reinventa le parole, ovvero le
definizioni, convinto che sia necessario se non addirittura indispensabile. Ci studia sopra e partorisce, letteralmente
dico: ma solo aborti di parole. Vuote e fasulle. Inutili, per esempio, a
rendere meno infelice la vita agli infelici. Questi signori, un tempo chiamati
giustamente “somari” oggi si definiscono “diversamente intelligenti”.
venerdì 20 dicembre 2013
"Il misantropo" di Gaetano Altopiano
Bello è: avere pochi rapporti con i propri simili. Bellissimo è: non averne affatto. Sei selettivo amico mio, ami solo il caffé di casa e sei ipercritico nei confronti degli altri. Non sopporti gli odori, detesti anche soltanto sentire parlare. Disumano direi. E te lo dico infatti. Forse dovrei smetterla di chiamarti amico, penso che la definizione adesso non ti si addica, non credi? Trovare un termine più adatto. “Diversamente amico”. Trovato.
giovedì 19 dicembre 2013
"Conservazione due" di Gaetano Altopiano
Scoperto finalmente il
segreto per rimanere giovani. Non basta soltanto lo sport, il divieto di fumo,
una dieta più o meno rigida: il rapporto tra trigliceridi e colesterolo (buono)
deve dare un valore inferiore a 2. Meglio se 1 - 1,50. Si è studiato infatti che in alcuni
soggetti, i diabetici per esempio, dove questo valore è invece molto più alto,
si ha invecchiamento precoce. Ovviamente anche cerebrale. Gli zuccheri, quindi,
presenti un po’ dovunque in natura, avrebbero un ruolo fondamentale nella
storia dell’evoluzione umana e regole come questa, se osservate, probabilmente
cambiano il corso della storia.
mercoledì 18 dicembre 2013
"Non muoiono mai" di Gaetano Altopiano
Niente ne sapevo
dell’allunaggio cinese, io continuo a lavorare alle ville e giardini del
comune, a farmi la mia vita e a sbevazzare come al solito (Taverna del tiro,
ndr). Tutto normale. Se può influire sull’andamento dei mercati? E che ne so,
non ci capisco niente di queste cose. Forse l’hanno fatto perché sulla luna c’erano andati i russi e gli
americani, prima, solo che quelli hanno fatto un gran rumore e questi ci sono
andati in assoluto silenzio. Certo, sti cinesi sono strani in effetti: pagano
solo in contanti, non possono fare figli, dormono in dieci nella stessa stanza
e spediscono i loro morti nei container. Mai visto funerali. E poi, cacchio, si
mangiano pure i cani.
martedì 17 dicembre 2013
"Conservazione" di Gaetano Altopiano
Il Gasometro di Via Remo
Sandron. Alle spalle dell’Ucciardone, se consideriamo il carcere dal suo
ingresso principale, proprio di fronte, se lo consideriamo dal lato
dell’ingresso dei magistrati. Uno scheletro, se lo guardiamo dal basso. Un
pozzo gigantesco se guardiamo dall’alto. Né più né meno che il colosseo, ma di
travi di ferro, visto nell’insieme. Archeologia urbana anni ’50. Enrico a
tavola domenica ore 13: i nostri corpi rimarranno integri e si conserveranno a
lungo, molto a lungo. Parliamo di secoli. La carne non subirà alcun mutamento e
rimarrà incorrotta. Merito di tutti i conservanti che abbiamo ingerito.
lunedì 16 dicembre 2013
"Satchmo (Bocca di sacco)" di Gaetano Altopiano
Giulio Verne a undici anni
scappò di casa. Soffriva di borborigmi, nondimeno scrisse “Vingt mille lieues
sous les mers” e inventò il capitano Nemo. Era il 1870. Io vidi per la prima
volta il Nautilus in Tivvù, non sul suo libro, nello stesso identico bianco e
nero delle pagine del romanzo, all’incirca un secolo dopo e con l’aggiunta
delle musiche di Satchmo Armstrong. Tra il ‘70 e il ‘75 direi, in una
indimenticabile, bellissima serie televisiva di film per ragazzi che si
chiamava “Avventura”. Mi viene la pelle d’oca. Non ricordo nemmeno se ci fosse
ancora il secondo canale. Questo, a proposito della scomparsa dell’ultimo
indiano d’America (13 dicembre 2013).
domenica 15 dicembre 2013
"(La mia)" di Gaetano Altopiano
See-through, trasparente:
quello che vedi e che non vedi. Materia fatta per studiarci dentro, atomi
supervuoti, quattordici chilometri tra l’involucro e il primo elettrone, vetro,
sostanze gassose, acqua, distillati. Una mano attraverso la quale intravedi le
ossa. Una bara di cristallo, mettiamo, la teca di una reliquia. Mezza bottiglia
di Vermentino, le calze di Dita von Teese o l’orecchia con tutte le sue
venuzze. Vetrine di negozio, carta velina, cellofan. Onde televisive.
Elettricità. Radiazioni. L’impronta digitale (la mia) sulla parte interna di un
cristallo.
"Per George Perec a 77 anni 9 mesi e 3198 giorni dalla nascita" di Francesco Gambaro
http://francescogambaro.wordpress.com/
sabato 14 dicembre 2013
venerdì 13 dicembre 2013
"Le vite degli altri" di Gaetano Altopiano
Piazza San Francesco Di
Paola, dicembre, Berlino Est. File di persone, uomini perlopiù, leggono i
giornali tenuti sottovetro. Mai visto prima. Si alternano a gruppi di cinque,
sei, sono davvero in tanti vedo le loro teste, nessuno compra. L’aria è gelida
come si fosse nel 66 – 67 e anche il colore del cielo, le auto, a guardare
bene, non sono che grigiore assoluto. Dal tabaccaio quasi mi aspetto il resto in marchi, televisore ben
piantato alla parete: affitti, telegiornale Rai, da adesso vanno pagati solo con
bonifico, la morsa antievasione dà un’ulteriore, salutare stretta. Bene.
Seguono prossimi giorni misure eccezionali stop. Prinz NSU verde, polizia in
borghese a comando: il soggetto esce adesso dal negozio tabacchi, presunta
direzione via Stabile, procediamo, passo.
giovedì 12 dicembre 2013
"Equazioni" di Gaetano Altopiano
Per quanto non sia affatto un amante del lotto, né tantomeno un giocatore, oggi rifletto. Un numero puntato su una qualsiasi ruota (si chiamano così ma ne sconosco il motivo) ha due sole probabilità di risultato: può uscire o non uscire. Nessun’altra. Le due probabilità sono perfettamente uguali, numericamente identiche, cioè cinquanta e cinquanta su cento e questo, ragionevolmente, dovrebbe incoraggiare chi gioca, ed è così infatti: si convince di un più che possibile successo. Nella realtà, però, le cose sono un po’ diverse. Il fatto che statisticamente una volta su due un numero potrebbe essere estratto vuol dire anche che potrebbe non essere estratto mai, e anche questo è noto al giocatore che, ragionevolmente, dovrebbe esserne scoraggiato ma nonostante tutto persevera. E’ convinto che “prima o poi” arriverà il suo momento. Pensiamo ora alle probabilità, appunto, in termini di “successo” o “insuccesso” e al gioco come evento che accade in uno spazio/tempo (il nostro). In questo contesto le due probabilità sono immodificabili da leggi fisiche, tranne nell’ipotesi di malafede, ovviamente. Non dipendono dal numero di tentativi del giocatore, né da altri fattori che non siano soltanto 'il caso'. Un caso che potrebbe non avverarsi mai. Insomma, l’equazione puntata / tempo = vincita (successo) non esiste. Il gioco avrebbe senso in una dimensione senza tempo: il giocatore non avrebbe ragione di sperare, poiché la speranza non esisterebbe, e il numero puntato, non dipendendo dal tempo in termini di evento che accade o può accadere, sarebbe estratto continuamente.
mercoledì 11 dicembre 2013
martedì 10 dicembre 2013
"Promozioni 2" di Gaetano Altopiano
Si dice che Matteo Renzi
abbia un rapporto consolidato con la premier tedesca. Si incontrano a quanto
pare, o lo hanno fatto diverse volte in passato. Se è vero bisogna ammettere
che questa signora ha un talento particolare nel riconoscere i vincenti. O c’è
sotto dell’altro?
lunedì 9 dicembre 2013
"Promozioni" di Gaetano Altopiano
Perché dovremmo fare altro se non quello che ci piace? Facile. Perché il piacere è il risultato di una selezione: ci arrivi empiricamente e solo dopo avere sperimentato anche il contrario. Il dispiacere. Non solo. Diciamo che il piacere è una serie di dispiaceri che gli sono stati indispensabili, un po’ come operai stanno a fabbrica, dieta sta a linea, sobrietà sta a ottime transaminasi. Promozione del contrario.
domenica 8 dicembre 2013
"La ragazza di Trieste" di Gaetano Altopiano
Non che io sia particolarmente sensibile ma guardare certe foto mi fa veramente effetto. Alcune, poche però, pochissime, scopro che addirittura fanno in me qualcosa di ulteriore: supereffetto. Hanno potere evocativo, di forte incantamento. Quella che ho visto oggi, per esempio (bianconero di Ferreri, Ben Gazzara e Bukowski), inaspettatamente mi ha fatto ricrescere i capelli, reso la pelle nuovamente liscia, mi ha rialzato persino di cinque centimetri. E’ incredibile l’effetto esercitato dall’amore, dall’innamoramento dovrei dire: di botto mi ricordo di una donna per cui stravedevo. Ornella Muti. Magnifica. Il film, ovviamente, è quello di Pasquale Festa Campanile protagonisti lei e Gazzarra. Aveva ventisette anni, io venti.
sabato 7 dicembre 2013
"Tre volte niente" di Gaetano Altopiano
Niente da fare. Nisba. La mia natura viene sempre fuori. Essere non qualcun’altro, certo, ma qualcos’altro, provarci almeno, in ogni discussione, nelle scelte, cercare di adattarmi a mondo e circostanze in previsione di possibili guadagni. Del tutto inutile. Devo ogni volta camuffare, dissimulare, mistificare, e questo con dispendio di energie che la salute non sopporta e che non portano ad alcun risultato, tanto che puntualmente la voglia viene meno e mi ritiro. Il tema è: avere torto o ragione. Anzi, avere torto o ragione? Un mestiere che non farei mai è l’avvocato, per esempio. Uno di quelli in cui, come a un militare, accade l’irreversibile: si smette definitivamente di essere ciò che si è e si diventa altro: avere ragione, sempre. Aule di tribunale, vita di tutti i giorni, studi professionali (perennemente, insopportabilmente, alle sei del pomeriggio).
venerdì 6 dicembre 2013
"Niente 2" di Gaetano Altopiano
Rispetto al fatto che avremmo potuto avere
duecentocinquantamilioni di facce diverse, più o meno lo stesso
numero di ipotetici caratteri, di diversi modi di pensare, di
ammalarci addirittura o di scrivere l’autografo, le nostre
possibilità di scelta sono davvero limitate: prendere o lasciare.
giovedì 5 dicembre 2013
"Niente" di Gaetano Altopiano
Non ho più buoni orgasmi. Non
quelli di una volta, intendo. Da ragazzo davvero sentivi il black-out con il
mondo, era come tranciare i cavi della luce: più il taglio era secco più eri
felice, non per il sesso soltanto, o per il puro piacere, quanto per la soddisfazione
di averla personalmente spuntata. Nel minuto seguente ogni azione ti era
impossibile, persino quella del pensiero. Per quel minimo, ma equilibrato,
soddisfacente spazio di tempo restavi finalmente inattivo. Tutto si
interrompeva e tu semplicemente godevi. Non eri in attesa, non speravi in
niente.
mercoledì 4 dicembre 2013
"Incidenti" di Gaetano Altopiano
Per capire alla perfezione un
concetto come “incidente”, provate a pensare a questo: Cate Blanchett viaggia
su una corriera in compagnia del marito (Brad Pitt), una strada che si
arrampica sul Grande Atlante, in Marocco. Lei si è assopita, la testa poggiata
al finestrino, l’uomo segue con gli occhi i tornanti sempre più alti. Sulla
cresta di uno dei rilievi, intanto, due pastorelli giocano col fucile del
padre. Un’arma da caccia grossa, precisa e potente, che l’uomo ha avuto in
regalo da un turista. Puntano verso il burrone, fanno finta, mirano al pullman,
ma il più piccolo all’improvviso spara. L’incidente non è altro che un “clang”
ovattato: il vetro che si buca. E’ il sussulto della donna; l’uomo che ancora
non capisce. Un rivolo di sangue (nemmeno tanto forte) che comincia a
colare.
(da BABEL, di Alejandro
Gonzalez Inarritu)
martedì 3 dicembre 2013
"Diete di silenzio" di Gaetano Altopiano
eMi piace quando tutti
smettono di parlare. E’ un momento d’oro. Quando le idee sono finite, le bocche
asciutte, le cose dette e ridette e ognuno rimane in silenzio. Un godimento
mistico, giuro. Nessuno, finalmente, deve più dire la sua, si è sollevati
dall’obbligo: uomini e donne acquistano dignità e anche lo spazio diventa un
luogo di preghiera, si è pronti infine a tacere. Al bar, per esempio, fateci
caso: c’è un attimo, ma appena uno, in cui si sentono solo i rumori della
natura, scarpe che scricchiolano, delle stoviglie, un colpo di tosse, ma
neanche l’ombra delle parola. Io sono ben disposto alla simpatia,
all’improvviso disponibile, a qualcuno in quel momento stringerei perfino la
mano.
lunedì 2 dicembre 2013
"Inaffidabilità" di Gaetano Altopiano
Certe volte il mio stomaco “digerisce durissimo ferro”*. Altre non vuole saperne, nemmeno un semolino o un passato di carote. Niente. Eppure, le mie abitudini sono quasi da caserma: regolarità di orari e di alimenti, poco vino, molto movimento.Vallo a capire. E’ come coi sentimenti, certi giorni volete bene a qualcuno, altri lo detestate, senza che quello abbia fatto in effetti niente di male e senza che voi, dalla vostra, abbiate avvertito alcun mutamento. Lo stesso vale per il lavoro, per il tempo: dover decidere, nessuna voglia, c’è il sole, piove. Oggi non è proprio giornata.
*(M.Moore, il Gerboa)
domenica 1 dicembre 2013
"Riccardo" di Gaetano Altopiano
Mi mostra una medaglietta e
un diploma. Terza liceo Convitto Nazionale, anno 2012, primo, dico primo,
dell’istituto. La scuola è quella di Corso Vittorio Emanuele a Palermo, e lui
solo un bambino allungato troppo (avrebbe detto la Munro ). Il primo tra duetrecento
ragazzi, capite? Pensavo fossero cose di
altri tempi e invece. Si legge: lo studente si è distinto per assiduità,
profitto e merito. Firma del Rettore e di due esaminatori. Riccardo ripone gli
oggetti in uno dei cassetti di un
mobiluccio all’ingresso. Si scende in trattoria. Non so se essere felice per
lui o per me.
sabato 30 novembre 2013
"Paletti di terra" di Gaetano Altopiano
L’importante è avere le carte a posto. Quello che pensiamo,
cioè, se non condividiamo, considerando assurdo avere le carte a posto, prima
ancora che le nostre coscienze, è secondario. Anzi, non conta affatto. Al
solito, da noi, si distorcono i concetti: l’onestà non è più far di tutto per
evitare quanto umanamente possibile in materia di disonestà, a prescindere dai
protocolli, ma solo avere applicato la legge. Che in genere corrisponde alla
necessità di trovare un colpevole. Qualcuno su cui scaricare una tensione che è
sempre più forte. Un paletto di messa a terra, diciamo.
"Non è Kafka" di Gaetano Altopiano
Un giudice, anzi, una
giudice, in un processo per omicidio, accoglie la tesi della difesa che invoca
l’infermità mentale dell’imputato. Niente ergastolo. Accolta. Quello che è
strano è che la perizia degli psicologi (incaricati dai difensori) sostiene una
“temporanea incapacità di intendere e di volere” limitata al solo, esclusivo
momento del femminicidio. Giurisprudenza: “L’imputato, nell’attimo
dell’assassinio, era incapace di intendere e di volere.”
(non è Kafka, ma l’omicidio
Petrucci, Palermo 19/10/2012)
venerdì 29 novembre 2013
giovedì 28 novembre 2013
"Cinque che sembrano venti" di Gaetano Altopiano
“Provi ad assaggiare questo
pane, signor mio, non sembra pizza? E questa mortadella, non è in tutto e per
tutto un bocconcino di tartufo?” Il pizzicagnolo mi incalza, non riesco a
concentrarmi, e intanto la bottega si riempie. Due etti di prosciutto, mozzarella,
il pane e un poco di formaggio grattugiato: se non ricordo male è tutto. Colpo
di tosse, una signora spinge. “Guardi, la nostra pasta è alle erbe, e ho certi
filetti di sgombro che sembrano fettine di salmone”. Ma certo. Certo. Insomma,
in questo posto tutte le cose sono qualcos’altro. Il pane è pizza, la
mortadella tartufo, la pasta è erba e lo sgombro salmone. “Viene dodici euri”
mi fa. Prendo un pezzo da cinque e pago. “Le prenda, dico, e mi dia il resto.
Sono cinque, sì, ma non sembrano venti?”
mercoledì 27 novembre 2013
"Terapie farmacologiche" di Gaetano Altopiano
A proposito di paradossi, eccone uno. Come può una scienza inesatta elevarsi a scienza esatta senza averne titolo? Pensate sia impossibile che uno scolaro che si autopromuova ogni anno alla classe superiore. Giustamente. Gli “Studi di settore” sono lo strumento più iniquo che il sistema tributario abbia potuto escogitare: applicano lo spirito della Medicina Interna che in base alla risposta di certo numero di pazienti stabilisce la bontà di un farmaco, partendo dal presupposto di Uniformità biologica quasi assoluta; tralasciano però (volutamente) l’anamnesi, che è invece indispensabile per l’obiettività di una giusta terapia farmacologia. Non ci si può convincere che le aziende (di ogni certo settore) siano tutte uguali davanti al fisco, solo perché qualcuno lo ha sancito, o anche per comodità. Né si può pensare che tutte le aziende (di ogni certo settore) pur avendo stesso numero di dipendenti, stesso volume d’affari, debbano produrre necessariamente lo stesso reddito. Non è affatto stabilito. La storia di un’azienda, la sua vitalità, quello che può produrre non è mai uguale. E come potrebbe? Geografie, tradizioni, gestioni, le rendono diverse.
martedì 26 novembre 2013
"Muscoli, ossa, cervello", di Gaetano Altopiano
Proprio come una macchina il nostro corpo si usura. Nel tempo, ogni parte di noi si consuma, ogni organo, muscolo, il più piccolo osso. Ci si scopre, a una certa età, a sentire fastidi che non se ne vanno, malumori che non si dissipano, dolori che persistono anche per uno sforzo banale, o per un semplice colpo di freddo. E’ la capacità di recupero che è cambiata. A venti, o trentanni, una contrattura muscolare dura un paio di giorni, a cinquanta, dura due mesi. I tendini, per esempio, sono funi che tirano e un bel giorno improvvisamente mollano: non si riesce più a sollevare un bel niente. Una ferita sanguina più del dovuto, le ernie sgusciano senza rimedio, e anche il cervello non fa eccezione. La nostra capacità di “autoripararci” è venuta meno. O meglio, è venuta meno la volontà: nessuno vuole più essere pronto. Forse per paura di pentirsi?
lunedì 25 novembre 2013
"Scarpe" di Gaetano Altopiano
La signora Miuccia Prada vende stivali da tremila euro ma va in giro in Clark. Il signor Della Valle proclama l’obbligo del versamento contributivo come bisogno nazionale ma fabbrica le Tod’s in Romania. Imelda Marcos, moglie del dittatore filippino, teneva il popolo alla fame ma aveva più di duemila paia di scarpe. Anche Celine Dion, cantante, ha duemila paia di scarpe. Vigevano è la città con la tradizione calzaturiera più antica. Il New England è famoso soprattutto per due cose: Cape Cod, località di villeggiatura, e Alden, tra le scarpe più esclusive del pianeta. Quelle più care, però, le ha create Christopher Michael Shellis, sono da donna e costano 140.000 sterline. La scarpa meno costosa in assoluto non esiste.
domenica 24 novembre 2013
"Presenze" di Gaetano Altopiano
Qual è il dipinto più inquietante? L’isola dei morti ? Saturno che divora i suoi figli? Le visioni dell’aldilà? No. Né Bocklin, né Goya, né Bosch. La perfezione, anzi, non c’entra niente. L’autore è uno sconosciuto, l’opera prodotta in migliaia di esemplari e alle pareti di ogni cucina che si rispetti. “Il ritratto del vecchio ubriacone”. Mezzo busto di un anziano alcolista con tanto di fiasco di vino e guance avvampate. Sorride, e a ognuno che entra e come facesse occhiolino: sembra voler fare parte della famiglia, esservi ospite, fare l’anfitrione. Invece ha intenzioni agghiaccianti. Non è un simpaticone, sta fingendo, l’autore sapeva benissimo si trattasse di un mostro. E ora lo sapete anche voi. Un violento, picchia la moglie e la tiene senza un quattrino. Sfrutta i figli, non lavora da anni. Un mostro seriale. Il clone vi segue dovunque e in ogni casa che visitate il vecchio è lì a aspettare. Tragicamente presente e ossessivo. A casa dei vostri suoceri, difatti, l’uomo vi fissa anche stasera: corre un brivido. Siete costretti a chiudere gli occhi.
sabato 23 novembre 2013
"Biografie sentimentali di uomini e pesci" di Gaetano Altopiano
In tempi come questi, ancora esistono persone serie? Direi di sì. Le riconosci per la colorazione assunta dalla faccia quando fai loro una domanda. Non è il rossore della timidezza. No. E’ il sangue che promette: giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. E giura, infatti. E infatti mantiene. Un tale Giuseppe Cottone, amico mio, ristoratore, è una di queste. Il suo locale è in centro, ha un nome ridicolo e il posto non è nemmeno granché, ma il pesce è il più buono della città. Garantito. Parola di ristoratore e di amico. E’ lì che ho conosciuto l’Orata. Quella di mare, s’intende. L’Orata vera. Non quella porcheria che spacciano per tale: grassa, tozza, argentata; identica alle compagne per misura, senza sapore e molliccia. No. Quella che ho conosciuto io era una bestia tropicale: liscia, asciutta, sottile; bocca appuntita e bordata di giallo, colore canna di fucile, pinne caudali lunghe e setose. Bellissima. E poi la carne. Magra e ricca di sapore. Le ho voluto bene da subito.
venerdì 22 novembre 2013
"Incomprensioni" di Gaetano Altopiano
Un attimo dopo, zacchete. La bionda, magra alta e fichissima, già trascina il bamboccio in camera da letto. E’ una padrona: gli monta sopra, lo massaggia, lo bacia sul collo, ma l’uomo chissà cosa crede. Col tacco, infatti, di una scarpa chiodo 12 centimetri, a un certo punto lo infilza sulla scapola destra. Quello ancora non capisce. Grida. Crede che sia uno scherzo. Non sa una parola di russo. Ma come? Pensava a una cosa semplice, rilassante, erotica vecchio stile, magari con sigaretta post-coito. Poco prima, al ristorante, lei gli aveva detto: “mi piacciono i tuoi occhi da frocio”, in russo, ovviamente. E lui, ovviamente, non aveva capito. Il film è Italians, lui un candido Carlo Verdone.
giovedì 21 novembre 2013
"Creazioni" di Gaetano Altopiano
Secondo Vito Mancuso (Il
Principio Passione) la
Creazione dell’universo non sarebbe avvenuta secondo la
narrazione della Genesi, nei famosi sette giorni, né, naturalmente, solo
secondo aggregamento casuale di particelle in un fatidico attimo di 13,8 miliardi
di anni fa, ma continuerebbe tuttora. Quindi, la vita a cui assistiamo non è
evoluzione ma creazione. Il tentativo è quello di conciliare l’esistenza di Dio
con l’evoluzionismo appunto. Cioè: essendo ancora in atto, la creazione,
sarebbe un lavoro che viene sempre più perfezionandosi, spiegando, direi
giustificando, la possibilità che il male, in termini di malattie, morte,
catastrofi naturali, non si sia esaurito in quanto parte ancora da correggere,
o qualcosa del genere. Lo scopo (antropocentrismo) non sarebbe l’Homo Sapiens
ma il Sapiens Sapiens, obiettivo finale del Creatore: non più uomini ma solo
spirito/sapienza. Al capitolo 5 scopro che l’universo è vuoto al 99%. La
materia non esiste. E’ solo un’aggregazione di forze. Quello che non mi è chiaro
è: cosa sarebbe il vuoto? Chi spinge le forze?
mercoledì 20 novembre 2013
"Riunioni" di Gaetano Altopiano
Tavole rotonde. Tavole
quadrate. A ferro di cavallo. Il nostro è un ovaloide, e siamo in otto. Nove.
Tutte persone importanti, ehilà, tranne il sottoscritto, ovviamente. Si parla
di ribassi d’asta, di costo della mano d’opera, del trend di mercato e di
quanto siano affidabili le imprese che offrono sconti così alti in edilizia,
come mai prima d’ora. Che bello saper dire le cose e dirle nel modo più limpido
possibile. E’ un grande dono la chiarezza, e uno ancor maggiore la sintesi.
Certo. Ma ognuno tira acqua al suo mulino, come potrebbe non essere così? E in
questo tentativo, in barba all’ABC della conversazione, le voci si accavallano,
si incrociano, fino a confondersi del tutto. Come potrebbe non essere così? Dopo
tre quarti d’ora non si è arrivati a niente. Forse perché era questo l’obiettivo:
non arrivare a niente. Non dire niente. Non volere niente. Saluti, strette di
mano. Uno mi fa: ma tu non hai capito un tubo, scherzi? E insiste nel dire che
io non ho capito niente, mentre invece, io, ho capito benissimo. Mi ricordo
allora di averlo sentito gridare, prima: ma mi fai parlare, ripeteva, mi fai
parlare. Due, tre, quattro volte.
martedì 19 novembre 2013
lunedì 18 novembre 2013
domenica 17 novembre 2013
sabato 16 novembre 2013
venerdì 15 novembre 2013
"Riempitivi" di Gaetano Altopiano
Certuni sono baciati dalla grazia. Alcuni li
conosco, altri solo di fama. A volte riesco a leggerli direttamente, altre, me
li godo al telefono letti da un sacerdote che è un vero esperto nel
rintracciarli. Bè, quando succede, credetemi, sono tutto un fremito. Ricordate
il mito di Demetra? Sorella di Zeus. Dea della vita e della morte. “Portatrice
di stagioni”, pensate. E della mitologia, in generale, cosa ricordate? Mi piace
pensare alla lettura come a una graticola sempre sul fuoco: sotto, per quanto
soffi vento e faccia tempesta, la brace cova sempre in attesa. Sembra sia
spenta, e invece, oplà, ricomincia a covare. Pronta a riaccendersi per
sfrigolanti tocchetti di carne. Un grazie a Pietrangelo Buttafuoco per il suo Riempitivo di ieri sul Foglio.
giovedì 14 novembre 2013
mercoledì 13 novembre 2013
martedì 12 novembre 2013
lunedì 11 novembre 2013
domenica 10 novembre 2013
sabato 9 novembre 2013
venerdì 8 novembre 2013
"I soccombenti" di Gaetano Altopiano
Ogni cittadino è un Contribuente. “Contribuente” è chi contribuisce. Così, almeno, dovrebbe
essere. Con-tribuire vuol dire letteralmente concedere un tributo, ossia,
offrire una parte di ciò che si ha, ma solo una parte. Per contributo, infatti,
si intende “un apporto” (non un pieno
trasferimento) di materia energetica, umana, in questo caso economica, che affluisce in un bacino già
“fatto”, non da realizzare (altrimenti si chiamerebbe diversamente); un atto
volontario, quindi, fondato sull’etica e sulla capacità di giudizio: faccio
parte di una famiglia, la riconosco un’istituzione, traggo vantaggi da questo,
fornisco una forza proporzionata ai miei mezzi. Un atto necessario, certo, ma
che andrebbe compiuto solo in base alla disposizione finanziaria di ognuno,
nessuno escluso, naturalmente, solo in base a quella. E solo in modo
volontario. Esattamente come volontario (e mai nessuno si è sognato di considerarlo
diversamente) è l’altro compito del contribuente: partecipare allo sviluppo
sociale attraverso l’immissione di parte del suo capitale nell’attivo
circolante della vita di tutti i giorni: fare la spesa, vestirsi, investire
eccetera). Il concetto di Contribuente, e il suo compito, sono stati distorti. Il Contributo è una Tassa, oggi, “un prezzo” da pagare per
appartenere all’istituzione, il cui importo, tra l’altro, viene fissato
arbitrariamente senza aver sentito le parti. Esponenziale, rispetto alle
necessità del richiedente. Ora, uno: tentare di risanare il debito pubblico con
questo sistema è assolutamente inutile, anzi, fallimentare. E’ come avere un
debito di 1000 euro e cercare di pagarlo dando acconti di 5 centesimi per
volta. Vi pare possibile? Due: questo sistema, a lungo andare, ha privato i
contribuenti del necessario per poter partecipare a quello sviluppo sociale
indispensabile (più dei conti pubblici in ordine) per fare di una nazione una
nazione ricca. Da qui la depressione.
giovedì 7 novembre 2013
mercoledì 6 novembre 2013
martedì 5 novembre 2013
lunedì 4 novembre 2013
domenica 3 novembre 2013
sabato 2 novembre 2013
venerdì 1 novembre 2013
giovedì 31 ottobre 2013
mercoledì 30 ottobre 2013
martedì 29 ottobre 2013
lunedì 28 ottobre 2013
domenica 27 ottobre 2013
sabato 26 ottobre 2013
venerdì 25 ottobre 2013
giovedì 24 ottobre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
martedì 22 ottobre 2013
lunedì 21 ottobre 2013
domenica 20 ottobre 2013
sabato 19 ottobre 2013
venerdì 18 ottobre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
mercoledì 16 ottobre 2013
martedì 15 ottobre 2013
lunedì 14 ottobre 2013
domenica 13 ottobre 2013
sabato 12 ottobre 2013
"Aplomb inglese" di Gaetano Altopiano
Ringraziamo il Governo maltese per la collaborazione. Ringraziamo Barroso, per la visita a Lampedusa. Ringraziamo il Parlamento europeo per il minuto di silenzio osservato in memoria dei morti. Non c’è che dire: il problema dei migranti finalmente non è più solo italiano (ovvero, non più solo siciliano) riferisce Enrico Letta. Non sa quello che dice o è male informato. I nostri fratelli inglesi, ad esempio, da anni se ne accollano a carovane, e di ogni nazione. Provate ad andare di venerdì sera ai magazzini Harrods e vedrete: siriani, libici, iraniani, fiumi di extracomunitari in fila da Gucci, Hermes, Tiffany, e fuori filari di Bentley e Rolls in attesa. Diamine, l’Inghilterra, si è mai lamentata?
venerdì 11 ottobre 2013
giovedì 10 ottobre 2013
mercoledì 9 ottobre 2013
martedì 8 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
domenica 6 ottobre 2013
sabato 5 ottobre 2013
venerdì 4 ottobre 2013
"I resistenti" di Gaetano Altopiano
Occorre specializzarsi nelle specializzazioni. Specializzarsi nelle specializzazioni delle specializzazioni. Lo dicono i miei ragazzi. Puntare verso il nord geografico, dritto verso il rigore dell’apice dei triangoli. Lassù attende la gloria. Non basta conoscere ottimamente le cose, non più, bisogna filtrare ancora, spremere il succo, filtrare ancora, ancora, e arrivare a distillazione. E’ ovvio che tutto questo, ammesso che abbia un senso (dico io), costa fatica e sacrificio, ma i tempi questo prevedono. Amen. I pantaloni? Sempre più corti e attillati. La cena? Porzioni giapponesi. I corpi? Magrezza, diavolo, magrezza! Studiare fino a spaccarsi la schiena, mirare non a quello per cui ci si sente portati, che è così inutile, ma a quello che pretende il mercato. Al massimo un paio di bicchieri il venerdì sera, nient’altro. Un mondo di mutilati, diceva Bernhard. E le parole? Usarne il meno possibile, e se si può, meglio soltanto all’anglosassone. E poi, velocità, messaggi in codice, nessuna perdita di tempo: questo è determinante. Glenn Gould detestava le persone che parlano senza aver finito di pensare, dunque detestava quasi tutta l’umanità. Erano gli anni 60, mi pare. Parole di Thomas Bernhard.
giovedì 3 ottobre 2013
mercoledì 2 ottobre 2013
martedì 1 ottobre 2013
lunedì 30 settembre 2013
domenica 29 settembre 2013
"Scansatevi, o voi credenti nella materia" di Francesco Gambaro
http://francescogambaro.wordpress.com/
sabato 28 settembre 2013
venerdì 27 settembre 2013
giovedì 26 settembre 2013
martedì 24 settembre 2013
"Il lunedì dei barbieri e la tristezza dei portieri", di Francesco Gambaro
http://francescogambaro.wordpress.com/
lunedì 23 settembre 2013
domenica 22 settembre 2013
sabato 21 settembre 2013
venerdì 20 settembre 2013
giovedì 19 settembre 2013
"La minchia a Los Angeles" di Gaetano Altopiano
Te
l’avevo promesso. E io, mantengo le promesse. Sono partito col volo
delle sette e cinquanta e arrivato col treno delle dieci. Los Angeles
è magnifica: città ultramoderna piena di uomini che corrono, di
donne che girano scalze, di auto talmente silenziose che rischi lo
scontro a ogni incrocio. Ho aperto il cofanetto solo dopo essere
rimasto solo con lei. L’albergo era situato in ottima posizione, e
la vista sulla città incantevole. Passava un mare di gente sotto,
sulla strada. Ottimo. Le faccio: non è roba mia, fai attenzione, me
l’hanno prestata. E lei: non me ne importa, basta che scuci i
soldoni. Ha aperto la finestra quel tanto che bastava a mettere fuori
la canna, e: bum.
mercoledì 18 settembre 2013
martedì 17 settembre 2013
"Vapore acqueo" di Gaetano Altopiano
La sigaretta del signor ics è finta. Non è una sigaretta,
infatti, ma un cilindretto che manda vapore acqueo. La tiene dentro un astuccio
portato regolarmente al collo. Salva i polmoni, dice, le arterie e tutto quanto
e io posso godermi il vizio del fumo in santa pace. Vero. Dopo una cena con sola insalata romana,
posticcio della cotoletta, un bel bicchiere d’acqua al posto di un vinello e un
alka seltzer (non si sa mai) tira fuori quel cazzettino e aspira soddisfatto
grandi boccate di vuoto. Nulla di nuovo: il signor ics, come vedete, è abituato a nutrirsi di niente.
Anzi, piuttosto, direi che anela al niente, non al niente che pensiamo,
ovvio, ma a quello che sfacciatamente pretende di essere qualche cosa. Il suo
alimento preferito, nutriente, del resto,
facilissimo da trovare. Lo assume in dosi consistenti durante tutta la
giornata e anche se sembra un paradosso, ne è totalmente pieno. Ma lui non se
ne rende conto, questo è il bello. Pensa (ma non è vero) di avere un’opinione,
un’idea precisa delle cose, e soprattutto pensa di essere un elegante. La
tragedia si consuma quando tenta di insegnare la vita ai figli: dovreste
vederlo con quell’oggetto tra le labbra, gesticolare, sentenziare, sputare
milioni di inutili particelle d’acqua.
lunedì 16 settembre 2013
"Occupy" di Gaetano Altopiano
OCCUPY
1° settembre 1939, la Germania invade la Polonia dando inizio alla seconda guerra mondiale - 1980, mese e giorno impossibili da determinare, Londra, cellule tumorali iniziano il processo di occupazione del fegato di Richard Cromb, con esito infausto -Fine ‘800 inizi ‘900, Il Cairo, gli egiziani senza casa colonizzano il cimitero della città fondando la Città dei morti viventi - 26 dicembre 2003, Roma, CasaPound occupa uno stabile nel quartiere Esquilino diventando un movimento politico – 24 ottobre ’29, New York, Wall street, il martedì nero nel quale la depressione invade il mondo economico inaugurando una crisi senza precedenti - Gennaio 2005, Palermo, Giuseppe Masi prende senza averne diritto (sine titulo) il posto destinato agli invalidi sull’autobus 226 Stazione C/le Villabate: prime proteste contro le minoranze -Nota I.A.C.P. (istituto autonomo case popolari) del sett.2010, si inviano gli atti alla Procura della Repubblica per l’intromissione abusiva in 24 alloggi di via Ammiraglio Rizzo PA: uno dei denunciati si uccide impiccandosi sulle scale - 30 ottobre 1938, Orson Welles diffonde la notizia di una invasione aliena del pianeta Terra: il primo reality show – settembre 2013 Marineo, la glicemia dilaga nell’apparato circolatorio di Rosario Altopiano, classe ’35, arrivando a valori tra 300 e 320: violenta discussione sulle sue abitudini alimentari -
Glossario:
OCCUPAZIONE: presa di possesso di posti o luoghi con mezzi legittimi o con l’uso della forza; KRONOS: il tempo che scorre inesorabile; KAIROS: l’attimo dopo il quale niente sarà più come prima;
domenica 15 settembre 2013
sabato 14 settembre 2013
venerdì 13 settembre 2013
"Gli ultimi stupidi" di Gaetano Altopiano
Gli ultimi
stupidi si incontrano in gruppo a Piazza Repubblica. Si stringono la
mano, si abbracciano tutti, secondo le regole degli stupidi che i
padri hanno tramandato ai figli. Sono in ritardo, si osserva, ma alle
nove fanno in modo di essere seduti al ristorante, cento metri più
avanti, in un bel vicolo della città vecchia. Il tavolo è fissato
per quell’ora, e un appuntamento è un appuntamento, dicono tra di
loro, va rispettato. Quanto la parola data, ogni promessa consegnata,
questo dicono. Bisogna ammettere, infatti, che il gruppo sia
abbastanza preciso, nei modi e negli abiti. Quell’eleganza e quel
gusto tipici degli stupidi di una volta, dalla quale definizione,
infatti, deriva siano detti gli ultimi. Tutti inchinano la testa,
ogni volta che qualcuno si rivolge all’altro, tutti,
indistintamente, vestono abiti scuri. Una di loro, addirittura, una
stupida sui sessanta, spicca tra gli altri per quanto oggi la si
potrebbe definire antiquata. Infinitamente antiquata. Non un solo
particolare, l’ombretto, le scarpe con la fibbia, il biondo troppo
chiaro, ma è l’aria della donna che fa pensare appartenga a un
altro mondo. Due cose ancora, prima che gli stupidi si salutino: il
dolce viene servito in un vassoio smaltato che ha una piccola
incrinatura al centro, tra quella che sembra una margherita e un
tralcio d’edera; alzando gli occhi (vale solo per gli stupidi
seduti dal lato rivolto all’esterno) si possono contare un numero
di centocinquanta gru volare verso sud sud-ovest.
giovedì 12 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
martedì 10 settembre 2013
lunedì 9 settembre 2013
domenica 8 settembre 2013
sabato 7 settembre 2013
venerdì 6 settembre 2013
giovedì 5 settembre 2013
mercoledì 4 settembre 2013
martedì 3 settembre 2013
lunedì 2 settembre 2013
domenica 1 settembre 2013
sabato 31 agosto 2013
venerdì 30 agosto 2013
giovedì 29 agosto 2013
mercoledì 28 agosto 2013
martedì 27 agosto 2013
lunedì 26 agosto 2013
domenica 25 agosto 2013
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giovedì 22 agosto 2013
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domenica 18 agosto 2013
sabato 17 agosto 2013
venerdì 16 agosto 2013
giovedì 15 agosto 2013
mercoledì 14 agosto 2013
martedì 13 agosto 2013
lunedì 12 agosto 2013
domenica 11 agosto 2013
sabato 10 agosto 2013
venerdì 9 agosto 2013
giovedì 8 agosto 2013
mercoledì 7 agosto 2013
martedì 6 agosto 2013
lunedì 5 agosto 2013
domenica 4 agosto 2013
sabato 3 agosto 2013
venerdì 2 agosto 2013
giovedì 1 agosto 2013
mercoledì 31 luglio 2013
martedì 30 luglio 2013
lunedì 29 luglio 2013
domenica 28 luglio 2013
sabato 27 luglio 2013
" La colf della colf " di Corinne Quadarella.
“Signora, io settimana prossima deve partire. Mando lei "mia
sorela”.
E questa è la tipica frase che fa gelare il sangue nelle
vene di tutte noi anche in pieno solleone. Per poi scoprire che “mia sorela”,
altro non è che l’amica della cugina della cognata della zia della suocera
della dirimpettaia della “reggente” colf. Ecco, già vedo alcune sopracciglia
alzate come a dire “ Ma che vuoi, ti lamenti pure? Beata te che ce l’hai la
colf! E io allora che dovrei dire che non ho nessuno su cui contare e faccio
tutto da sola? Chiarisco subito che a prescindere dal fatto si tratti di una
collaboratrice a ore e solo per un paio di giorni la settimana, o anche fosse
“fissa” (per chi può permettersela), voglio capire perché siamo tutte così vulnerabili,
(ma proprio ci manca la terra sotto i piedi) quando le persone che lavorano per
noi, per la nostra casa e la nostra famiglia si allontanano per motivi
personali o di salute, anche solo per poco tempo in qualsiasi periodo
dell’anno. Non riusciamo ad accettarlo come loro diritto, almeno non subito,
non all’istante, non quando sentiamo pronunciare la fatidica frase. Mi spiego
meglio. Certo che lo capiamo, e sappiamo che è negli accordi ed è cosa buona e
giusta. Ma abbiamo sempre la sensazione di subire un torto, un sopruso, perché
mai? E pensieri come - ma proprio
ora che la casa va chiusa per le vacanze e solo lei che la conosce bene, sa come
fare? Ma come, ho passato ore intere a spiegarle ogni angolo, ogni segreto e
possibile difetto di questa casa e ora mi tocca ricominciare tutto da capo? Tutte
le volte che mi sono raccomandata di - chiudere bene le finestre prima di
uscire, (soprattutto quella della cucina, dove gli eventuali ladri, possono
passare dal terrazzo di fronte?) E di - ricordati di annaffiare le piante, e
fallo solo dopo il tramonto, altrimenti prendono una botta di calore e
soffrono. E andando avanti con altre mille fisime simili, tipo - il frigorifero
eh, sai come si sbrina, ti ricordi?, l’abbiamo fatto insieme l’anno scorso! Queste
sono solo alcune delle raccomandazioni che possiamo dare loro in questo periodo
estivo. Nella stagione invernale invece, ci accaniamo per esempio, sul lavaggio
a mano dei pull-over (quelli buoni, eh), sulla stiratura “senza piega” dei
jeans e molto spesso sull’arieggiare bene gli armadi perché non accumulino
troppa polvere portata dai termosifoni. Insomma, istruire una persona che
deve/dovrebbe fare le nostre veci nel già faticoso quotidiano, insegnarle ad
avere cura delle nostre cose, come vogliamo noi, è già un lavoro solo quello. E
ogni tanto succede che, come per
incanto, in un ideale crocevia, tra scope, stracci e sgrassatori in questo
continuo viavai di sostituzioni, incontri una persona che intuisce il da farsi
e anzi, miracolo! sembra ti legga nel pensiero. Quando questo accade, pensi
allora di aver trovato l’angelo custode, ti senti accudita e capita e sempre
più serenamente ti affidi. Ecco, ti affidi perché ti fidi. E io mi sono fidata
e da molto tempo ne sono contenta. Ecco perché quando l’altro giorno ho di
nuovo sentito la frase “Signora, io settimana prossima deve partire”, mi son
tremati i polsi.
Riuscirà “sua sorela” a
farmi rimpiangere la colf della colf?
Buone vacanze.
venerdì 26 luglio 2013
giovedì 25 luglio 2013
mercoledì 24 luglio 2013
martedì 23 luglio 2013
lunedì 22 luglio 2013
domenica 21 luglio 2013
sabato 20 luglio 2013
venerdì 19 luglio 2013
giovedì 18 luglio 2013
mercoledì 17 luglio 2013
martedì 16 luglio 2013
lunedì 15 luglio 2013
domenica 14 luglio 2013
sabato 13 luglio 2013
venerdì 12 luglio 2013
giovedì 11 luglio 2013
mercoledì 10 luglio 2013
martedì 9 luglio 2013
lunedì 8 luglio 2013
domenica 7 luglio 2013
sabato 6 luglio 2013
venerdì 5 luglio 2013
giovedì 4 luglio 2013
mercoledì 3 luglio 2013
martedì 2 luglio 2013
lunedì 1 luglio 2013
domenica 30 giugno 2013
sabato 29 giugno 2013
venerdì 28 giugno 2013
giovedì 27 giugno 2013
mercoledì 26 giugno 2013
martedì 25 giugno 2013
lunedì 24 giugno 2013
domenica 23 giugno 2013
"Un caffè macchiato" di Corinne Quadarella
Roma, un sabato mattina di fine giugno, quartiere Flaminio.
Incorniciato da una parte dal Palazzetto dello sport di Vitellozzi e Nervi, dall'altra dal Villaggio olimpico delle Olimpiadi del 1960 (una buona annata) e dal recente "Ponte della Musica" che in prospettiva collega via Guido Reni al più famoso Auditorium di Renzo Piano. Non è immobile il Flaminio, cambia e non ha paura di rinnovarsi seguendo le esigenze di un'architettura sempre alla ricerca di spazi che siano spazi sociali, piazze per incontrarsi e incontrare.
L'incolpevole chiusura settimanale del sabato del bar all'angolo di via Fracassini, è stato solo l'inizio dell'avventura di stamattina. Alla ricerca del caffè perduto...... bar del Maxxi apertura ore 12, in settimana chiusura alle 19.
Cioè viene escluso il canonico orario della colazione mattutina, fascia 8-11, che a Roma equivale a un suicidio annunciato. Fumanti cappuccini con cornetto, caffè con schiuma, senza, al vetro, corretto, al gingseng, la fantasia applicata alla torrefazione, supera ormai ogni senso del limite. Per non parlare dei tanti salutisti che avrebbero preso dei meravigliosi centrifugati di frutta e verdura a 6 euro l'uno senza scomporsi. Anzi contorcendosi e snocciolandosi seguendo un'affollatissima lezione di Yoga, in programma sempre al Maxxi, nelle mattine del fine settimana, nello spazio antistante l'ingresso del museo. Molti "seguaci" di quella che ormai possiamo definire una setta dell'equosolidale e del biologico, con crusca integrale sempre a portata di mano, in perfetto natur-vegano style. Tutti con il proprio tappetino, convinti da un silenzioso e attento Maestro. Ma neanche un caffè, il bar è chiuso.
Si apre a mezzogiorno, si sbraccia una cameriera da dietro il bancone, intravista a malapena dietro la vetrata del portone d'ingresso, dopo aver cercato più volte e inutilmente di aprire forzando quella specie di maniglione antipanico, tanto di moda. E siamo alle 11e30. I fortunati avventori presenti dopo le 12 avranno sicuramente goduto dei cornetti ormai secchi, rimasti nel cartone del fornitore, chissà. Ma anche l'orario dell'aperitivo, o happy hour che dir si voglia, 18-21 per intenderci, viene ritenuto superfluo per i gestori del suddetto esercizio in armi al polo museale di via Guido Reni. Ormai diventato l'happening di ogni buco appena degno di chiamarsi bar, dal centro città ai Castelli romani, la scusa- ritrovo x incontrare/bere/divertirsi/socializzare (ai miei tempi si diceva rimorchiare), è il momento della giornata che tutti aspettano. No, loro chiudono alle 19, non sia mai viene qualcuno!
E per finire in bellezza, ciliegina sulla torta, libreria dell'Auditorium, sempre sab 22 giugno, pomeriggio inoltrato, quando tutti ma proprio tutti, escono a cercare un po' di fresco, pronti a comprarsi anche una muta da sub o una tenda da campeggio, pur d'ingannare la noia d'essere rimasti in città, loro che fanno? Chiudono x inventario.
Io lo farei a gennaio l'inventario, voi no?
Forse sono io che sono strana, ma al primo che mi viene a dire che non c'è lavoro, ce lo mando e con gusto. Dove?
A quel paese sì, ma non in Italia.
Incorniciato da una parte dal Palazzetto dello sport di Vitellozzi e Nervi, dall'altra dal Villaggio olimpico delle Olimpiadi del 1960 (una buona annata) e dal recente "Ponte della Musica" che in prospettiva collega via Guido Reni al più famoso Auditorium di Renzo Piano. Non è immobile il Flaminio, cambia e non ha paura di rinnovarsi seguendo le esigenze di un'architettura sempre alla ricerca di spazi che siano spazi sociali, piazze per incontrarsi e incontrare.
L'incolpevole chiusura settimanale del sabato del bar all'angolo di via Fracassini, è stato solo l'inizio dell'avventura di stamattina. Alla ricerca del caffè perduto...... bar del Maxxi apertura ore 12, in settimana chiusura alle 19.
Cioè viene escluso il canonico orario della colazione mattutina, fascia 8-11, che a Roma equivale a un suicidio annunciato. Fumanti cappuccini con cornetto, caffè con schiuma, senza, al vetro, corretto, al gingseng, la fantasia applicata alla torrefazione, supera ormai ogni senso del limite. Per non parlare dei tanti salutisti che avrebbero preso dei meravigliosi centrifugati di frutta e verdura a 6 euro l'uno senza scomporsi. Anzi contorcendosi e snocciolandosi seguendo un'affollatissima lezione di Yoga, in programma sempre al Maxxi, nelle mattine del fine settimana, nello spazio antistante l'ingresso del museo. Molti "seguaci" di quella che ormai possiamo definire una setta dell'equosolidale e del biologico, con crusca integrale sempre a portata di mano, in perfetto natur-vegano style. Tutti con il proprio tappetino, convinti da un silenzioso e attento Maestro. Ma neanche un caffè, il bar è chiuso.
Si apre a mezzogiorno, si sbraccia una cameriera da dietro il bancone, intravista a malapena dietro la vetrata del portone d'ingresso, dopo aver cercato più volte e inutilmente di aprire forzando quella specie di maniglione antipanico, tanto di moda. E siamo alle 11e30. I fortunati avventori presenti dopo le 12 avranno sicuramente goduto dei cornetti ormai secchi, rimasti nel cartone del fornitore, chissà. Ma anche l'orario dell'aperitivo, o happy hour che dir si voglia, 18-21 per intenderci, viene ritenuto superfluo per i gestori del suddetto esercizio in armi al polo museale di via Guido Reni. Ormai diventato l'happening di ogni buco appena degno di chiamarsi bar, dal centro città ai Castelli romani, la scusa- ritrovo x incontrare/bere/divertirsi/socializzare (ai miei tempi si diceva rimorchiare), è il momento della giornata che tutti aspettano. No, loro chiudono alle 19, non sia mai viene qualcuno!
E per finire in bellezza, ciliegina sulla torta, libreria dell'Auditorium, sempre sab 22 giugno, pomeriggio inoltrato, quando tutti ma proprio tutti, escono a cercare un po' di fresco, pronti a comprarsi anche una muta da sub o una tenda da campeggio, pur d'ingannare la noia d'essere rimasti in città, loro che fanno? Chiudono x inventario.
Io lo farei a gennaio l'inventario, voi no?
Forse sono io che sono strana, ma al primo che mi viene a dire che non c'è lavoro, ce lo mando e con gusto. Dove?
A quel paese sì, ma non in Italia.
sabato 22 giugno 2013
venerdì 21 giugno 2013
Morto James Gandolfini, viva Tony Soprano! (di Alfonso Leto)
Mi dispiace che sia morto James
Gandolfini, il Tony Soprano dell’omonima fiction a tema mafia americana.
Mi dispiace perché era (e rimane)
un attore eccezionale, il mio attore
preferito della mia fiction preferita che, da quando è apparsa sui teleschermi, già nel 1999, era lampante la sua caratura rispetto agli altri telefilm
di specializzazione poliziesca o criminologica.
![]() |
James Gandolfini |
Già dalla sigla di apertura
filozappiana (“Woke Up This Morning" degli Alabama 3) e, via via (Elvis
Costello, i Morfine, i Cream, Otis Redding, Springsteen…) con la ricercatezza delle musiche (in tutte le puntate di
tutte le serie), si notava una cultura e una ricercatezza rare, in quel mondo seriale
di produzione; ma le storie, poi, i personaggi, l’attenta scrittura di ogni
puntata, l’interpretazione di ogni singolo attore, a cominciare da Gandolfini,
appunto, alla moglie Carmela nel film (interpretata dalla superlativa Edie
Falco), alla psicologa del boss interpretata magistralmente da Lorraine Bracco.
Veri momenti di spasso di alto livello, le sedute di Tony Soprano, di cui nessuno deve sapere perché possono essere -e lo sono- oggetto di scherno nella “famiglia”: -un mafioso che va dallo strizzacervelli e per di più donna!- Così com’è un vero e proprio tabu "invalidante", per l'organizzazione, se si viene a sapere in giro che un maschio della “famiglia”, (nell’intimità del sesso, coniugale e non) pratica il cunnilingus alla partner. Questi e altri aspetti grotteschi sparsi qui e la in una dimensione quotidiana fatta di soldi, sesso, sacrafamiglia, tradizioni della perduta patria italiana e di un cinismo senza fine: quel cinismo che manca proprio a tutti gli sceneggiati sulla mafia e perfino ai migliori ed enfatici La Piovra e Il Padrino. Ne I Soprano l’enfasi e la retorica sono banditi: si uccide verisimilmente con estrema facilità e banalità (la banalità della banalità del male). Le storie dei Soprano sono una rappresentazione fedele della balordaggine e dell’umanità dei mafiosi di grosso calibro come quelli americani e di tutti i loro sottoposti e fiancheggiatori. Guardandoli uno pensa: sono proprio così, ricchi e laidi, vivono in mezzo a noi, vanno a scuola con i nostri figli, hanno in mano le nostre città, e le mogli sono quasi sempre delle “brave signore” (non scopabili, però, nemmeno col pensiero, pena la morte in una discarica fetente) timorate di dio, angeli sempre freschi di parrucchiere nel focolare arredato di tuttopunto, trasbordante di comforts, di sogni di far laureare i figli nelle migliori università, isteriche ma servizievoli compagne del buon padre di famiglia estortore, assassino, corruttore, manager della truffa e della morte, che arriva stanco la sera, con i suoi sensi di colpa (ma non per la gente che ha ammazzato, no) per i conflitti con la vecchia madre (dal carattere impossibile) che è stato costretto a mettere in una casa di riposo di gran lusso. Tony Soprano è pronto a tutto pur di garantire questo movimentato paradiso a se e alla sua famiglia.
Veri momenti di spasso di alto livello, le sedute di Tony Soprano, di cui nessuno deve sapere perché possono essere -e lo sono- oggetto di scherno nella “famiglia”: -un mafioso che va dallo strizzacervelli e per di più donna!- Così com’è un vero e proprio tabu "invalidante", per l'organizzazione, se si viene a sapere in giro che un maschio della “famiglia”, (nell’intimità del sesso, coniugale e non) pratica il cunnilingus alla partner. Questi e altri aspetti grotteschi sparsi qui e la in una dimensione quotidiana fatta di soldi, sesso, sacrafamiglia, tradizioni della perduta patria italiana e di un cinismo senza fine: quel cinismo che manca proprio a tutti gli sceneggiati sulla mafia e perfino ai migliori ed enfatici La Piovra e Il Padrino. Ne I Soprano l’enfasi e la retorica sono banditi: si uccide verisimilmente con estrema facilità e banalità (la banalità della banalità del male). Le storie dei Soprano sono una rappresentazione fedele della balordaggine e dell’umanità dei mafiosi di grosso calibro come quelli americani e di tutti i loro sottoposti e fiancheggiatori. Guardandoli uno pensa: sono proprio così, ricchi e laidi, vivono in mezzo a noi, vanno a scuola con i nostri figli, hanno in mano le nostre città, e le mogli sono quasi sempre delle “brave signore” (non scopabili, però, nemmeno col pensiero, pena la morte in una discarica fetente) timorate di dio, angeli sempre freschi di parrucchiere nel focolare arredato di tuttopunto, trasbordante di comforts, di sogni di far laureare i figli nelle migliori università, isteriche ma servizievoli compagne del buon padre di famiglia estortore, assassino, corruttore, manager della truffa e della morte, che arriva stanco la sera, con i suoi sensi di colpa (ma non per la gente che ha ammazzato, no) per i conflitti con la vecchia madre (dal carattere impossibile) che è stato costretto a mettere in una casa di riposo di gran lusso. Tony Soprano è pronto a tutto pur di garantire questo movimentato paradiso a se e alla sua famiglia.
Per fortuna che i Soprano (per
chi volesse approfondire) possono sempre essere visti in streaming su questo benemerito sito (se non
si complica con spam e inserti vari) http://www.italiafilm.tv/telefilm/8989-i-soprano-the-sopranos-streaming-megavideo.html.
Quanto al povero James
Gandolfini, mi spiace davvero che sia morto, a cinquantun anni e proprio a Roma ( “Che
vergogna morire a cinquant’anni”, disse di se Ettore Petrolini in punto di
morte!).
Era atteso al Festival del cinema di Taormina, dove doveva partecipare a una tavola rotonda insieme al regista Gabriele Muccino. Povero James, morire per risparmiarsi Muccino: che coraggio, che abnegazione!
Era atteso al Festival del cinema di Taormina, dove doveva partecipare a una tavola rotonda insieme al regista Gabriele Muccino. Povero James, morire per risparmiarsi Muccino: che coraggio, che abnegazione!
giovedì 20 giugno 2013
mercoledì 19 giugno 2013
lunedì 17 giugno 2013
martedì 11 giugno 2013
" 7 righe" di Corinne Quadarella
Il Grande Fratello - Piccole donne
La Grande bellezza - Il Piccolo Lord
La Grande vallata - Dieci Piccoli indiani
Il Grande Gatsby - Piccoli omicidi tra amici
Grandi Speranze - Il Piccolo Principe
Il Grande Dittatore - La Piccola fiammiferaia
Il Grande Bluff - Questo Piccolo Grande Amore
La Grande bellezza - Il Piccolo Lord
La Grande vallata - Dieci Piccoli indiani
Il Grande Gatsby - Piccoli omicidi tra amici
Grandi Speranze - Il Piccolo Principe
Il Grande Dittatore - La Piccola fiammiferaia
Il Grande Bluff - Questo Piccolo Grande Amore
sabato 8 giugno 2013
"Lettera aperta a chi mi ha ipotizzato elettore di Ignazio Marino" di Fulvio Abbate
Nei
giorni scorsi ho inviato questa lettera a chi mi chiedeva di partecipare
a un evento culturale, di fatto elettorale, è bene che sia resa
pubblica.
Caro ***,
l'altro giorno al telefono ti ho detto che sarei venuto alla tua presentazione, che è, in verità, un momento politico ed elettorale, vista la presenza di Goffredo Bettini, garante di Veltroni, e di altre figure che in questi mesi hanno fiancheggiato il Pd e segnatamente Veltroni, al punto da appartenere pienamente al sistema clientelare di quest'ultimo. In verità, non ci sarò, né andrò a votare per Marino, se lo votino i Lodoli, le Lidia Ravera e tutti i signori e gli altri che in questi anni hanno usufruito di tutti i vantaggi del clientelismo dal volto umano che avete messo in atto in questa città, personalmente la mia posizione è nota e ufficiale da tempo: mai più in mio nome. Non dimentico che, sempre nei medesimi anni, istituzioni culturali che avrebbero dovuto essere inclusive hanno agito ancora una volta in termini clientelari, penso alla Casa delle Letterature e penso ad altre occasioni di democrazia perduta per la città, e ancora resterà agli atti il silenzio di tutti coloro che oggi fiancheggiano il Pd in città nei confronti della vergognosa nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del MAXXI. Così come l'uso che il tuo amico Veltroni ha fatto di Pasolini in funzione autoassolutoria.
Con amicizia
Fulvio Abbate
Caro ***,
l'altro giorno al telefono ti ho detto che sarei venuto alla tua presentazione, che è, in verità, un momento politico ed elettorale, vista la presenza di Goffredo Bettini, garante di Veltroni, e di altre figure che in questi mesi hanno fiancheggiato il Pd e segnatamente Veltroni, al punto da appartenere pienamente al sistema clientelare di quest'ultimo. In verità, non ci sarò, né andrò a votare per Marino, se lo votino i Lodoli, le Lidia Ravera e tutti i signori e gli altri che in questi anni hanno usufruito di tutti i vantaggi del clientelismo dal volto umano che avete messo in atto in questa città, personalmente la mia posizione è nota e ufficiale da tempo: mai più in mio nome. Non dimentico che, sempre nei medesimi anni, istituzioni culturali che avrebbero dovuto essere inclusive hanno agito ancora una volta in termini clientelari, penso alla Casa delle Letterature e penso ad altre occasioni di democrazia perduta per la città, e ancora resterà agli atti il silenzio di tutti coloro che oggi fiancheggiano il Pd in città nei confronti della vergognosa nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del MAXXI. Così come l'uso che il tuo amico Veltroni ha fatto di Pasolini in funzione autoassolutoria.
Con amicizia
Fulvio Abbate
venerdì 7 giugno 2013
Invito alla lettura: “È l’Europa che ce lo chiede!- Falso!” (di Alfonso Leto)
Il piccolo ma
insidioso libro di Luciano Canfora smonta pezzo per pezzo il tabù dell’europeismo d’accatto, curiosamente
condiviso sia dalla sinistra europea che dall’internazionale capitalista; ma la critica è lucida, tridimensionale, non quella xenofoba e idiota di una
destra cieca e piccoloborghese. Conviene leggerlo!

Quale è il partito d'opposizione che non sia stato tacciato di comunista
dai suoi avversari che si trovano al potere?...»
Parafrasando il celebre incipit del “Manifesto” di Karl Marx, potremmo
dire di e con un libro di Luciano Canfora: “Uno spettro si aggira per la cultura
europeista della sinistra - lo spettro dell'euroscetticismo. Tutte le
potenze della vecchia Europa, la Merkel e Draghi, Monti e Hollande, Letta e Van
Rompuy…. etc.,
etc., etc.... Qual’è il partito di opposizione che non sia stato
tacciato dell’infamante accusa di antieuropeismo dai suoi avversari che si
trovano al potere?”
E possiamo anche chiederci: quale intellettuale
o
economista o esperto politologo
dell’area della sinistra o progressista, in ogni parte del mondo occidentale (Stati
Uniti compresi) che si sia permesso di muovere critiche o esprimere motivati
dubbi sui vantaggi dell’Europa (non solo per i mercati e gli speculatori) o
promuovere cambiamenti
sostanziali del processo d’integrazione
comunitaria, specialmente nell’ambito economico e fiscale, non sia stato
tacciato dall’infamante accusa di di antieuropeismo (o euroscetticismo)?
Il piccolo ma efficacissimo
saggio di Canfora, ha il dono di fare comprendere a noi sudditi comunitari, ma
soprattutto a noi libertari o aspiranti/sedicenti tali, sempre attivi nella
critica al sistema, specie quando questo sistema lede la nostra stessa
sopravvivenza, che l’Europa non è e non può essere un dogma inattaccabile. Già
che i dogmi, in quanto tali, in un
aspirante libertario, fanno venire la voglia insopprimibile di munirsi di armi
di sfondamento in quanto, ogni dogma nella sua regalità o santità, nasconde sempre più
infime e pericolose motivazioni, figuriamoci il dogma politico che nasconde
in se il dogma economico di una egemonia neocapitalistica europea che sta
macinando giorno dopo giorno l’autonomia politica e democratica dei singoli
stati e dei suoi cittadini in nome di un principio d’integrazione europea i cui
risultati attuali dimostrano la scarsità di benefici e l’inefficienza delle
istituzioni comunitarie davanti alla crisi economica e finanziaria.
Leggendo
il libro di Canfora, edito già un anno fa ma molto letto ancora oggi, si coglie
tutta l’energia di una analisi calcabile sui fatti che si stanno verificando
oggi sotto i nostri occhi sempre più increduli, prima e dopo le elezioni della
scorsa primavera incluso l’attuale
governo-Letta, che è stato già pre-letto nella sfera di cristallo dell'autore.
Canfora ne preconizza lucidamente l’incedere dei fatti (in 7 mosse) che poi sono quelle che oggi determinano ciò che lui chiama la nascita di un «partito della nazione », l'impalcatura eurocompatibile, su cui si costruisce l'eurozona; in altri termini tutti quei governi della solidarietà nazionale “a norma CEE” che costituiranno il presente e il futuro di ogni stato-membro d'Europa e a cui pare ci dobbiamo rassegnare se non vogliamo essere tacciati del peccato civile e politico (quasi sovversivo) di antieuropeismo=agnosticismo rispetto alla teologia politica di questa Europa.
Canfora ne preconizza lucidamente l’incedere dei fatti (in 7 mosse) che poi sono quelle che oggi determinano ciò che lui chiama la nascita di un «partito della nazione », l'impalcatura eurocompatibile, su cui si costruisce l'eurozona; in altri termini tutti quei governi della solidarietà nazionale “a norma CEE” che costituiranno il presente e il futuro di ogni stato-membro d'Europa e a cui pare ci dobbiamo rassegnare se non vogliamo essere tacciati del peccato civile e politico (quasi sovversivo) di antieuropeismo=agnosticismo rispetto alla teologia politica di questa Europa.
Ecco, tra le 7 mosse di questo processo ben
descritto da Canfora, iniziatosi con l'abrogazione “del principio proporzionale
(…) in omaggio alla religione idolatrica del bipolarismo”, la sesta mossa di un
processo che abbiamo visto consumarsi sotto i nostri occhi, prima con il
governo Monti e ora proprio con la nascita del governo Letta:
« A questo punto i teorici del “superamento” della distinzione
destra/sinistra in quanto concetto obsoleti possono esultare. E difatti
esultano. É impressionante che, in Italia, inconsapevoli della gaffe lessicale,
alcuni si dispongono addirittura a dar vita a un “Partito della Nazione” (il
partito fascista si chiamò per l'appunto “nazionale”, e “nazionali” erano detti
i seguaci di franco, mentre “socialista-nazionale” era il partito del Fürer)»
La settima mossa espone «gli effetti della progressiva assimilazione
tra i due poli culminata nella “coesione”» e cioè « il non-voto di coloro che
non si riconoscono nella melassa». E Canfora aggiunge: «Ma questo non preoccupa l'ormai coesa élite, (…) anzi gioisce
ulteriormente perchè si può sperare di raggiungere i record delle cosidette
“grandi democrazie” dove- come negli USA- vota meno della metà degli aventi
diritto. Anzi i più sfacciati dicono che il non-voto è un segno di maturità della
democrazia».
Da questo lampante capitolo centrale del
libro, Canfora ci espone cosa mai sia questo Partito della Nazione e nel
leggerlo vediamo apparire come evocati da una forza di analisi tridimensionale
i volti e le situazioni della miserevole politica italiana, senza risparmiare
colpi a destra, al centro e a sinistra, e a scanso di equivoci differenziandosi
molto, nell'analisi, da altre visioni antieuropee quali quelle della Lega Nord
o di altre formazioni o derive governate da una visione xenofoba e
qualunquistica.
«L'ideologia dichiarata defunta,
ritorna in forme impreviste e alquanto fatue» – continua l'autore - «come
ideologia dell'Europa, come valore in se! L'”europeicità” è diventata la nuova
ideologia, soprattutto presso la ex sinistra. Qui alligna oramai sempre più
spesso il monito intimamente compiaciuto e pensoso: “Ce lo chiede l'Europa!” Un
tale ritornello che serve a tappare la bocca a qualunque rilievo critico».
Nella sua analisi Canfora pone la
questione della tanto osteggiata svalutazione
dell'euro come possibile soluzione alla crisi, ma sappiamo bene dice il filologo che la Germania è ostile a
questo provvedimento in quanto “dalla situazione attuale ha solo vantaggi in
quanto “L'eurozona è il suo mercato” e una svalutazione dell'euro l “la
detronizzerebbe dalla sua posizione dominante. Ma non è un motivo sufficiente
per rinunciarvi, conclude nel capitolo intitolato “Come uscire vivi dalla
morsa” “I sudditi hanno pur diritto di alzare la testa”.
E qui Canfora pone l'argomento
di un'altra ostilità forte alla svalutazione dell'euro proveniente dai centri
di potere statunitensi (cioè la Trilateral) che vedrebbero il pericolo di una
concorrenzialità delle nostre merci e sulla ripresa della nostra economia in
ginocchio. Dunque, siamo certi che anche
in Europa non vi siano uomini preposti al compito di impedire misure di tal
genere?
Il testo prosegue con altri
capitoli che delineano anche uno scenario di progressiva uscita (non solo del
nostro Paese) da un sistema tutto forgiato sugli interessi di una nuova Internazionale del
capitalismo che richiede da parte di noi tutti una re-visione di quel
sistema politico, culturale, infine economico, nato come sistema liberatorio di
crescita e di libertà dei popoli, si sta trasformando sopra le nostre teste
come un vero e proprio ritorno alla schiavitù in virtù del fatto che «la crisi, rapida in fine, dei sistemi politico-sociali detti del
socialismo reale, ha ridato fiato in modo spettacolare al mito dell’eternità
del capitalismo».
Insomma, un libro istruttivo e intimamente,
esplicitamente eversivo rispetto alla nuova dittatura economica e mentale che
si chiama Europa, nuovo tabu intoccabile del nostro tempo al quale pare non c’è
modo di sottrarsi, a meno che il ciclico errore antico di ogni tirannia
(antica, moderna e contemporanea) non abbia tenuto in conto della
raccomandazione di “non mettere nello
stesso luogo schiavi che parlano la stessa lingua, onde evitare che si
coalizzino e si ribellino”.
Buona lettura.
“È l’Europa che ce lo
chiede!- Falso!”-
Luciano Canfora ed. Idòla-Laterza,
pagg. 80- Euro, 9,00 “
Alfonso Leto
giovedì 6 giugno 2013
mercoledì 5 giugno 2013
"LA TRANSEUCARESTIA" di Alfonso Leto
LUXURIA, BAGNASCO E LA TRANSEUCARESTIA
Ai funerali di don Gallo, l’immagine di
Vladimiro Guadagno, che pure avendo scelto di chiamarsi col nome di uno dei
sette peccati capitali, ostinatamente in coda a guadagnarsi il pasto
eucaristico per mano del cardinale Bagnasco (messo davanti al fatto compiuto) suscita
in me – ateo – un’impressione tale che mi chiedo se prima di fare la comunione,
Luxuria, abbia letto attentamente istruzioni, posologia ed effetti collaterali.
![]() |
Alfonso Leto. "ORAL"(II vers.) olio su tavola. 2005 |
Hai
voglia di espiare? Espia, Vladimir: per me può anche valere la massima di
Rasputin che dice: “Peccate, fratelli, perché senza peccato non c’è espiazione
e senza espiazione non c’è assoluzione, dunque peccate più che potete"; ma dico pure che se un sacerdote ha
assolto i tuoi “peccati” si è dimenticato di non assolvere il tuo nome che per sua stessa ammissione è la persona
fatta peccato e il peccato fatto persona. Qualcosa non ha funzionato nelle
procedure, ammettiamolo. Almeno Almodovar nel suo “L’indiscreto fascino del
peccato” ha avuto più fantasia a chiamare le inquiete religiose Suor Derelitta,
Suor Maltrattata da tutti, Suor Topa, suor Perduta.
Francamente
questa insistenza di tanti gay, transgender, e lesbiche, etc. ad accedere ai
sacramenti della chiesa cattolica lo trovo un fatto molto curioso, e che per me
non depone tanto a favore del loro status e del loro legittimo desiderio
religioso (che non m'importa mettere in discussione) bensì della loro pretesa
di inventarsi un dio a loro immagine e somiglianza e di andarselo a covare
giusto-giusto nel ventre della chiesa cattolica apostolica romana, proprio
quella che li ha odiati per duemila anni (se ci mettiamo solo l'era cristiana) fino ai nostri giorni, e trattati
come merde, al disotto della sentina da gettare nella Genna, dalla sacra Bibbia
fino ad ogni codicillo morale applicato al nuovo Testamento.
Che molti
di loro insistano nel delegare proprio la chiesa cattolica a far da tramite "istituzionale" e spirituale
con dio e da essa essere per forza
riconosciuti lo trovo assai penoso. Così
come ho trovato penoso per il senso teologico dell’eucarestia che dalle mani
del cardinale Bagnasco un’ostia consacrata sia finita nella bocca di una
persona, rispettabilissima quanto si vuole, che pur chiamandosi Vladimiro
Guadagno abbia deciso di chiamarsi Luxuria.
Le cose sono due: o non c’è più religione oppure avrà ragione Woody
Allen quando dice che "Dio è gay e fa l'arredatore".
Io
opto per la seconda ipotesi senza alcun problema, ma quel tuo nome, cara
Vladimir Luxuria, - ne converrai con me - se leggi meglio indicazioni, posologia
ed effetti collaterali, ti accorgi che è controindicato all’assunzione
dell’eucarestia. In nome di Dio, pensaci.
Alfonso Leto
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